Inter, Marotta: "No spese folli ma con Oaktree piena condivisione. Nuovo stadio fondamentale"
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Intervistato da Rete Italia e Il Globo TV alla vigilia della partenza dell'Inter per la tournée in Australia, Beppe Marotta, presidente nerazzurro, ha rilasciato queste dichiarazioni:
Marotta
"L’arrivo in Australia è motivo di grande orgoglio. Questa tournée rientra nelle attività che contribuiscono a diffondere il nostro marchio nel mondo, ma soprattutto ci permette di entrare in contatto con un continente dove sappiamo essere presente una comunità di tifosi molto appassionata. Giocare a Perth è anche una forma di riconoscenza verso chi continua a seguirci e ad amare questi colori pur vivendo così lontano dall’Itali. Ci chiamiamo Internazionale e vogliamo essere protagonisti anche fuori dai confini italiani. Occasioni come questa servono a rafforzare i rapporti con i nostri tifosi, ma anche a consolidare la presenza del club in mercati strategici come quello australiano. I tifosi presenti qui? La nostra presenza è il modo migliore per ringraziarli dell’affetto che ci dimostrano ogni giorno. Vogliamo regalare emozioni, ma soprattutto continuare a trasmettere quei valori che fanno dell’Inter qualcosa di più di una squadra di calcio. L’Inter è una comunità, una famiglia, e i nostri tifosi in Australia ne fanno pienamente parte".
"Le aspettative sono quelle di sempre. L’Inter partecipa a ogni competizione con l’obiettivo di ottenere il massimo. Siamo una società abituata a vincere, ma dietro ogni vittoria ci sono passione, fatica, cultura del lavoro e senso di appartenenza. Un grande manager mi ha insegnato che il presidente ha due diritti fondamentali: scegliere le persone con cui lavorare e impostare i valori sui quali costruire il club. Sono questi i principi che guidano ogni decisione. Con la nuova proprietà, che è sempre presente in modo anche silenzioso, abbiamo trovato una piena condivisione di questa visione e abbiamo potuto avviare anche progetti importanti, nell'ambito della ristrutturazione dell'impiantistica, quello del nuovo stadio, che rappresenta un passaggio decisivo verso un’Inter sempre più moderna".
Marotta Chivu
"Negli anni Ottanta e Novanta, la Serie A rappresentava il punto di riferimento del calcio mondiale. Oggi gli equilibri sono cambiati e il divario economico con campionati come la Premier League è evidente. Non possiamo pensare di colmare questa distanza con spese folli. La nostra risposta deve essere diversa: creatività, competenza e motivazione. L’idea che chi spende di più vinca automaticamente non appartiene allo sport. Si compete costruendo un patrimonio di valori, valorizzando il lavoro del management, degli allenatori, dello staff tecnico e dei giocatori".
"Il nostro club non rappresenta soltanto un fenomeno calcistico, ma anche un fenomeno sociale. Attraverso il calcio contribuiamo a formare gli uomini di domani. I ragazzi devono imparare non soltanto a giocare, ma anche a capire cosa significhi vincere e cosa significhi perdere. Vogliamo mettere delle bandierine dove prima non c’erano. Naturalmente speriamo di scoprire anche i campioni del futuro, ma il nostro obiettivo è soprattutto trasmettere valori, creare radici e costruire un legame stabile con un continente che dimostra un grande entusiasmo nei confronti dell’Inter".
"Esistono ancora le bandiere? Purtroppo no, perché una volta c'erano i grandi capitani che iniziavano la loro vita calcistica nei settori giovanili del club. E la finivano proprio quando ormai fisicamente non la reggevano più. Oggi c'è un cambiamento continuo di giocatori, un trasferimento dietro l'altro. E questo purtroppo è condizionato certamente dal dio denaro. E magari dal fatto che anche alcuni agenti e alcuni procuratori stimolano questi questi continui cambiamenti di squadra, e questo chiaramente cozza un pochino, va in contrasto con quel concetto e quel valore di cui parlavamo prima, che è il senso di appartenenza. È difficile trovare giocatori che oggi iniziano un'attività e la finiscono nello stesso club. Purtroppo è una realtà del calcio di oggi che, da una parte, porta a delle innovazioni e dei vantaggi, dall'altra, perde quel romanticismo che era una caratteristica fondamentale del calcio degli anni 80 e 90".
"Nuovo stadio? Uno stadio rappresenta tante cose. Innanzitutto è la casa del tifoso, quindi dà, come dicevo prima, rafforza quello che è. un senso di appartenenza. Uno stadio significa giocare nella propria casa, tra i propri affetti. Tra un pubblico che sicuramente è molto vicino in senso emotivo, e quindi questa era una delle prime esigenze. La seconda era quella anche di garantire crismi di sicurezza, di ospitalità, di comfort che oggi San Siro purtroppo per l'età che ha non può garantire. E da ultimo credo anche che possa essere anche generatore di ricavi. Possa generare ricavi che sono indispensabili per creare e per raggiungere quell'obiettivo di sostenibilità che oggi è l'elemento fondamentale per dare continuità, per dare storia ai nostri club, ai club come l'Inter che come ben sapete esiste dal 1908. Oaktree, con grande saggezza, con grande lucidità ha predisposto assieme al Milan anche un investimento miliardario proprio per cercare di arrivare a questo obiettivo che rappresenta, come detto prima, un contenitore di tanti valori, ma rappresenta oggi anche una necessità".
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