FC Inter 1908 News Interviste Il figlio di Mazzola: "Amava Ronaldo e Lautaro. Del Toro mi diceva sempre: 'Questo è...'"

Il figlio di Mazzola: "Amava Ronaldo e Lautaro. Del Toro mi diceva sempre: 'Questo è...'"

Marco Macca
Alessandro Mazzola, figlio di Sandro Mazzola, leggenda dell'Inter scomparsa ieri, ha condiviso un affettuoso e commosso ricordo del padre

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Alessandro Mazzola, figlio di Sandro Mazzola, leggenda dell'Inter scomparsa ieri, ha condiviso un affettuoso e commosso ricordo del padre. Ecco le sue parole:

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Sandro, come sono stati gli ultimi momenti?

�Purtroppo eravamo preparati, anche se non puoi mai esserlo fino in fondo. Ero tornato a casa dopo aver dormito da mio padre per due notti. Nella serata di venerdì mi ha chiamato mia sorella: “Corri, corri”. Il tempo di arrivare e capire, la malattia era ormai alla fase conclusiva. Posso dire che non ha mai sofferto, si è spento dormendo».

Da quel momento che cosa è successo?

�Un’invasione d’amore e di rispetto, perché era rispettato e non solo amato. Messaggi da tutto il mondo. L’affetto dei tifosi dell’Inter potevo immaginarlo, quello dei rivali acerrimi no. Perfino di Luciano Moggi, che non ho mai visto. A quel punto capisci che cosa ha rappresentato per tutti. Mi hanno emozionato le parole di Gianni Rivera: più che un rivale, è l’altra metà della mela. Loro sono Milano, ma anche l’Italia. Hanno sempre avuto bisogno l’uno dell’altro e si sono voluti bene».

E l’Inter, invece, che cos’era?

�La vita, l’amore più grande, l’identità profonda. In queste ore abbiamo sentito nerazzurri di oggi e di ieri: Marotta, Ausilio, Bergomi, Ferri, Bedin, Altobelli e tanti altri legati alla sua storia. Adesso tiferà Inter anche da lassù, avrà visto Roma-Inter e avrà esultato con il suo Lautaro».

Quali gol si terrà sempre dentro?

�Certe immagini le abbiamo viste e riviste insieme. Il famoso gol contro il Vasas, quando scartò tutti: raccontava che i compagni urlavano “Tira, tira”, ma lui non tirava mai. Poi quello in Nazionale contro la Svizzera: sei palleggi senza far cadere il pallone e oplà. Le due reti al Real sembrano facili, ma non lo sono: c’erano qualità e rapidità di un giocatore unico. Lo ha aiutato anche non aver avuto grossi infortuni in carriera, a differenza del suo campione preferito…».

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Chi era?

�Per Ronaldo perdeva il senno. Tornava a casa dopo gli allenamenti e mi raccontava: “Oggi guardavo il Fenomeno e pensavo che avrebbe fatto quella finta lì. Invece ogni giorno se ne inventa una diversa, a una velocità impossibile”. Papà mi ha sempre ripetuto che è l’allenamento a fotografare davvero un giocatore, ma Ronaldo faceva le stesse cose anche in partita».

Su chi poggia oggi questa grande eredità interista?

�Non serviva la doppietta di Roma per dire Lautaro. Lo ha conosciuto e apprezzato fino all’ultimo. Gli piaceva lo spirito e diceva: “Questo è un capitano vero”. Una delle ultime volte alla Pinetina gli chiese: “Ma tu come li tieni a bada i ragazzi?”, cioè i compagni. Lautaro rispose: “Se devo riprenderli, non mi faccio problemi”. Ecco, papà amava questo, il suo carattere. E poi Lautaro è semplice, umile, per questo un po’ Mazzola. Ma vorrei che tutto il calcio tornasse a essere proprio Mazzola, ma anche Rivera, Riva, Facchetti, Zoff…».

(Fonte: La Gazzetta dello Sport)

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