Toni: "Pio Esposito? Non ero forte come lui”. Poi punge Chivu: "Prima o poi..."
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Eroe del 2006 ed ex attaccante della Nazionale, Luca Toni ha rilasciato una lunga intervista sugli Azzurri - e non solo - ai microfoni di Tuttosport. L’ex calciatore ha parlato anche di Pio Esposito, attaccante classe 2005 dell’Inter e dell’Italia.
Nazionale Italiana
È l’anno zero per la Nazionale?«È l’anno zero per forza, a meno che si inizi a scavare, nel senso che non si può fare peggio, dopo tre mancate qualificazioni al Mondiale. Ripartire è un obbligo, non si può vivere di sole batoste, o addirittura abituarsi. L’unica gioia è arrivata dalla vittoria dell’Europeo nel 2021, ma per il resto solo buio. Non qualificarsi al Mondiale del 2030 sarebbe una tragedia, non mi viene in mente nessun’altra definizione».
I tanti giocatori impegnati all’estero, in particolare in Premier League, possono rappresentare un plus?
«La Premier è un gran campionato, il più bello al mondo oggi, mi fa piacere che ci siano tanti italiani lì, ma me ne farebbe ancora di più vedere gli italiani forti che giocano nelle squadre italiane forti. La Juventus che schiera dieci stranieri su dieci nei ruoli di movimento è un pessimo segnale».
Crisi del talento
Come spiega la crisi di talento che sta attraversando il nostro calcio?«Non vorrei che adesso, per comodità, qualcuno iniziasse a concentrarsi solo sul ct, o sul presidente federale, o su chissà chi altro. La verità è che latitano le riforme a livello giovanile. Mancano le strutture, mancano gli allenatori a tempo pieno mentre ci sono quelli part-time che lo fanno come secondo lavoro. Se non si trova il modo di obbligare le squadre di serie A ad avere in rosa almeno due o tre giocatori italiani, al massimo diciottenni o diciannovenni, provenienti dal settore giovanile, la vedo dura. So che questo andrebbe in qualche maniera contro le regole dell’Unione Europea, però magari un modo prima o poi si trova. È lì, nei vivai, che bisogna investire il più in fretta possibile. Nel momento delle elezioni ne parlano tutti, poi a elezioni concluse non ne parla più nessuno. Non vorrei che fosse già finito tutto a tarallucci e vino. Tifo per Gianfranco Zola, appena arrivato in federazione (Il presidente Malagò gli ha affidato l’incarico di coordinatore per i progetti delle attività giovanili del Club Italia ndr)».
Colpa dei troppi stranieri oppure è un problema più profondo?
«Il problema è più profondo. Fino a qualche anno fa, con il Decreto Crescita, conveniva acquistare calciatori stranieri. Ma vedo che ancora oggi, con il Decreto Crescita abolito, i nostri club preferiscono lo straniero all’italiano. Quindi, potrebbe anche essere un problema di mentalità, o forse una mancanza di preparazione e di voglia da parte delle persone che devono occuparsi del mercato all’interno dei club italiani. Perché non fare una legge che preveda delle agevolazioni per chi acquista giocatori italiani anziché stranieri?».
Toni punge Chivu
Il ct ripartirà dal 4-3-3: scelta che condivide?«Al mille per mille. Vedo però un problema: la squadra di serie A che utilizza più italiani, l’Inter, gioca con il 3-5-2, un sistema di gioco che peraltro non amo. È blindato, non può diventare altro in corsa, infatti spero che Chivu prima o poi possa cambiare idea. Il 4-3-3, invece, può trasformarsi in 4-4-2, o 4-4-1-1 o 4-2-3-1, con interpreti in grado di saltare l’uomo ad esempio».
Toni esalta Pio Esposito
Tra le poche note liete nell’ultimo anno l’esplosione di Pio Esposito: molti in lui rivedono proprio Luca Toni: in cosa siete simili, in cosa diversi?«Usa molto il corpo e il fisico come facevo io, ma credo debba diventare più forte sotto porta. Tanto per essere chiari: io, alla sua età, non ero forte come lui».
Cosa più le piace di Pio?
«L’atteggiamento. Ha imparato da Lautaro e Thuram, cioè da due ottimi maestri. È intelligente, non molla mai, sempre sul pezzo, ha la capacità di assumersi le responsabilità».
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