FC Inter 1908 News Interviste Maaroufi: "L'esordio con l'Inter, le accuse di terrorismo. Mi mancò la pazienza. Ausilio mi disse..."

Maaroufi: "L'esordio con l'Inter, le accuse di terrorismo. Mi mancò la pazienza. Ausilio mi disse..."

Fabio Alampi
L'ex centrocampista marocchino debuttò in nerazzurro a 17 anni, ma la sua carriera non ha preso la piega sperata

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Considerato uno dei migliori talenti di tutta Europa, tanto da debuttare con l'Inter a soli 17 anni dopo aver fatto faville nei settori giovanili di Anderlecht e PSV Eindhoven, Ibrahim Maaroufi non è riuscito a rispettare le attese, cambiando una squadra dopo l'altra e finendo anche in carcere con l'accusa di terrorismo per uno scambio di identità. L'ex centrocampista marocchino ha ripercorso la sua carriera durante un'intervista concessa a So Foot: "Arrivai all'Inter a 17 anni, e sono partito subito in ritiro con la Prima Squadra. Era il periodo della Coppa del Mondo 2006. I francesi, i brasiliani e gli italiani non erano ancora arrivati. C'era Zlatan, però… Non era come appare davanti alle telecamere. L'ho conosciuto, era come un ragazzino. In realtà, aveva capito tutto, vedeva il futuro. Ho l'impressione che avesse già intuito l'avvento dei social network, l'arte della battuta a effetto, e così via. È per questo che è diventato una stella di tale portata. Chi mi ha aiutato di più è stato Olivier Dacourt: sa essere un mentore, indicarti la strada giusta, ma sa anche essere un burlone, un vero amante della vita. Ci siamo sentiti non molto tempo fa. Anche Adriano: è in Brasile, se la gode, vive tranquillo. È sempre stato così, anche lui era un personaggio unico. Quando calciava le punizioni in allenamento, non c'era mai la barriera: nessuno voleva mettersi lì, specialmente con 5 gradi sotto zero. Maxwell è una persona squisita, di una gentilezza infinita. Anche Figo era molto simpatico. Patrick Vieira mi ha insegnato molto sul posizionamento, visto che entrambi giocavamo come centrocampisti difensivi".

"Volevo prendere il posto di Vieira, ma ero giovane. Sapevo che lui era a fine carriera. «Chi è Vieira? Io voglio giocare». Eppure stiamo parlando di una leggenda dell'Arsenal, della nazionale francese, un campione del mondo… A volte, ripensandoci, mi dico che ero un folle. Se dovessi scegliere un giocatore di quella rosa, terrei Zanetti: rappresenta il lavoro, la perseveranza, la serietà. Non perdeva mai un pallone. Il primo anno vinsi lo Scudetto, ma giocavo di più in Coppa Italia. E poi, quell'anno, ho vinto il campionato con la Primavera: il sabato giocavo con le riserve, poi dovevo prendere un aereo, da solo, per raggiungere la Prima Squadra. Era estenuante. All'inizio sei felice, ma col passare del tempo inizi a risentirne".

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"Cosa mi è mancato per affermarmi all'Inter? La pazienza. Piero Ausilio, che all'epoca era il responsabile del settore giovanile, mi disse – forse una decina d'anni fa – che se fossi rimasto avrei potuto diventare il capitano dell'Inter: «Avevi tutto per raccogliere l'eredità di Zanetti». In realtà, nel gennaio 2008, forzai la mano per andare in prestito. Loro non volevano. Volevo firmare per il Lille, ma si opposero perché il Lille giocava in Champions League. È il mio più grande rimpianto. Avrei voluto fare carriera lì. Alla fine sono andato al Twente, perché un allenatore mi ha tormentato al telefono: Fred Rutten. I prestiti? Non saprei nemmeno dire quanti… Vado al Vicenza, in Serie B. Dopo qualche mese, vogliono che firmi in comproprietà: 50-50 tra Inter e Vicenza. In Italia si usava molto. Io non volevo. Me lo ricordo come se fosse ieri: ero negli uffici del Vicenza. Eravamo in fase di ricorso con l'Inter. Sono partito subito in macchina per Milano e ho rescisso il contratto. Volevo andar via da svincolato. A livello mentale è stata dura, e la situazione è peggiorata".

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