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Inter-Juve, al centro dello scudetto: moduli speculari, filosofie diverse. E su una bilancia…

Inter Juventus Allegri Inzaghi
Il CorSport si sofferma sul centrocampo verso Inter-Juve in agenda a San Siro e mette a paragone le filosofie di gioco e i singoli calciatori
Alessandro Cosattini Redattore 

Lungo focus sul centrocampo in vista di Inter-Juventus. Il Corriere dello Sport si sofferma sul reparto centrale verso il big match in programma a San Siro e mette a paragone le filosofie di gioco e i singoli calciatori. "È vero, domenica sera, di fronte ci saranno i due bomber principe del torneo: Lautaro, con i suoi 19 gol da una parte, e Vlahovic, con i suoi 12 centri dall’altra. Ed è altrettanto vero che si sfideranno pure le migliori difese della serie A: guida l’Inter, con sole 10 reti incassate, segue la Juve con appena 3 in più. Ma se il confronto si decidesse a centrocampo? Beh, non ci sarebbe nulla da stupirsi, tenuto pure conto del modulo identico, ovvero il 3-5-2. Lì in mezzo c’è il cuore del gioco. E la fase difensiva, come quella offensiva, dipendono strettamente da come si comporta la linea mediana. Con queste premesse, tenuto conto dei valori e di giudizi più o meno diffusi, verrebbe da dire che la squadra nerazzurra parta avvantaggiata. 

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Calha dirige

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Il centrocampo di Inzaghi, infatti, è ritenuto il migliore del campionato. E, da parecchi, pure tra i top d’Europa. Çalhanoglu direttore d’orchestra, Barella guastatore sul centrodestra e Mkhitaryan equilibratore sul centrosinistra: quale altra squadra ha tanta qualità in un terzetto? Senza contare le fasce, dove il tecnico piacentino può contare su un Dimarco, tra i migliori interpreti del ruolo anche a livello internazionale, mentre a destra, in attesa che Dumfries si riprenda e che Buchanan si metta in pista per il calcio italiano, si può "accontentare" dell’affidabilità di Darmian. 


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Rabiot leader

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Allegri, invece, è partito sin dall'inizio ad handicap, avendo perso Pogba dopo sole 2 giornate. E, nel giro di qualche settimana, non ha più potuto contare nemmeno su Fagioli. Così, ha dovuto cavare il massimo con quello che aveva a disposizione. Locatelli, tanto per cominciare, sarebbe preferibilmente una mezzala, ma si adatta a fare il centrale davanti alla difesa. McKennie, la scorsa estate, sembrava fuori dal progetto, invece, ha indossato i panni del trascinatore. Seguendo, in questo senso, Rabiot, vero leader del reparto. A destra, nonostante la preferenza per la corsia mancina, si è imposto alla grande Cambiaso. A sinistra, invece, ecco Kostic, certezza sì, ma al netto di qualche amnesia. 

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Bottino triplo

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Su un ideale bilancia, contando anche i rincalzi (la Juventus ha appena aggiunto Alcaraz), sarebbe il piatto nerazzurro a sfiorare il terreno o quasi. Basti pensare, ad esempio, al bottino di gol dei due reparti. Quello di Inzaghi è già quota 20 reti, ovvero il 40% dei 50 messi assieme complessivamente in 21 giornate. A farla da padrone Çalhanoglu, con 9 centri, 7 dei quali su rigore. Di contro, la mediana di Allegri arriva a poco più di un terzo, ovvero solo 7 centri. Che sui 36 totali, fa meno del 20%. In casa bianconera spicca Rabiot (3 gol), che, grazie alla stazza, si fa sentire parecchio sui calci piazzati, una specialità della casa bianconera. 

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Speculari, ma diversi

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Tutto questo, però, vale sulla carta. Perché poi ciò che conta è il campo. E, alla riprova dei fatti, il centrocampo bianconero si è rivelato comunque efficace. Se non altro rispetto all’idea di gioco voluta da Allegri. Segnando meno, tanto per fare un esempio, la Juventus ha bisogno di capitalizzare al massimo quanto prodotto. Vale a dire che, una volta in vantaggio, diventa fondamentale proteggere la retroguardia. Tanto che Locatelli diventa una sorta di difensore aggiunto. L’Inter, invece, spesso e volentieri si difende aggredendo e alzando il pressing. Çalhanoglu è prezioso nei recuperi, ma è fondamentalmente un costruttore. E, infatti, i nerazzurri risalgono il campo palleggiando, verticalizzando o cambiando lato, per sorprendere l’avversario. Ma con la Juve non sarà semplice sfruttare l’ampiezza, alla luce del modulo speculare. Le ripartenze degli avversari, fino allo scorso anno, erano il grande punto debole. Ora le coperture preventive scattano puntuali, al pari di una transizione difensiva che non è quasi mai in ritardo. 

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Dimarco vs Cambiaso

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La Juve è sempre molto attenta a non scoprirsi. Così attacca con meno uomini. Non mancano i momenti di aggressività e di pressing, ma mai per tutti i 90’. Rabiot, come già evidenziato, è un punto di riferimento fondamentale. Tanto che Allegri, nelle ultime settimane, lo ha preservato proprio per averlo a posto domenica sera a San Siro. Tuttavia, l’intesa che hanno costruito Cambiaso e McKennie è un altro tratto distintivo della mediana bianconera. Sanno scambiarsi la posizione e capita che l’avversario finisca stritolato tra i due. Dovranno fare attenzione, quindi, Mkhitaryan e Dimarco. Anche se quest’ultimo, se non contenuto in maniera adeguata è in grado di fare male con le sue invenzioni”, si legge.

(Fonte: Corriere dello Sport)

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