Moratti: "Mazzola un vincente, un interista vero. Con lui siamo diventati grandi"
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Mazzola e Moratti, due nomi legati in maniera indissolubile all'Inter. L'ex presidente nerazzurro, intervistato dal Corriere della Sera, ha voluto ricordare e omaggiare il grande campione scomparso due giorni fa all'età di 83 anni: "Sandro Mazzola? Un vincente. Siamo più o meno della stessa età, Sandro e io...".
Che giocatore era Sandro Mazzola?
"Non è un caso che quando, giovanissimo, è entrato in squadra, sia cominciato il ciclo di vittorie di quella grande Inter a livello nazionale e internazionale: Mazzola aveva doti eccezionali".
La grande Inter di suo papà Angelo: che ricordi ha del giovane Sandro?
"Non un compagnone, ma un tipo solitario, al quale piaceva stare per conto suo. Era molto determinato. Sul piano strettamente tecnico aveva colpito tutti per le sue fantastiche qualità, la sua freschezza, il suo modo di giocare, la capacità di velocizzare l'attacco di quella squadra che nel 1963 avrebbe conquistato il suo primo campionato, l'inizio di un ciclo di successi nei quali Sandro ha avuto un ruolo fondamentale".
Qual era la qualità tecnica che differenziava Mazzola dagli altri attaccanti?
"La sua capacità di liberarsi con il dribbling, in poco spazio, di compiere più scatti nella stessa azione, un punto di forza tutto suo. Voglio sottolineare un'altra sua dote: nel tiro possedeva, soltanto lui, una piccola leva che dava giri e velocità al pallone, diventando imprendibile. Non aveva bisogno di una grande leva e di tanto spazio. Così prendeva in anticipo avversari, difese e portieri. Papà gli voleva bene, era così giovane, un ragazzino. Quel ragazzino figlio di un campione vittima della tragedia di Superga ha avuto la forza, la personalità, il carattere di imporsi con il suo talento".
Il calcio italiano, in particolare la Nazionale, ha vissuto la divisione tra Mazzola e Rivera. Con Valcareggi c.t. è nata la famosa staffetta. Un controsenso. Qualsiasi altro allenatore li avrebbe fatti giocare insieme, partendo da loro per costruire una Nazionale e i suoi successi.
"Credo proprio che due giocatori così diversi potessero giocare insieme. E sa perché? Entrambi erano intelligenti e avrebbero risolto il problema, con le loro doti, capacità, talento. Ne sono convinto: Mazzola e Rivera avrebbero trovato un modo per convivere tecnicamente".
Il Mazzola da campione a dirigente sportivo. Lei da presidente lo ha avuto anche sotto questo ruolo professionale.
"Per poco tempo. Lavorò molto di più con la presidenza Fraizzoli prima. Lui e io abbiamo collaborato per quattro anni. Mazzola ci teneva alla società, alla squadra, aveva occhio e capacità di analisi nell'individuare il giocatore di talento, quello che poi sarebbe potuto diventare, come avrebbe potuto inserirsi. Il primo pensiero di Mazzola era l'Inter. Era un interista vero".
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