Ct Italia, Tardelli: "Pirlo? Il mio nome è un altro. Stranieri? Il problema è un altro"
Intervistato da Il Giornale, Marco Tardelli ha analizzato a fondo i problemi del calcio italiano. Inoltre l'ex campione del mondo ha detto la sua sul nuovo ct della nazionale italiana.
Lei allenerebbe la nazionale italiana?
«Potrei farlo. Ma non ci penso, non ne avrei voglia. Questo non è il mio calcio. Non ho avuto un genitore a consigliarmi di giocare e di raggiungere quello che ho raggiunto. L’ho fatto da solo, con la mia volontà, con i miei sacrifici, con la fedeltà alla maglia azzurra, grazie soprattutto agli insegnamenti di Bearzot e di Vicini, maestri di lealtà. Questo significa sognare e ottenere la maglia più importante di cui sono tifoso »Ma allora che cosa è mai diventata la nazionale?
«Un business, prigioniera dei club ai quali non interessa proprio nulla che i propri calciatori vengano convocati. Del resto la maggior parte dei proprietari delle società sono stranieri, dunque manca il rapporto di passione e di dedizione. E nessuno può smentire questa affermazione»E allora?
«La selezione deve essere effettuata al di fuori dei club»
Pirlo, ad esempio.
«Andrea è un campione del mondo, è riconosciuto all’estero, ha esperienza, conosce benissimo il nostro calcio. Ma il mio nome è un altro»
Chi? Lo dica
«Silvio Baldini, fa parte della federazione, l’esempio spagnolo di Luis de la Fuente dovrebbe servire da lezione, ha guidato tutte le nazionali giovanili prima di arrivare alla prima squadra»
La Spagna ha Cubarsì e Yamal
«A 19 anni sono campioni del mondo e titolari nella loro squadra, è incredibile. Noi non abbiamo fuoriclasse e il sistema Italia è sbagliato»
In che senso?
«Il problema non sono gli stranieri che sono presenti anche nelle altre leghe europee, il problema è la scuola calcistica, sono gli allenatori che pensano, anzi sono convinti di essere più importanti dei calciatori e si è perso di vista la libertà del gioco. Per caso sentite nominare Liedholm, Trapattoni, Radice, Mazzone, Castagner? Non c’è rispetto, si parla e si scrive soltanto dei contemporanei. Dicono che, quelli che ho citato, sono vecchi, come lo sono io che giocavo un altro calcio»
Che può fare allora Malagò?
«Innanzitutto è partito bene con Paolo Maldini, un campione, come suo padre, uomini italiani che hanno fatto parte della nostra storia, la personalità e l’esperienza di Paolo sono indiscutibili. Ma la federazione, lo ribadisco, deve essere indipendente ed avere coraggio»
(Il Giornale)
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