L'Inter vista dai numeri: l'analisi di Arianna Venegoni
I numeri raccontano il calcio più di quanto sembri. Ne abbiamo parlato con Arianna Venegoni di sitiscommesse.com, che da anni segue il betting sportivo con un taglio divulgativo, per leggere la stagione dell'Inter attraverso quote e probabilità.
Partiamo dalla base. Quando vediamo una quota accanto a un Inter-Juventus, cosa stiamo guardando davvero?
“Una probabilità travestita da numero. Se il mercato dà l'Inter favorita intorno a 1,80, sta dicendo che assegna alla vittoria nerazzurra una probabilità vicina al 55 per cento. Più la cifra è bassa più l'evento è considerato probabile, più è alta meno lo è. C'è poi una parte che il pubblico tende a ignorare, il margine dell'operatore, che corregge sempre un po' la quota e fa sì che non rispecchi mai la probabilità pura. Leggere una quota vuol dire fare questa traduzione, dal numero alla probabilità che ci sta dietro.”
Quindi "Inter favorita" non significa Inter già vincente.
“Esatto, ed è l'equivoco più comune. Favorita vuol dire soltanto che il mercato la ritiene l'esito più probabile, non che la partita sia decisa. Una quota a 1,50 racconta comunque un buon 30 per cento di possibilità che le cose vadano diversamente, e nel calcio quel 30 per cento si vede eccome. Il favorito vince la maggior parte delle volte, non tutte, ed è proprio in quello scarto che sta il senso di una partita.”
Cosa muove una quota nella settimana che precede il derby o una notte di Champions?
“Soprattutto tre cose. Le notizie di formazione, perché un titolare che recupera o che dà forfait cambia gli equilibri attesi. Il flusso delle giocate, visto che quando in tanti si muovono nella stessa direzione l'operatore ritocca i numeri per riequilibrare. E i dati di campo, la forma del momento, gli scontri diretti, il calendario, le energie spese in coppa. Una quota di lunedì e la stessa quota di sabato pomeriggio raccontano spesso due storie diverse.”
Un'assenza pesante, un attaccante che salta la partita, quanto sposta le cose?
“Dipende da quanto pesa quel giocatore nel gioco della squadra. Perdere un terminale offensivo che garantisce un certo numero di gol può alzare in modo sensibile la quota della vittoria e abbassare quella del pareggio. Su una big come l'Inter, che ha una rosa profonda, l'effetto è di solito più contenuto rispetto a una squadra che dipende da un singolo uomo. Il mercato lo sa e reagisce di conseguenza, raramente in modo drastico quando l'alternativa in panchina è di livello.”
Nel lungo periodo, le quote antepost per lo scudetto o per il passaggio del turno come vanno lette?
“Sono mercati a lunga scadenza e vanno presi per quello che sono, una fotografia che si aggiorna di continuo. La quota scudetto dell'Inter di agosto e quella di febbraio possono essere lontanissime, perché incorporano via via i risultati, gli infortuni, il mercato di gennaio. È un termometro delle aspettative più che una previsione secca. Conviene leggerle guardando il movimento nel tempo, non il singolo numero di giornata, perché è la direzione a dire come il mercato sta cambiando idea sulla squadra.”
C'è differenza tra quello che dicono i dati e quello che sente il tifoso?
“Spesso enorme, ed è normale. Il tifoso ragiona con il cuore e con l'ultima partita che ha visto, dà un peso fortissimo alla gara più recente e fatica a essere obiettivo sulla propria squadra. I modelli che stanno dietro alle quote invece lavorano sui grandi numeri e non hanno simpatie. È il motivo per cui a volte un risultato ci sembra clamoroso mentre il mercato lo aveva messo nel conto da settimane.”
Le quote sbagliano mai?
“Continuamente, se per sbagliare intendiamo che il favorito perde. Ma è un fraintendimento. Una quota non predice il futuro, stima una probabilità. Se un esito dato al 70 per cento non si verifica non vuol dire che la stima fosse sbagliata, vuol dire che si è realizzato quel 30 per cento che era comunque previsto. Sul singolo evento può succedere di tutto, è sulla lunga serie di partite che la bontà delle quote si misura davvero.”
Una piazza enorme come l'Inter influenza le quote più di altre squadre?
“Il seguito conta. Sulle big molto tifate si concentra un volume di interesse altissimo, e questo a volte comprime un po' la quota della vittoria rispetto a quanto direbbero i soli numeri. È un effetto noto, l'entusiasmo del pubblico che si riversa su pochi nomi. Sulle squadre meno seguite invece il valore resta più aderente ai dati. Per chi guarda i numeri con freddezza è proprio sulle grandi piazze che serve più attenzione a distinguere il merito sportivo dal rumore di fondo.”
Il fattore campo a San Siro pesa ancora, nell'epoca dei dati?
“Pesa, anche se meno di un tempo. Storicamente giocare in casa vale qualcosa in termini di probabilità, e i modelli lo incorporano da sempre. Con il pubblico delle grandi notti europee quel vantaggio si sente di più, su altre gare meno. Resta un ingrediente reale ma non decisivo, uno dei tanti pesi che entrano nel calcolo. Pensare che basti il campo a ribaltare un divario tecnico è uno degli errori di lettura più frequenti.”
Cosa non riescono a dirci le quote?
“Tante cose, e vale la pena ricordarlo. Non leggono la testa di una squadra, la tensione di una vigilia particolare, una motivazione fuori dal comune. Non sanno dell'episodio singolo, dell'arbitraggio, del rimbalzo che cambia la partita. Danno la cornice probabilistica, non il film. Per questo i numeri andrebbero usati per capire meglio ciò che si guarda, mai come una promessa. Il margine di imprevedibilità è esattamente la parte che nessuna tabella riesce a contenere, e nel calcio è quasi sempre la più bella.”
Un consiglio a chi vuole seguire l'Inter anche attraverso i numeri?
“Usare i dati per capire, non per illudersi. Le quote, gli scontri diretti, i rendimenti in casa e fuori sono ottimi strumenti per guardare una partita con più consapevolezza e cogliere il valore reale di una squadra al di là della pancia. Il numero però è un punto di vista in più, non l'ultima parola. Va preso con misura, sapendo che il bello dello sport sta proprio in quel che sfugge a ogni previsione.”
Giovanni Montopoli, FC Inter 1908
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