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fcinter1908 news interviste Marotta: “Champions può essere ossessione! Palestra come Pio. Stadio? Real 500, noi 90”

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Marotta: “Champions può essere ossessione! Palestra come Pio. Stadio? Real 500, noi 90”

Andrea Della Sala Redattore 
Il presidente dell'Inter, ospite dell'evento "Uno storico double" al Festival della Serie A di Parma ha parlato della stagione trionfale dei nerazzurri

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Il presidente dell'Inter Beppe Marotta, ospite dell'evento "Uno storico double" al Festival della Serie A di Parma ha parlato della stagione trionfale dei nerazzurri.

Un anno fa l'argomento era Chivu. Per lei fu una scelta coraggiosa o consapevole?

"Il calcio è un fenomeno di forte aggregazione sportiva, appuntamento che vivo con grande emozione. Una delle prerogative del manager è il coraggio e la consapevolezza. Capire ciò che stava avvenendo. Eravamo reduci da una debacle a Monaco, era un po' preventivato ma non certo l'abbandono di Inzaghi che aveva dato molto all'Inter. Nello sport tutto si brucia facilmente, dovevamo trovare una soluzione. Avevamo forte in mente il modello di riferimento, dovevamo trovare l'attore protagonista. Abbiamo con una facilità estrema scelto di affidare la squadra a Chivu, scelta coraggiosa. Consapevolezza era capire il momento". 

Cosa ha portato?

"È il leader di un'azienda. Tra squadra e gruppo c'è una differenza, la squadra condivide valori, percorso e obiettivi. La squadra ha riconosciuto in lui le qualità per essere leader. Il primo atto è stato questo, poi la certificazione gliel'ha data la squadra. Intenti comuni e riconoscere in Chivu il conduttore". 

Sulle qualità di Chivu

"Io posso essere più saggio, lui essendo giovane ha entusiasmo. Se da una parte i giovani non hanno l'esperienza, che è quella che va di pari passo con la competenza, Chivu sta crescendo di giorno in giorno, ma la sua caratteristica è che è molto carico".

Ha dimostrato calma olimpica, vi somigliate in questo?

"Il ruolo dell'allenatore è molto cambiato, bisogna adattarsi. L'allenatore oggi deve avere qualità molto diverse da prima. Io ho avuto un allenatore che dava del lei ai giocatori. Oggi non è più logico, come leader deve avere delle grandi qualità, Deve gestire degli uomini che sono molto più emancipati ed esigenti con chi li guida. Deve essere psicologo e capire velocemente chi ha davanti e adattarsi a 25 giocatori. La squadra deve avere valori comuni, Chivu ha questa intelligenza. La fortuna aiuta ad arrivare al successo ed è importante, noi abbiamo avuto la fortuna di aver scelto la persona giusta. Abbiamo avuto modo di conoscerlo e ha tantissime qualità".

Firma a inizio settimana?

"Atto formale, volontà da tutte le parti di proseguire. Assolutamente posso dire che abbiamo raggiunto un accordo, sarà siglato dopo la vacanza che sta facendo".

Lautaro presenza totale per gli altri?

"Il cammino viene fatto attraverso il vissuto, c'è stata una crescita continua.

Partita con la Roma la svolta?

"Certificazione che potevamo essere protagonisti fino in fondo. Abbiamo rafforzato la motivazione e l'autostima e abbiamo proseguito un percorso che è stato difficile, ma avevamo la convinzione di vincere e abbiamo affrontato altre difficoltà come nella partita di Como.

C'è un protagonista che lo è stato per lei ma se n'è parlato poco?

"Fare i nomi è imbarazzante, tutti meritano elogi. Il ruolo predominante è quello del capitano e anche qua vale il discorso dell'allenatore. Lautaro rappresenta il ruolo del capitano, riconosciuto dai compagni come leader, non solo perché gliel'ha dato la società questo ruolo. Ha dato un contributo importante e non solo per questo si è ritagliato questo ruolo. Dico lui per dire tutta la squadra". 

Ruolo di Pio Esposito nella prossima stagione?

"È il nostro fiore all'occhiello, siamo fieri di aver valorizzato alcuni giovani. Arriva dl nostro settore giovanile ed è ispirazione per altre squadre. Il coraggio di far giocare i giovani va di pari passo con una pressione che deve capire cos'è questo fenomeno. In Italia la pressione condiziona l'attività dei club. Quando abbiamo deciso di prendere Chivu abbiamo subito delle critiche. Va introdotta una nuova cultura, quella della sconfitta che invece c'è in Inghilterra. Quando una squadra perde non succede quello che succede in Italia. Fai giocare pio davanti a 80mila tifosi e magari lo perdi. Ci deve essere questo cammino tra la realtà diretta delle società e il mondo che lo circonda".

Siete iscritti alla corsa a Palestra?

"Abbiamo a che fare con la definizione di talenti. Ho gestito tanti talenti che poi non sono diventati campioni. Il talento è oggi, come Esposito o Palestra, quello che dimostra di avere qualità tecniche, fisiche e di apprendimento tattico, poi il cammino è molto lungo. Se non hai determinati valori rimani talento e non diventi campione. Ho avuto a che fare con Cristiano Ronaldo, era un vero campione in campo e fuori dal campo. Serve la capacità di non caricarli troppo di pressione, è sui giornali tutti i giorni e non è facile. Rappresentano il futuro, ma voglio essere prudente perché il cammino è lungo. Esposito a costo zero, Palestra è dell'Atalanta e ha un valore di mercato giusto e logico, appetibile da tanti club. È un giocatore che piace a tante squadre".

Pensando alla prossima Champions?

