Zanetti: "Tosto avere Maradona ct, vi spiego perché! E ogni volta che giocavo a Napoli..."
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Intervistato da Il Mattino per il 25esimo compleanno di Fondazione Pupi, Javier Zanetti, vicepresidente dell'Inter, ha parlato così.
Riavvolgiamo il nastro: Zanetti, la sua Fondazione è già arrivata a 25 anni.«Se mi guardo indietro faccio quasi fatica a rendermi conto di quello che abbiamo fatto. È stato un percorso lungo ma anche molto bello». Come racconterebbe la Fondazione? «Come una grande occasione per dare la possibilità a chi non ha la fortuna di poter vivere al meglio».
Lei è stato un calciatore che in campo ci metteva il cuore, da quando ha smesso continua a farlo con la Fondazione Pupi.«Per me la Fondazione è come una grande famigliola che ci consente di regalare un sogno ai bambini stando sempre al loro fianco cercando di regalare un sorriso».
Si ricorda gli inizi del progetto? «Tutte le volte che tornavamo in Argentina con mia moglie vedevamo che la situazione non andava e che soprattutto i bambini avevano bisogno di aiuto. Così si è accesa la lampadina e si è accesa la scintilla».
E arrivamo ai giorni d'oggi...«25 anni che sono passati in un attimo. Quasi non mi rendo conto di quello che abbiamo fatto ma allo stesso tempo so che c'è ancora davvero tanto da fare. Ma lo faremo».
A partire da Napoli.«Con il ricavato della serata di oggi daremo sostegno e supporto a sei associazioni locali».
Anche perché per un argentino come lei Napoli non è una città come le altre.«In queste strade si respira il nome di Diego».
Ci dica di più.«Una volta venivo qui da avversario e solo l'idea di entrare nello stadio e calcare l'erba sulla quale aveva giocato lui mi emozionava».
E adesso? «Festeggiare i 25 anni della Fondazione in piazza del Plebiscito è un'emozione che non si può descrivere. Mi è sembrato quasi doveroso scegliere Napoli per celebrare una tappa così importante della nostra storia».
Ci racconti del suo rapporto con Maradona.«Potrei iniziare dicendo che per noi argentini, anzi per noi argentini che in quegli anni eravamo ragazzini, Maradona era l'immagine che ci accompagnava ogni giorno». In che senso? «Tutti noi avevamo un sogno: quello di giocare a calcio tra i professionisti e Diego ci faceva innamorare ogni giorno di più di questo sport».
Poi lo ha avuto anche come commissario tecnico in nazionale.«Ammetto che quello era tosto».
Ovvero? «Non era certamente facile trovarselo nello spogliatoio per chi come noi era cresciuto nel suo mito».
Eppure...«Ci ha insegnato tanto. Perché si metteva al nostro stesso livello e non ha mai fatto sentire la differenza legata al suo passato». Cosa ha rappresentato Maradona per lei? «Diego era un uomo con grandissimo cuore e tutti lo ricordano così e ne conserviamo un ricordo vivissimo».
Quindi non le fa specie camminare per le strade di Napoli oggi...«Anzi. Quando sono stato per la prima volta a visitare il murale ai Quartieri spagnoli ricordo di aver vissuto una emozione pazzesca. Se ci ripenso ancora ora mi viene la pelle d'oca. Un argentino capisce in fretta che aria si respira qui a Napoli e che il rapporto con Maradona è più unico che raro. Si respira l'amore per Diego in ogni vicolo. Per noi argentini è tutto davvero speciale».
Anche voi riuscite a capire cosa è stato Maradona per i napoletani...«Ma noi sappiamo cosa è stata Napoli per Diego». Perché? «Che fosse la maglia del Barcellona, quella del Napoli o quella dell'Argentina lui sapeva trasmetterci sempre il suo attaccamento e il suo amore. Ecco perché quando cammino per Napoli mi rendo conto e capisco da dove nasce questo rapporto così forte, direi viscerale». Ha visto le immagini dei napoletani durante le gare dell'Argentina al Mondiale? «Certo che sì. Ogni volta che gioca l'Argentina tutti noi sappiamo che Napoli farà il tifo per noi. Ecco perché per noi argentini è sempre speciale venire qui a Napoli, da calciatori e non».
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