Spalletti: “Alla Roma ho allenato una tifoseria, all’Inter una tradizione. Con Cancelo ho…”
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Sono tanti gli argomenti affrontati da Luciano Spalletti nella lunga intervista a Tuttosport. Il tecnico parte spiegando cosa vuol dire essere allenatore della Juve e quali differenze ha notato rispetto alle altre squadre allenate in passato.
«Alla Roma ho allenato una tifoseria, a Napoli alleni una città. All’Inter una tradizione, in Nazionale un popolo. Alla Juve alleni invece una mentalità: è la storia del calcio. Qui c’è la modalità Juventus: non è solo un’emozione impetuosa. È gioia, orgoglio e responsabilità: sono sentimenti che non mi lasciano mai solo. È l’intensità mai banale di tristezze esagerate e felicità travolgenti. Non devi vivere solo di calcio, ma di Juventus. Siamo in competizione col nostro livello e non con gli altri. Il nostro club è sinonimo di eccellenza calcistica, per questo l’interesse nei nostri confronti è globale».
Cosa significa essere il tecnico della Juve?
«È un qualcosa di grandioso. Di grandissimo. Fare qualcosa che ti piace è libertà, essere felice di andarlo a fare è amore. Ci sono delle responsabilità altissime, certo: per noi sarà difficile, ma è un compito che mi prendo volentieri».
C’è un sentimento che prevale più di altri in questo momento?
«In realtà sì: qui mi sento felice e libero».
Cosa l’ha spinta ad accettare il tipo di contratto che ha firmato un anno fa, praticamente da traghettatore?
«Principalmente la fiducia nella squadra. Poi quella in me stesso e infine la storia del club. L’esperienza ti porta ad accettare e gestire tutto ciò che accade, senza che incida mai oltremodo sulla felicità che provo ogni giorno nel fare questo mestiere stupendo. Qui c’è bellezza, non ho avuto alcuna titubanza o dubbio. Ci ho messo un attimo a volermi confrontare con questo mondo, poi è maturata la possibilità di rinnovare e di iniziare a gettare delle basi per il lavoro che verrà. Vedremo se riusciremo ad andarci a prendere quello che tutti si aspettano».
Con quali giocatori, nella sua carriera, pensa di essere stato determinante? Con chi ha lasciato il segno?
«Ne cito alcuni, i più vividi nella mia mente: Pizarro a Udine, Lobotka e Kvara a Napoli, Salah alla Roma e Cancelo all’Inter».
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