"Considerazione di Chivu molto prudente, poi è animato dalla voglia di poter vincere. Nello sport l'asticella deve essere sempre alzata, non è sinonimo di arroganza ma bisogna essere ambiziosi nello sport. Chiaro che se non sei all'altezza non vinci. Non deve essere un'ossessione, ma avere un obiettivo alto può essere un'ossessione e avere questa ambizione ti porta a raggiungere determinati risultati anche al cospetto di corazzate. L'equazione chi più spende più vince non funziona nel calcio". 

Cosa manca per ambire alla Champions?

"La Champions è molto diversa dal campionato, è un giro a tappe. Il ciclismo deve essere fonte di ispirazione per il calcio. Mentre il campionato è una corsa a tappe e alla lunga vince il migliore, la Champions è un torneo e non sempre vince il più forte. Le circostanze passano anche attraverso a un sorteggio. Psg-Bayern l'avrei immaginata come finale, con tutto il rispetto per l'Arsenal. La Champions non ha linearità di calendario, dipende dallo stato di forma, dagli infortunati... Speriamo che la fortuna ci possa aiutare per fare un cammino più lungo possibile".

Come cambia la prospettiva per l'Europa con lo stadio di proprietà?

"Sostenibilità e innovazione. Nella prima metto l'aspetto economico e finanziario, devi valorizzare al massimo le risorse che produci. Lo stadio sviluppa risorse economiche e serve un prodotto moderno, ospitale. San Siro icona mondiale, ma è uno stadio datato che non ti dà comfort come sky box o altre attività durante la settimana. Il Real vuole arrivare a mezzo miliardo di introiti, noi raggiungiamo 90-100 mln e qui c'è già un gap con Spagna e Premier League. Se uniamo questo a un concetto di sicurezza ti porta a dire che vogliamo lo stadio nuovo. È un'esigenza ma in Italia la burocrazia è molto lenta, ci siamo arenati, grazia alla tenacia della nostra proprietà e di quella del Milan siamo andati avanti. Un investimento di due miliardi deve essere sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture perché è una struttura che porta un beneficio diretto ai club ma anche un indotto generale. Abbiamo questa esigenza. Dal punto di vista emozionale avere una propria casa sviluppa il senso di appartenenza, ti dà quella forza in più che ti porta a raggiungere qualche punto in più in classifica. La squadra ti dà il 90-95%, il resto arriva da altre componenti". 

L'affermazione di Perez sul colpo da 150 mln come la lascia?

"Ho sempre preso come esempio anche Perez, ha rappresentato per me un dirigente di grandissimo spessore, da imitare. È molto saggio, anche ora che ha tanta pressione tira fuori delle cartucce come Mourinho, o un giocatore che immagino ma non dico lo fa diventare il presidente più vincente del mondo".

Difficile fare il presidente? 

"Ho iniziato con la gavetta, pulivo le scarpe dei giocatori negli spogliatoi. Ho avuto la fortuna di conoscere tutte le dinamiche. Direttore sportivo importante ma serve adattarsi, ho capito che serviva conoscere nozioni di bilancio. Poi amministratore delegato, coordinare un gruppo di colleghi, prendere delle responsabilità. Manager deve avere due qualità: stabilire i valori di un'azienda e scegliere gli uomini con cui lavorare. Compito è coordinare le varie aree e dare delle motivazione attraverso l'ascolto, l'esempio e delle linee guida precise". 

La chiave per tornare a giocare un Mondiale?

"Credo si faccia confusione nell'analisi: si parla di calcio vicino al fallimento, ma oggi il problema che si è evidenziato, l'assenza dei Mondiali, è sportiva e nasce da un format che nasce dalla Fifa diverso dal passato. Arrivano nazioni come Capo Verde che poco hanno a che fare con l'Italia. La nostra crisi sportiva parte da dopo il 2006. Domani con la Nazionale U17 giochiamo la finale col Belgio e abbiamo eliminato la Spagna. Abbiamo grandi risorse, grandi tecnico come Ancelotti in Brasile, Montella nella Turchia, abbiamo ottimi dirigenti. Facciamo fatica a ottenere risultati. Come mai il Friuli che ha sempre dato campioni oggi non esprime più nulla? I campioni nascono dai ceti medio bassi, oggi questi trovano difficoltà a giocare a calcio. Quando approcci con la squadra di paese ti chiedono la retta scolastica perché sono venuti meno i mecenati. C'è una dispersione a trovare talenti, riportare il calcio nelle scuole come in Norvegia dove il sistema scolastico di obbliga a svolgere tre discipline sportive. Noi non abbiamo questo. Dobbiamo anche avere allenatore delle giovanili che non pensano a vincere, ma il gioco deve avere prevalenza e i ragazzini devono essere creativi". 

Politica come può aiutare?

"Non abbiamo mai chiesto soldi alla politica, abbiamo bisogno di un legislatore che faciliti la gestione. avevamo il Decreto Crescita nato per avvantaggiare i cittadini italiani, ci siamo trovati senza questa agevolazione. Decreto dignità, alimentiamo il betting, lo Stato ne trae un beneficio attraverso le tasse. Dalla politica vogliamo che ci faciliti la gestione dei club. Abbiamo bisogno di snellire questi percorsi per essere più competitivi".

Qual è il metodo Marotta?

"Nella vita si può arrivare, servono tre concetti fondamentali di un leader: umiltà, coraggio che vi deve portare a prendere decisioni difficili, e la perseveranza che ti porta a cadere e a rialzarsi. Mandela diceva io non perdo mai, vinco o imparo. La convinzione porta a raggiungere obiettivi insperati".