Cds - Giustizia Sportiva, non ci sono profili di punibilità: anche Chiné archivia? E per Rocchi...
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"Non si aprirà alcun portone, dopo che s’è chiusa la porta della Procura di Milano (in attesa avvenga lo stesso con quella di Monza)". Ne è certo il Corriere dello Sport, che nella sua edizione odierna commenta le ultime vicende in merito all'inchiesta sul mondo degli arbitri per la quale è stata disposta ieri l'archiviazione. Si legge infatti: "Tutte le risultanze d’indagine condotte dal Nucleo Operativo Metropolitano (NOM) della Guardia di Finanza di Milano sono state trasmesse, ed arriveranno nelle prossime ore, al Procuratore federale, Giuseppe Chiné. Era stato lo stesso capo degli 007 di Malagò a chiedere gli atti alla Procura della Repubblica di Milano subito dopo la notizia dell’avviso di Garanzia recapitato a Gianluca Rocchi (anche perché sollecitato, diciamo così, dal mondo della politica, in quel momento particolarmente “sensibile” nei confronti di via Allegri).
Richiesta che adesso, dopo che il GIP si sarà espresso in merito all’archiviazione, verrà esaudita. Ma su una parte dell’inchiesta, Chiné si era già espresso. Le “bussate” alla sala VAR di Lissone (che sono costate a Paterna le false dichiarazioni al pubblico ministero) erano già state archiviate, a meno che Monza (al quale è stato trasmesso per competenza territoriale lo stralcio) non valuti o faccia emergere cose nuove. Il materiale da esaminare, dunque, dovrebbe essere solo quello relativo alle eventuali pressioni sulle designazioni. Allo stato, non emergerebbero profili di punibilità, ma tutto il materiale probatorio dovrà essere valutato. Era il 2025, uno degli assistenti dismessi (succede sempre così), Domenico Rocca, fa un esposto nel quale denuncia una presunta ingerenza da parte del designatore (oggi ex) Rocchi nei VAR di Lissone.
L’episodio, che è poi quello nell’inchiesta di Milano, riguarda in particolare Udinese- Parma del primo marzo 2025, la “bussata” a Paterna. Chiné doveva valutare se fossero state poste in essere violazioni all’autonomia della sala di Lissone sancita dai protocolli, anche attraverso comunicazioni fra designatore, responsabile VAR (Gervasoni) e i VMO (Video Match Official), non riscontrando condotte sanzionabili dal punto di vista disciplinare-sportivo. Una tesi che convinse anche il Coni, visto che nel luglio 2025 Chiné propose l’archiviazione del caso alla Procura Generale dello Sport, che diede il proprio assenso definitivo chiudendo il primo fascicolo. Adesso il faldone di Milano comprende anche la “morra” («sasso, carta, forbice» come codice gestuale, secondo la tesi di Pasquale De Meo, altro assistente dismesso), dovrà pronunciarsi la Procura di Monza.
C’è poi il caso-designazioni, il “corpo” dell’inchiesta per la quale la Procura ha chiesto ieri l’archiviazione. Il materiale comprende le intercettazioni e le testimonianze che hanno portato non solo il Procuratore Capo, Viola, e l’aggiunto Ielo, ma pure Ascione a chiudere con un nulla di fatto. Non ci furono pressioni su Rocchi per designare questo o quell’arbitro (o escluderne uno), in particolare a favore dell’Inter, che in questa inchiesta è entrata e uscita subito. E’ vero che ciò che non è penalmente rilevante, potrebbe esserlo invece dal punto di vista sportivo, ma le telefonate fra Rocchi e i suoi uomini non sembrano contenere ipotesi di illecito. Al massimo, ma è una tesi tutta da dimostrare, l’ex designatore potrebbe incorrere nell’art. 4 del codice di Giustizia Sportiva (lealtà, correttezza e probità). Già, potrebbe...".
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