Zenga: "Tornare all'Inter? Ci fu una possibilità, ma ormai non ci spero più"
Walter Zenga, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha ripercorso la sua carriera, soffermandosi sul suo legame indissolubile con l'Inter: "Mio padre era juventino, ma mi portava a vedere l'Inter, non so perché. La mia prima volta a San Siro è stata per un Inter-Brescia e io, più che dall'Inter, venni rapito dall'enorme V sulla maglia nera del portiere bresciano, Luigi Brotto".
Il vivaio interista. Poi i prestiti: Salernitana, Savona, Sambenedettese."A Salerno ho preso la prima lezione. Campionato di C1. Giochiamo contro la Paganese sul neutro di Avellino, paro un rigore nonostante un dito lussato, vinciamo. Passo la settimana a sentirmi figo. La domenica prendo due gol sui primi due tiri ed esco in lacrime. Lì ho capito che ciò che conta non è quello che hai fatto, ma ciò che farai".
Poi l'Inter, 1982-1994: il momento più bello?"L'ultima partita, il ritorno della finale di Coppa Uefa contro il Salisburgo nel '94. So che andrò via, anche se la dirigenza non mi ha comunicato nulla. Lo so perché Mancini mi ha detto che Pagliuca lascerà la Samp per passare all'Inter. E so che il nuovo allenatore, Ottavio Bianchi, non mi vuole. San Siro è strapieno, paro tutto, vinciamo la partita e il trofeo. È l'ultima delle mie 473 presenze. Saldo i miei conti, l'addio perfetto".
La parata più bella nell'Inter?"Contro il Torino a San Siro, nel settembre 1983. In volo verso il "sette" a deviare un tiro di Caso".
L'allenatore dell'Inter che l'ha più colpita?"Stagione 1992-93, mi fanno fuori dalla Nazionale e l'Inter non gioca le coppe europee. Devo allenarmi sempre ad Appiano, non ci sono più abituato e sono nervoso. Ho uno scazzo con Osvaldo Bagnoli e vado dal mister a scusarmi. Busso alla porta del suo stanzino e dall'altra parte sento Bagnoli che dice: "Dai Walter, entra". Apro: "Scusi, ma come faceva a sapere che ero io?". Risposta: "Tu sei una brava persona e sapevo che saresti venuto. Vai a casa, finisce qui"".
Zenga allenatore coraggioso e apripista."Ho vinto il campionato con lo Steaua Bucarest, in Romania, e con la Stella Rossa in Serbia. Sono stato in Turchia, ma non a Istanbul: a Gaziantep, vicino al confine con la Siria. Sono andato in Arabia, all'Al Nassr, oggi la squadra di Ronaldo, ma nel 2010...".
Mille esperienze, ne manca una. Il ritorno a Itaca, che sarebbe l'Inter. Non l'hanno mai cercata?"Una volta, non mi ricordo se fosse il momento in cui presero Stramaccioni o Mazzarri".
Le dispiace?"Non vado più a San Siro, ma se ci tornassi, finirei come sempre circondato dai nostri tifosi. Per loro, è come se avessi smesso di giocare due giorni fa e tanto mi basta. Gli interisti sono la mia gente. Mi piacerebbe ritornare a casa, ma no, non ci spero più perché non vedo una posizione per me. Sebbene, se volessero, un incarico potrebbero ricavarlo. L'unico posto in cui non riesco a ritornare è l'Inter".
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