Miccoli: "Che amarezza la Coppa Italia persa con l’Inter. Delio Rossi non mi ha mai detto..."
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l'ex giocatore torna sulla finale di Coppa Italia del 2011 persa contro l'Inter
A più di 11 anni dall’ultima volta in campo, Fabrizio Miccoli tornerà a calpestare l'erba del Barbera (sabato sera) per quella che sarò la partita d’addio. "E’ la serata giusta per chiudere un cerchio. Per le vicende giudiziarie non ho potuto salutare il calcio al momento giusto e da Palermo sono andato via nel 2013. Più che un addio al calcio è l’occasione per fare qualcosa di importante con la Fondazione Falcone, con cui mi onoro di collaborare. L’obiettivo è raccogliere fondi per costruire un campetto nel quartiere della Kalsa e togliere i ragazzini dalla strada", racconta l'ex giocatore alla Gazzetta dello Sport.
Che serata si aspetta?
«Rimetterò per la prima volta piede sull’erba del Barbera dal 2013 e sarà una grande emozione, con tanti amici e la mia famiglia in tribuna».Sei stagioni a Palermo, qual è il ricordo più bello?
«Tra tutti, scelgo il gol numero 100 in Serie A nel derby col Catania del 2012».Qualcosa che invece le ha lasciato amarezza?
«Due momenti sullo stesso piano. La partita con la Sampdoria pareggiata a maggio 2010, se non mi fossi rotto il crociato avremmo vinto e saremmo andati in Champions. Poi la finale di Coppa Italia persa con l’Inter nel 2011: Delio Rossi non mi ha mai detto perché mi fece partire dalla panchina».Ha un po’ di nostalgia per il calcio di quegli anni?
«Un po’ si, c’erano rapporti umani più intensi, oggi quasi ovunque sono più diluiti. Ma Palermo fa eccezione anche in questo, addirittura nella tifoseria riscontro più calore adesso, un po’ perché c’è tanta voglia di Serie A, un po’ per il grande lavoro che sta facendo il club insieme a Inzaghi sul campo».Sta seguendo il nuovo corso della Nazionale?
«Mancini ha fatto bene ad allargare a tanti giovani. Adesso ha senso farlo, sperando che i club li facciano giocare di più. Ai miei tempi essere convocati era molto più difficile, dovevi fare bene almeno per tre anni. Ho fatto una decina di presenze ma ne vado orgoglioso, davanti c’erano certi fenomeni…».(Gazzetta dello Sport)
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