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Agresti: “Mossa Inter, Juve e Milan sbagliata. Hanno provato a scavalcare la Lega”

Andrea Della Sala Redattore 
Della volontà delle big di ridurre il campionato a 18 ha parlato il giornalista a La Gazzetta dello Sport

Della volontà delle big di ridurre il campionato a 18 ha parlato il giornalista Stefano Agresti a La Gazzetta dello Sport

Sedici a quattro: la Lega di Serie A non è affatto spaccata. Non stavolta, almeno. In un momento decisivo per le sorti del calcio italiano, i venti club del nostro campionato principale votano quasi tutti dalla stessa parte e hanno quasi tutti le medesime idee. 

Sedici a quattro: una maggioranza schiacciante ha tracciato la strada decidendo la linea della Lega di Serie A. Poi c’è ovviamente da riflettere sul fatto che le quattro sconfitte siano le tre grandi (Inter, Juve e Milan) più un club che aspira a diventarlo (la Roma). I dirigenti di queste squadre si sono chiusi nella stanza del presidente federale Gravina e gli hanno detto, in soldoni: noi siamo favorevoli alla riduzione della Serie A, portiamola a diciotto squadre; se vuoi modificare in questo modo il campionato hai il nostro sostegno, per riuscire nell’intento siamo pronti anche a rinunciare al diritto di veto.

Non hanno dibattuto all’interno della Lega di cui fanno parte, hanno provato a scavalcarla guardando esclusivamente ai loro interessi, che sono quelli di giocare meno partite in Italia perché sono aumentate le gare a livello internazionale e dalla prossima stagione cresceranno ancora con la nascita del Mondiale per club. Riduciamo gli impegni in patria, così avremo più energie per giocare all’estero, questo il progetto. E chi se ne importa se due città resteranno senza grande calcio, se l’offerta da proporre alle tv diminuirà, se la Serie B avrà una promozione in meno (anzi mezza, perché la terza classificata dovrebbe presumibilmente spareggiare con la terzultima della A) e perderà il fascino dei playoff (impensabile organizzare un lungo playoff al termine del quale la vincitrice debba ancora giocarsi la promozione in un’ulteriore sfida con una squadra di A). 


Il criterio che ha ispirato Inter e Juve, Milan e Roma in questo frangente non è molto diverso da quello che ha guidato i dodici club fondatori della Superlega: pensiamo a noi, ai nostri interessi, fregandocene del bene comune. Senza considerare che quegli interessi – gli interessi delle grandi – non possono fare a meno della partecipazione di chi non è altrettanto grande, ma interviene nella stessa competizione consegnandole fascino, entusiasmo popolare, incertezza e, di conseguenza, denaro. Questo non è stato un tentativo di golpe notturno come la clamorosa messinscena del 19 aprile 2021, ci mancherebbe; del resto quanto accaduto allora qualcosa dovrebbe avere insegnato. Oggi – ci auguriamo – nessuno crede davvero che si possa riproporre con successo l’idea della Superlega, avversata non solo dai tifosi, dalle Federazioni e dalla quasi totalità delle società, ma addirittura dai governi europei, nonostante il teorico via libera arrivato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Ma la mossa di Inter, Juve, Milan e Roma è stata comunque un errore. E la Lega l’ha bocciata: sedici a quattro.

 


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