FC Inter 1908 News Interviste Toldo: "Sempre pensato di essere il migliore: ecco cosa dissi a Branca quando arrivò Julio Cesar"

Toldo: "Sempre pensato di essere il migliore: ecco cosa dissi a Branca quando arrivò Julio Cesar"

Andrea Della Sala
Le parole di Toldo su Julio Cesar, Moratti, Buffon e il Triplete

Scegli Fcinter1908.it come tuo sito preferito su Google: clicca qui

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'es portiere dell'Inter Francesco Toldo ha raccontato alcuni aneddoti relativi ai nerazzurri

C’è stato un momento in cui si è sentito il migliore al mondo? Magari dopo l’Europeo del 2000…

«Mi crede se le dico che io l’ho pensato tutti i giorni? Era la mia adrenalina a spingermi a pensarlo. Anche quando arrivò Julio Cesar e Mancini mi mise in panchina, io andai da Branca e glielo dissi: “state facendo fuori il migliore portiere del mondo”. Non era spocchia, ci credevo sul serio» .

Eppure, in quella circostanza scelse di rimanere nonostante avesse ricevuto tantissime offerte. Come mai?

«Mi volevano il Liverpool e il Bayern, io però volevo vincere con l’Inter. Anni prima mi aveva cercato anche il Barcellona, dissi di no anche lì. La nostra Serie A, ai miei tempi, era il gotha del calcio. Non esisteva niente di meglio. E poi sa che c’è? Le vittorie da secondo sono state quelle che mi sono goduto di più. E durante la stagione del Triplete me lo sono detto: “Se vinciamo smetto”. Così è stato».

Getty Images

È stato il momento più bello nella sua vita da calciatore?

«Si, credo di sì. Certo, anche l’Europeo del 2000 è stato magico. Però, se posso, vorrei raccontarne uno che è sicuramente il più divertente».

Caricamento correlate...

Prego.

«Fare gol a Buffon a San Siro contro la Juventus è stato epico. Il bello è che lo avevo pure detto a Cuper. “Mister se siamo sotto vado in area e faccio gol”. Esultò Vieri, ma il gol era mio al 100%. E non è stato l’unico segnato a Buffon…».

Si spieghi.

«Stadio Flaminio, rifinitura prima del Mondiale del 2002. Facciamo una partitella e io gioco centravanti. Segno il gol vittoria… ancora a Gigi, stavolta mio senza dubbi. Ho esultato come avessi segnato in finale di Champions. Due gol a Buffon in pochi mesi, quando ti ricapita?».

Abbiamo parlato del momento più bello. Il più brutto quale è stato?

«Il 5 maggio, senza dubbio. È stato un giorno che ha segnato, fa ancora male».

Prima di salutarla, un paio di flash. Batistuta?

«Uno degli attaccanti più forti e completi mai visti. Avevamo una dote in comune io e Bati, l’indole al sacrificio. Passavamo le ore ad allenarci insieme: lui calciava a raffica, io paravo. La gente veniva a vederci mentre ci sfidavamo dopo gli allenamenti: eravamo diventati uno spettacolo per i tifosi della viola».

Moratti?

«È stato un grandissimo presidente: vero, paterno, appassionato. Ricordo il nostro primo incontro, quando gli chiesi se potessi dargli del tu. Mi disse di no. Rimasi un po’ stupito, ma l’ho capito con il tempo. Moratti manteneva una certa distanza, ma era attento a tutto. Una volta dopo un periodo difficile venne ad Appiano e ci regalò una medaglietta, per farci capire che credeva in noi».

In chiusura, l’addio al calcio. Le manca?

«Per niente. Il primo giorno senza campo è stato una liberazione. Sono una persona felice, con tanti interessi, non esiste solo il pallone. È stata una bella parentesi, lunga e difficile. È mondo a parte, una bolla che rischia di alterare la tua percezione della realtà. Io sono sempre rimasto lo stesso: quindi no, non mi manca e non rientrerei mai».

Caricamento raccomandazioni...