01:41 min
fcinter1908 news interviste Zanetti: “Mi volevano club importanti, ecco perché non ho mai lasciato l’Inter. Mourinho…”

news

Zanetti: “Mi volevano club importanti, ecco perché non ho mai lasciato l’Inter. Mourinho…”

Matteo Pifferi Redattore 
"Abbiamo fatto la storia vincendo il Triplete: rimarrà per tutti noi una delle notti più belle", ammette Zanetti

Scegli FcInter1908 come tuo sito preferito su Google: clicca qui

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Javier Zanetti è tornato a parlare del Triplete e in particolar modo della finale di Champions vinta nel 2010 contro il Bayern:

“È stata una notte magica, indimenticabile per me, per quella squadra e per i nostri tifosi. Abbiamo fatto la storia vincendo il Triplete: rimarrà per tutti noi una delle notti più belle in assoluto delle nostre vite”.

L’immagine a cui è più legato?

“Al fischio finale, quando ho visto la gioia di tutti i nostri tifosi interisti. E poi andare a fare le interviste e vedere le immagini di Milano che si riempiva di persone, da Piazza Duomo in poi. Non vedevamo l’ora di tornare in Italia per abbracciare tutti i nostri tifosi”.

Qualcuno ha fatto più festa degli altri?

“Tutti, tutti. C’è stata come una liberazione al triplice fischio: era stata una stagione molto faticosa, nell’ultimo mese abbiamo disputato tutte gare decisive per vincere il campionato, la Coppa Italia e poi lì a Madrid la finale di Champions. Però il lavoro ci ha ripagato”.

Cosa rese possibile il Triplete?

“Un gruppo di giocatori che era prima di tutto un gruppo di uomini, con grande senso di appartenenza e ricordandosi sempre la maglia che indossavamo. Era un orgoglio per tutti noi difendere i colori dell’Inter in qualsiasi parte del mondo, con un grande condottiero come José Mourinho. È stato lui a convincerci che vincere tutto era possibile: aveva ragione”.

È arrivato all’Inter nell’estate del 1995: che aspettative aveva?

“Quando sono arrivato speravo di rimanere all’Inter il più possibile. Mai mi sarei immaginato, però, che quella partita nel 1995 sarebbe stata la prima di 858 gare con la maglia nerazzurra. Per me questa società è una famiglia e lo sarà sempre: il legame è qualcosa che va oltre la questione professionale, ma abbraccia il sentimento mio e dei miei familiari. Mi auguro di poter continuare e di avere tanti altri successi”.

Che idea aveva dell’Inter quando ci è arrivato?

“L’idea che avevo arrivava da mia mamma. La mia famiglia è tifosa dell’Independiente e mi raccontava le finali di Coppa Intercontinentale del 1964 e 1965 (allora si giocava andata e ritorno, ndr). Quando sono arrivato, ricordo di aver parlato di quelle partite con Giacinto Facchetti, Mazzola, Luis Suárez, Angelillo e Corso: mi raccontavano che erano state sfide durissime, soprattutto quelle in Argentina. Confrontarmi con loro è stata una cosa bellissima”.

Quando ha capito che non avrebbe più lasciato l’Inter?

“Ho sempre messo sulla bilancia come mi trovavo io all’Inter. Nel corso degli anni sono arrivate richieste da club importanti, ma per me ha sempre prevalso come mi trovavo lì. Io ero felice in nerazzurro, anche nei momenti in cui non si vinceva, e mi piaceva rappresentare il club. Quindi sono sempre rimasto”.

Di compagni ne ha avuti tantissimi: chi è stato il più pazzo?

“Direi Maicon e Taribo West. Arrivavano già alla mattina col sorriso sulle labbra, facendo battute. Erano davvero divertenti”.

Il più serio?

“Ivan Cordoba, ancora oggi uno molto serio”.

Quello con cui hai legato di più?

“Con la squadra del Triplete. Abbiamo ancora una chat, siamo tutti fratelli. Con quel gruppo ci sarà sempre un legame molto importante”.