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Tardelli: “Mondiali? Qualità si è abbassata e tutto meno credibile. L’Italia…”
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Marco Tardelli ha parlato a La Gazzetta dello Sport del Mondiale: “In effetti il Mondiale è un po’ lungo: 48 squadre non sono tante in sé, è la qualità media che si abbassa. Se ci fossero più europee ci sarebbe più equilibrio e spettacolo”
Le piace la nuova formula?
“Non troppo. A me sembra che tutto sia meno credibile. È un po’ facile andare avanti anche in questa fase”.
Ci sono i ripescaggi.
“Questa è la regola e va accettata. In fondo nel 1994 siamo arrivati in finale dopo i ripescaggi. Però si perde il senso della conquista”.
Cioè?
“Non è solo il Mondiale, è dovunque ormai così. In Coppa Campioni andavano i campioni, ora vanno tutti in Champions. Il Mondiale era l’obiettivo di una vita soprattutto per le piccole, ora è più facile. Non si torna indietro, lo so. Certo, aumentano le possibilità, ma quanto è occasione di crescita un torneo così?”.
Non si cresce giocando un Mondiale?
“Sì, ma il Mondiale non deve essere un premio. Ci si arriva crescendo. È la fine di un percorso. Il Marocco ha fatto un lavoro di crescita enorme e ora è alla pari con le grandi. Le africane sono cresciute ma anche perché i giocatori sono in Premier, in Liga, in Italia. Ai nostri tempi erano un po’ naif tecnicamente e tatticamente. Ora no”.
Sono troppe le goleade?
“Non sono tante e ci sono sempre state, ma danno il senso di un certo dislivello. Anzi, tante piccole si stanno comportando bene. Il Mondiale è Mondiale, quindi devono essere rappresentati tutti. Ma con qualche europea e qualche sudamericana in più sarebbe tutto diverso, anche a 48. Ma non oltre. Si parlava di un Mondiale a 64 squadre: per carità”.
Le nuove regole sono però utilissime: partite veloci, ritmo.
“Velocizzano il gioco, forse qualche fallo si potrebbe fischiare, invece ormai si lasciano correre tante situazioni. Certo in Italia ci si fermerebbe ogni minuto...”.
Un giocatore è stato espulso per aver parlato con la mano davanti alla bocca a un rivale.
“Sono le regole. Anche perché gli episodi di razzismo non possono esistere nel calcio”.
C’è mezzo mondo, tranne l’Italia.
“Ma noi non siamo così scarsi. Solo che dobbiamo ripensare il nostro calcio”.
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