Rocchi: "Un incubo, ero diventato un mostro. Mai sentito Marotta! Non ho mai favorito nessuno"
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Dopo la chiusura dell'indagine e l'archiviazione dell'inchiesta, il Corriere dello Sport ha intervistato l'ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi.
Il venticinque aprile scopri di essere indagato per concorso in frode sportiva, si parla di presunti favori e alterazioni nelle designazioni.«Mi è esplosa una bomba nella vita... (si interrompe, riprende dopo cinque secondi)... perché?».
Perché cosa?«Me lo sarò ripetuto cinquanta volta. Perché a me?, cosa ho combinato? Da impazzire, credimi, Ivan, e le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri d’ogni tipo. Chi mi vuole così male? Ho però trovato anche tanta gente amica, c’è chi ha provato a rassicurarmi: a volte sono segnali, mi è stato detto, segnali di un cambiamento e devono essere colti».
Non poteva bastarti.«Come avrebbe potuto? Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli, mio padre e mia madre hanno avuto solo parole di sostegno. Una bolla, ecco, ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo. Nell’incubo senti che hai smarrito il codice della vita, che hai demolito il nucleo della sicurezza, che stai precipitando... Ho scelto una vita e un ruolo che sono basati su valori quali l’onestà, la rettitudine, all’improvviso mi hanno trasformato in un mezzo delinquente. E poi quell’enorme vuoto da riempire».
Quale vuoto?«Quando passi da impegni h24, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico. Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno e la mattina vorresti non svegliarti per non dover inseguire qualcosa da fare. Così ogni giorno, per mesi».
Fosti tu ad autosospenderti.«Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi (gli arbitri, nda). Volevo che finissero la stagione in condizioni accettabili, senza pressioni supplementari».
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