Luis Henrique rilancia: "Non sono qui per fare la comparsa! Credo in me e con l'Inter voglio..."
Intervistato da Folha, il brasiliano parla del cambio di ruolo e cosa ha imparato in nerazzurro
In una intervista a Folha, Luis Henrique ha parla del cambio di ruolo. Un cambio di ruolo che lo obbliga a difendere di più, non semplice per lui che in passato ha giocato anche come esterno d'attacco. Il brasiliano ha dovuto studiare molto per calarsi nel 352 di Chivu.
Nel 3-5-2 dell'Inter hai giocato come esterno destro a tutta fascia. Com'è stata quest'esperienza?
"Ottima esperienza, un grande apprendimento. È un ruolo che richiede molto sia fisicamente che in termini di concentrazione, perché devo dare una mano in fase difensiva, senza però perdere le mie caratteristiche offensive. Mi piace avere la libertà di attaccare, sfruttare la mia velocità, cercare le situazioni di uno contro uno e avvicinarmi all'area. Sono sempre stato un giocatore più offensivo, quindi mi piace essere coinvolto nelle azioni d'attacco. Sto comprendendo sempre meglio il ruolo dell'esterno e credo che questo mi stia aiutando a crescere come giocatore".Cosa deve imparare un giocatore per passare da una posizione offensiva a un ruolo che richiede una responsabilità difensiva significativamente maggiore?
"La cosa più importante è essere disposti a imparare. Quando si cambia ruolo, bisogna capire che non si tratta solo di correre di più o di marcare con grande intensità. C'è un intero aspetto tattico, che riguarda il posizionamento, la copertura e la lettura del gioco. Bisogna sapere quando pressare, quando chiudere in area e quando si può passare all'attacco. Per me, è stato fondamentale ascoltare gli allenatori e i compagni di squadra e capire di cosa la squadra ha bisogno da me".Cos'ha insegnato il calcio italiano che il calcio brasiliano e quello francese non ti hanno insegnato?
"Ogni paese mi ha insegnato cose diverse. In Brasile ho imparato molto sulla creatività, l'improvvisazione e un modo di giocare più naturale. In Francia ho sperimentato uno stile di calcio molto intenso, fisico e veloce. In Italia sto imparando molto sulla tattica. Qui c'è una grande attenzione al posizionamento, allo spazio e alla lettura di ogni momento della partita. È uno stile di calcio in cui il giocatore deve essere sempre concentrato e capire molto bene cosa succede in campo. Questa esperienza mi sta aiutando a vedere il gioco in modo più completo".Non sei mai stato convocato nella nazionale brasiliana.
"La nazionale è un obiettivo. Ogni giocatore brasiliano che raggiunge questo livello sogna di indossare la maglia della nazionale. Seguo i giocatori di questo gruppo e so che c'è molta qualità. Nell'ultima convocazione sono stati chiamati Wesley e Matheuzinho [terzini destri], e so che sono grandi giocatori. Ogni giocatore ha le sue caratteristiche, e io devo concentrarmi sullo sviluppo delle mie. Ho la mia velocità, la mia forza negli uno contro uno, la mia capacità di attaccare gli spazi, e ora sto lavorando molto anche su questo aspetto del recupero difensivo e sul giocare in un ruolo più completo. Se riesco a essere costante e ad aiutare l'Inter, credo che l'opportunità possa arrivare".Perché per i brasiliani è così difficile brillare in Europa come facevano 20 o 30 anni fa?
"C’è una concorrenza molto forte nei grandi club europei e arrivano sempre più giocatori preparati da tanti Paesi. Ma il brasiliano continua ad avere grande qualità e a essere protagonista nei grandi club. Io non penso di essere venuto in Europa per fare la comparsa. Ho ambizione e voglio conquistarmi il mio spazio. Credo nelle mie caratteristiche e nel mio potenziale. Voglio diventare sempre più importante per l’Inter».(Folha)
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