FC Inter 1908 News Interviste Inzaghi: "Inter? Bilancio era vicino al collasso, ma fu quasi miracolo sportivo. La gara che rigiocherei..."

Inzaghi: "Inter? Bilancio era vicino al collasso, ma fu quasi miracolo sportivo. La gara che rigiocherei..."

Daniele Vitiello
L'ex allenatore dell'Inter ha parlato dei suoi anni nella Milano nerazzurra e non solo in una intervista emersa in queste ore

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Simone Inzaghi ha lasciato un'eredità importante all'Inter. Su questo non c'è dubbio, nonostante l'amarezza giustificata per come si è conclusa la lunga parentesi nerazzurra dell'attuale tecnico dell'Al-Hilal. Giunto ormai al secondo anno della sua avventura in Arabia, rimane concentrato sul presente, come ribadito da lui stesso nell'intervista rilasciata a Il Giornale.

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Queste alcune delle sue considerazioni: «Il futuro può aspettare. Qui ho tutto e voglio dare tutto a questo club. L’anno scorso siamo stati l’unica squadra imbattuta al mondo, quest’anno vogliamo alzare nuovi trofei. L’Italia è nel mio cuore, l’Europa sarebbe un grande stimolo. Il mio inglese è migliorato molto, la lingua non sarebbe un ostacolo».

Fosse possibile, delle 217 partite sulla panchina dell’Inter, quale vorrebbe rigiocare?

«La finale di Istanbul, meritavamo di più. Siamo andati vicino a un miracolo sportivo contro la squadra più forte dell’ultimo decennio».

Chi la criticava, sosteneva che lei conoscesse un solo modo per giocare a calcio. Va a Riad e passa subito alla difesa a 4, anzi ci torna, visto che alla Lazio aveva cominciato in quel modo.

«Il sistema dipende dai giocatori che hai, sempre. E le critiche per le sostituzioni dei giocatori ammoniti, allora? Ho cominciato a farle nel 2018, ora mi pare che le facciano quasi tutti. Giocare 10 contro 11 con l’intensità odierna equivale a mezza partita persa, ne ho parlato con molti colleghi e tutti la pensano come me».

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A proposito, qual è l’allenatore con cui si confronta di più?

«Ho tanti amici, buona confidenza anche con Guardiola e Luis Enrique, ma ovviamente il rapporto con mio fratello è speciale. Lui guarda le mie partite e io le sue. E poi ci scambiamo le impressioni al telefono. Filippo ha stabilito un grande rapporto con Palermo e con il club. Speriamo che quest’anno ce la faccia».

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Inter grande favorita?

«Sulla carta sì, ma poi c’è il campo. e le squadre competitive sono molte, dal Milan, al Napoli, dalla Juventus alla Roma e al Como».

Cosa pensa quando vede che oggi l’Inter può permettersi di prendere 3 calciatori dalla Premier League? Il club non spendeva così tanto dagli anni di Conte. Solo con lei in panchina hanno tirato la cinghia.

«All’Inter ho vissuto 4 anni meravigliosi. Abbiamo vinto 6 trofei, giocato 2 finali di Champions e siamo rimasti sempre competitivi, anche in un periodo nel quale il club doveva essere molto attento sul mercato. La dirigenza è stata bravissima, risanando un bilancio vicino al collasso e a me non hanno mai nascosto nulla. Non ho mai vissuto queste difficoltà come un alibi, sono stati uno stimolo. Abbiamo costruito, fatto crescere giocatori, creato valore e dato all’Inter una mentalità ancora più forte».

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L’attuale momento della Lazio che sensazione le suscita?

«Tristezza, spero che si esca presto da questa situazione difficilmente sostenibile. I tifosi che non vanno allo stadio sono i primi a soffrirne. Conosco bene l’ambiente: sono arrivato alla Lazio a 23 anni e ne ho trascorsi lì 22, anche se è stato quasi un caso».

In che senso?

«Nell’estate del ’99, dopo i 15 gol in A col Piacenza, feci le visite mediche al Milan, ma non mi presero perché il dottor Meersseman disse che la mia schiena aveva una predisposizione agli infortuni. Non lo sapevamo, ma purtroppo aveva ragione, visto che a 28 anni già non ero più io, proprio per la schiena. Potevo diventare milanista 2 anni prima di Filippo, invece andai alla Lazio. E vinsi subito lo scudetto, fui capocannoniere in Champions. Le mie soddisfazioni me le sono tolte».

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