GdS / FIGC, commissariamento da incubo: l’Italia rischia di perdere Euro 2032
Il commissariamento della FIGC rischia di avere conseguenze sull’Europeo 2032, in programma in Italia e in Turchia.
L’ipotesi di addio di Malagò potrebbe portare a sanzioni gravi da parte della UEFA, fino addirittura a perdere la competizione in qualità di Paese ospitante, come riferisce La Gazzetta dello Sport.
“La questione del potenziale commissariamento federale e le sue conseguenze sull’Europeo 2032 sono purtroppo serissime. Stiamo camminando su un filo sospeso nel vuoto, con il rischio, tra un paio di passi falsi, di avere le vertigini e cadere. Perché stiamo trascurando o sottovalutando, nella migliore delle ipotesi, le parole dell’Uefa”.
Ceferin e l’Italia
“Se Ceferin dice che il commissariamento «farebbe venir meno la fiducia dell’Uefa» vuol dire che è preoccupato per un controllo politico inaccettabile sullo sport, che il presidente si chiami Malagò o meno. Finiamola con il discorso che l’Uefa ce l’abbia con l’Italia: ai vertici di tutti i dipartimenti, sportivo, finanziario, arbitrale, disciplinare, ci sono dirigenti italiani. Il primo grande elettore di Ceferin è stata l’Italia. Poi Ceferin e Malagò non sono particolarmente amici, il numero uno Uefa avrebbe proseguito con Gravina, con il quale il legame non è più soltanto politico. Ma oggi il calcio in Italia è Malagò che ha vinto le elezioni senza che osservatori dell’Onu abbiamo denunciato brogli o irregolarità”.
Due scenari
“A Nyon, come a tanti dalle nostre parti, il ricorso a un cavillo procedurale – il mancato tesseramento – pare francamente risibile, soprattutto nel caso di un’elezione stravinta con l’appoggio di quasi tutte le componenti. Ma se irregolarità c’è stata, e per i codici sportivi Malagò non può essere presidente, bene, se ne faccia un altro. Democraticamente eletto. Questa è la neanche tanto impercettibile differenza tra due scenari che possono drasticamente cambiare il futuro. Uno: Malagò decade perché non è stato attento, e il presidente del Coni Buonfiglio, o chi per lui, si insedia da commissario, vigilando sulle procedure per arrivare alle elezioni nei tempi previsti. Un nuovo presidente ristabilisce la situazione e nessun problema per l’Euro (stadi esclusi, naturalmente). […] Scenario due: addio Malagò, ma il commissario si insedia come “principe” della Figc, in pratica fa il presidente. Questo, nel linguaggio dell’Uefa ma anche della Fifa, più silenziosa solo perché ha altro e cui pensare e l’Italia oggi è meno “amica”, si definisce ingerenza politica ingiustificabile. Perché non c’è un motivo per cui la politica debba entrare nel calcio: le finanze sono a posto, non ci sono irregolarità amministrative, scandali o altro”.
Rischio Euro 2032 e il precedente
“Non sarebbe la prima volta che l’Uefa interviene sulle manovre politiche. L’ultima a essere sospesa è stata la Grecia. Un commissario politico — diciamolo subito, per non stupirsi dopo — condannerebbe l’Italia a perdere l’Europeo e quindi l’ultimo tram del desiderio di rinnovare gli stadi per avvicinarsi alle altre potenze calcistiche europee. Al contrario, le distanze si allungherebbero e non sarebbero i risultati di una bella Nazionale a risolvere una crisi strutturale. Importante poi non chiedersi perché i fatturati e i risultati di Premier, Liga e Bundesliga siano superiori. D’accordo, la Turchia non sta tanto meglio politicamente, ma se l’ultimo scandalo arbitrale porterà a nuove elezioni tutto sarà come prima. E da Istanbul a Konya ci sono stadi per organizzare da sola la fase finale del 2032”.
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