FC Inter 1908 News Interviste Malagò: "Mancini uomo giusto, non siamo amici. I club di A volevano Conte. Su Maldini e Pirlo..."

Malagò: "Mancini uomo giusto, non siamo amici. I club di A volevano Conte. Su Maldini e Pirlo..."

Andrea Della Sala
Malagò ha spiegato la scelta di puntare su Mancini e parlato di quanto successo con Maldini e Pirlo

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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il presidente della Figc ha parlato della scelta Biachedi come capo delegazione della Nazionale e non solo.

«Una scelta che risponde a un’esigenza o, meglio, richiesta degli appassionati, della gente, degli italiani: il calcio non deve essere più percepito come una realtà a parte, Diana (Bianchedi, ndr) gode di prestigio e credibilità internazionale, bicampionessa olimpica, un curriculum fatto di studi e specializzazioni, laurea in medicina, master sportivi e manageriali, ruolo apicale in Milano Cortina e vicepresidente vicaria del Coni...».

Rivoluzione, appunto...

«Rivoluzione culturale, direi. Essere vicepresidente vicaria del Coni e, allo stesso tempo, il volto istituzionale dell’Italia del pallone che viaggia è come rimettere il calcio al centro di un dialogo con lo sport a 360 gradi...».

Ranieri, Zola, Mancini e, ora la Bianchedi. Il cerchio si chiude.

«Sento energia e positività. Sento che ci sono le premesse per fare qualcosa di importante».

Un cerchio che si sarebbe potuto chiudere in modo diverso... ha più sentito Paolo Maldini, direttore tecnico per due settimane?

«Lo incontrerò dopo le vacanze. La decisione, sua e di Leonardo, di fare un passo indietro rientra in quella che io chiamo linearità di comportamento... è andata così».

Così anche per la sua intransigenza sul caso Pirlo.

«Era tutto fatto, credetemi. Tutto pronto per l’annuncio, poi la storia della collaborazione di Andrea (Pirlo, ndr) con un sito di scommesse russo. Cosa avrei dovuto fare? Non ci ho dormito, ma, alla fine, sono convinto di aver preso la decisione più opportuna».

«Abbiamo parlato con Guardiola...». Perché raccontarlo se, per citare Trapattoni, il gatto non era ancora nel sacco?

«E perché non farlo quando la pista Guardiola era diventata di dominio pubblico? Provare a portare Pep sulla panchina azzurra rispondeva a una precisa filosofia calcistica di Paolo e Leo: proprio voi, sulla Gazzetta, siete usciti, in tempi non sospetti, con i rumors sulla possibilità che Guardiola accettasse il ruolo da ct. Siamo nel 2026, se cominciano a girare foto di Maldini e Leonardo a Barcellona, il dado è tratto, nascondere l’evidenza diventa impossibile».

Da Guardiola a Pirlo a Mancini. L’amico del Circolo Aniene...

«Il ct giusto e condiviso con Claudio (Ranieri, ndr). Giusto perché Mancini conosce l’ambiente, conosce gran parte dei ragazzi azzurri, sa dove girarsi per valorizzare il talento giovane. A proposito dei giocatori, in molti, in quelle ore, mi hanno scritto per dirmi che sarebbe stato il ct migliore, non c’è solo il messaggio di Donnarumma di cui vi ho già parlato».

E la vostra amicizia?

«Ci conosciamo, da tempo. Abbiamo giocato un paio di partite tra “vecchietti” al circolo, ma non ci siamo mai frequentati. Si tratta di una narrazione che va così, ma che non ha senso tirare fuori per spiegare una scelta, la più logica in questo momento».

«Ciao Roberto... te la senti di tornare?». È andata così?

«Più o meno. L’ho chiamato solo dopo che era finita la partita con Pirlo. “Sì, me la sento”, la sua risposta, e se la sentiva anche di rispondere alle domande sulla rottura del rapporto con la federazione per andare in Arabia. Una cosa fatemela dire: ha firmato il contratto in meno di due minuti, quasi senza leggerlo».

I club di Serie A hanno fatto il tifo per lei fin dal primo minuto dopo averla candidata alla presidenza. E i club tifano anche per Conte ct...

«Non tutti, a dire la verità. Ma la maggioranza sì, è vero, volevano che scegliessimo Antonio».

La sua scelta finale si può leggere come la volontà di segnare un confine indipendente?

«Si deve leggere come ho detto: Mancini è il ct giusto. Ma fatemi ringraziare Conte, per le parole che ha sempre detto, per l’atteggiamento di chi vuole il bene della Nazionale: noi non lo abbiamo mai contattato».

Mediaset

Cinquanta giorni e un bel rompicapo con giravolte improvvise e imprevedibili. Alla fine chi l’ha fatta la brutta figura?

«Si riferisce all’uscita del ministro Abodi? Con Andrea ci siamo parlati dopo queste uscite: guardare avanti è la nostra, comune, intenzione, valorizzare gli aspetti che ci vedono lavorare fianco a fianco».

Quel «Malagò è come il Marchese del Grillo...», non l’ha ferita?

«Non sono tipo che si mette a replicare ad ogni cosa... io e Abodi dobbiamo pensare a questioni di sistema».

A proposito di sistema. A che punto saremo dopo i primi 100 giorni quando un cronoprogramma, di solito, annuncia gli obiettivi?

«Non dobbiamo dimenticarci che questa nuova governance è partita a metà legislatura e in un mese, quello di fine giugno, troppo a ridosso dell’inizio della stagione: prassi vuole che si vada al voto tra gennaio e febbraio...».

Euro 2032... noi e la Turchia paesi organizzatori, i turchi con gli stadi pronti, noi solo con l’Allianz Stadium in regola con tutti i parametri richiesti.

«Non sono preoccupato, ma sono uno di quelli che non vuole perdere nemmeno un secondo, che vuole stare sempre sul pezzo. Non lo perderemo grazie alla collaborazione di tutti i soggetti in campo».

Oltre Torino ci sono...

«Non spetta a me dirlo, ma agli uffici tecnici. Certo potrebbe accadere di avere dentro la lista le cinque grandi città italiane, Torino, Milano, Roma, Firenze e Napoli».