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Fabregas: “Nico Paz resta? Non si sa. Mercato? Prenderemo giocatori italiani se…”
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Nel corso di un'ampia intervista al Corriere della Sera, Cesc Fabregas ha affrontato diversi temi a partire dal progetto Como:
«Nelle giovanili del Como si insegna soprattutto la tecnica, e questo mi piace molto. Costruire, dribblare, attaccare la profondità, questo fa divertire i ragazzi. Ma poi quando vado a vedere le partite, anche dei bambini, rimango deluso perché le altre squadre pensano solo a vincere, a fare falli, gli allenatori urlano ai bambini “Corri, attacca, mettiti quattro quattro due!”. Il calcio, per i bambini, deve essere gioia. E comunicazione. Non c’è migliore tattica che parlarsi in campo, si vede meglio con gli occhi anche dei tuoi compagni».
Le dispiace non avere giocatori italiani nel suo Como, e perché non ci sono?
«Sì mi dispiace. Quando eravamo in serie B il 95% della squadra era composto da italiani e abbiamo vinto. Anche l’anno scorso ne avevamo molti. Quest’anno non abbiamo avuto la fortuna di trovare giocatori italiani funzionali al nostro modo di stare in campo. Ma mi rendo conto del problema. Io mi sento parte del calcio italiano e voglio dare una mano alla ripresa del calcio di questo Paese. A cominciare dal potenziamento del settore giovanile».
Da dove nasce il successo del Como?
«Da una società ben organizzata, dal nostro modello di gioco e dal fatto che abbiamo dato continuità. Quest’anno a gennaio non abbiamo comprato nessuno. A me non piacciono le rose che col mercato invernale vengono rifatte da capo, alimentano instabilità nel gruppo. Se cambi dieci giocatori ogni sei mesi diventa impossibile costruire una squadra. Quest’anno siamo rimasti come eravamo e siamo andati in Champions. Sarà un caso…».
È difficile il mercato interno, acquistare un italiano?
«Sì, in Italia o in Inghilterra è la stessa cosa. Alcuni giocatori buoni, ma non fuoriclasse, ormai sono valutati 40 milioni di sterline, il mercato è questo. Io cerco i giocatori funzionali al nostro modo di giocare. Mi arriva una lista e io scelgo quelli più organici alla nostra visione. Quest’anno spero di trovare anche giocatori italiani».
Cosa servirà al Como in Champions?
«Migliorare tanto la squadra. La Champions non è uno scherzo, se non sei adeguato ti stroncano anche con punteggi tennistici. Una cattiva giornata o dieci minuti sbagliati possono compromettere tutto. Non basta dire che l’anno precedente è andato bene, bisogna fare un salto di qualità».
La Champions è anche rischiosa, ci sono molti esempi.
«Dobbiamo goderci, qui a Como, la Champions. Ma sapendo che spesso squadre che hanno fatto bene un anno come Girona, Leicester, Nottingham Forest poi hanno conosciuto un’involuzione. Bisogna essere pronti per il più importante torneo per club del pianeta. Non si può sbagliare. E tenendo d’occhio il campionato. In Italia è difficile. Noi abbiamo fatto 71 punti e siamo arrivati quarti, in altre leghe saremmo stati più in alto. Una rosa adeguata è necessaria per affrontare una stagione con tante partite di qualità».
Nico Paz rimarrà?
«Non si sa, lui è molto contento di stare con noi. Vediamo cosa succede».
Le dispiace che l’Italia non sia per la terza volta ai Mondiali?
«Le sfide con Del Piero, Pirlo, Buffon erano storiche, per noi spagnoli. L’Italia è una grande nazione calcistica e la sua assenza dalla World Cup è un peccato. Tutti dobbiamo aiutare la ripresa formando gli italiani. Stiamo lavorando sul settore giovanile, questo è il mio contributo. Se poi ci saranno occasioni di mercato per calciatori italiani, li prenderemo».
Nel calcio italiano non le sembra che ci sia troppa fretta, troppa ansia da risultato? Troppi esoneri e pochi progetti?
«Quando tanti allenatori vengono esonerati dopo tre partite vuol dire che si è sbagliato a monte. Un allenatore deve avere autorità sui giocatori e la società deve aiutarlo. Se scegli un allenatore devi valutarlo dopo uno o due campionati, non puoi cacciarlo perché il pubblico fischia. Devi avere un progetto e tenere duro. Come ha fatto l’Arsenal con Arteta? Nelle prime tre stagioni erano arrivati due volte ottavi. Non per questo hanno cambiato guida tecnica. Poi, dopo sette anni, in questa stagione hanno vinto la Premier e sono arrivati in finale della Champions».
È giusto che i giocatori che perdono una partita debbano andare a capo chino davanti ai tifosi?
«Tutti vogliamo vincere, a cominciare dai giocatori. Noi siamo la terza squadra in Europa che ha giocato con più calciatori under 23. Io ho detto alla società che era un investimento sul futuro, ma che non si potevano aspettare subito tutto. Vogliamo fare una squadra giovane ma non vogliamo il tempo di farli crescere? Bisogna smetterla di pensare che se arrivi secondo in campionato hai fallito. Vince uno solo, tutti gli altri hanno fallito? Io non la penso così, il mio mondo è diverso».
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