ESCLUSIVA Pistocchi: “Bugia su Eriksen. Conte? Vorrei fargli una domanda. Morata? Dov’erano le proteste per Caputo?”

FCInter1908.it ha intervistato in esclusiva il noto giornalista per analizzare il momento nerazzurro e discutere delle polemiche sul VAR

di Marco Macca, @macca_marco

Si è appena chiuso un Octobris horribilis per l’Inter, che ha ottenuto una sola vittoria (quella di Genova per 2-0), perso il derby e rimediato, nelle restanti quattro partite, altrettanti pareggi. I gol subiti in otto partite stagionali sono ben 12, mentre i punti in meno dopo sei giornate di campionato, rispetto alla scorsa stagione, sono ben sette.

Basterebbero questi numeri per affermare che serve una svolta in fretta. Soprattutto se a tutto ciò aggiungiamo che l’Inter si trova alla vigilia di una sfida, quella contro il Real Madrid, già importantissima nell’economia del girone B di Champions League, alla luce dei pareggi contro Borussia Moenchengladbach e Shakhtar Donetsk. FCInter1908.it ha analizzato il momento nerazzurro con il giornalista di Sport Mediaset Maurizio Pistocchi, che si è espresso anche sulle recenti polemiche in merito al mancato rigore ai nerazzurri per il fallo su Perisic durante Inter-Parma. 

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Sig. Pistocchi, l’Inter ha chiuso un ottobre nero, con una sola vittoria. E’ d’accordo con Conte nell’affermare che si tratti solo di un problema di fase realizzativa? Oppure c’è di più?
Le statistiche dicono che, nelle ultime cinque partite, l’Inter ha avuto un possesso palla medio del 59% e una media di 18 tiri a partita. Questo significa che ha avuto il dominio del campo e del pallone, e che ha concluso in maniera efficace. I risultati non sono stati all’altezza per evidenti errori in fase difensiva, arrivati anche perché Conte ha potuto schierare la difesa titolare solo contro la Lazio. Ma anche per un atteggiamento ultraoffensivo. L’Inter occupa stabilmente la metà campo avversaria, con quello che di fatto è un 3-3-4. E’ un atteggiamento positivo per la volontà di dominare il gioco. Ma, se vuoi giocare in questo modo, servono difensori veloci, e l’Inter in questo momento non li ha. C’è un discorso da fare anche sulla qualità dei giocatori utilizzati in fase offensiva: mi sono sorpreso nel vedere Perisic impiegato da seconda punta, ruolo per cui lo stesso Conte lo scorso anno lo aveva scartato. In più c’è una problematica legata alle giocate negli ultimi 20 metri. Il giocatore più bravo da quel punto di vista, oltre a Barella, è Eriksen. Ma evidentemente non soddisfa Conte sotto altri aspetti. Nel complesso, l’Inter deve avere rimpianti per i risultati, ma non per il gioco, anche se dovrà migliorare anche da questo punto di vista, se vorrà vincere.

Arrivati a questo punto, l’allenatore nerazzurro dovrebbe prendere in considerazione l’idea di un cambio modulo oppure, se pensa che questa sia la via giusta, è giusto portarla avanti?
Io non ho dogmi. Dunque, non considero da bocciare a priori la difesa a tre. Ma, come detto prima, nella difesa a tre servono giocatori veloci, dato che bisogna coprire molto campo, anche in ampiezza. Ho la sensazione che l’Inter non abbia questi giocatori. A parte Hakimi, gli altri sono giocatori di struttura, dunque non particolarmente rapidi. Inoltre, ritengo che sia un errore condizionare i giocatori all’applicazione ferrea di un certo tipo di schemi. Oggi, un allenatore deve essere bravo a interpretare i giocatori. E’ un concetto semplice: quando un tecnico arriva in una società, trova un gruppo già formato di 20-25 giocatori. Se non gli vanno bene, li butta tutti a mare? Deve imparare a gestire i calciatori ed essere funzionale a loro. Si sente spesso dire: ‘Cerco giocatori funzionali al mio gioco’. E’ un errore: è l’allenatore che deve essere funzionale ai giocatori. Per esserlo, deve valorizzare la rosa che ha, e avere al contempo più idee. Una sola idea è pericolosa, e fa sì che si realizzi un calcio molto meccanico e codificato. Ma, così facendo, a lungo andare gli avversari ti neutralizzano. L’Inter ha un gioco in cui controlla molto il pallone, ma in realtà negli ultimi 20 metri non dà troppo spazio alla qualità e all’inventiva, che poi è ciò che fa la differenza. Ad Antonio vorrei fare una domanda, appena ne avrò l’occasione: ‘Se tu avessi a disposizione Messi o Cristiano Ronaldo, giocherebbero?’. Il problema è che, nella sua rigida impostazione di gioco, il talento fa fatica a essere inserito. Soprattutto se si esprime in maniera tale da catalizzare il gioco della squadra. La mia perplessità, dunque, è questa: Conte è un bravissimo allenatore e si vede, ma manca di elasticità. Soprattutto, la sua idea di calcio si esprime con un solo modello. E questo, nel 2020, non va bene. Un tecnico deve saper alternare modulo e disposizioni. Tra l’altro, non è che non sia capace, dato che al primo anno alla Juventus giocava, e molto bene, con un 4-3-3. Credo che questo possa essere il modulo anche all’Inter, aggiungendo Eriksen nel tridente d’attacco. Il Sassuolo contro il Napoli giocava in fase di possesso con un 3-4-2-1. Un modulo che potrebbe adottare anche l’Inter, con Eriksen da una parte, Lukaku dall’altra e Lautaro punta centrale. Le alternative ci sono, ma lui non vuole tenere in considerazione altre possibilità, perché è convinto che la sua idea sia vincente.

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Siamo così sicuri che quella dell’Inter sia la rosa migliore della Serie A, anche in termini di completezza?
L’Inter ha costruito una rosa su misura per il gioco di Conte. I giocatori presi sono funzionali a quella disposizione. Oggi, non è che ci siano grandi alternative, sia perché lui non ci crede, sia perché la rosa è stata costruita su misura per la sua idea. Ma l’Inter potrebbe adottare tranquillamente il 4-3-3: Hakimi potrebbe essere il difensore più libero di spingere in fase offensiva. Gli altri difensori potrebbero essere Bastoni, de Vrij e Skriniar, e non mancano le alternative nel reparto, così come a centrocampo. Bisognerebbe organizzare la fase offensiva, che attualmente è spesso affidata agli esterni. E questo non va benissimo, quando hai tanti giocatori di qualità come Brozovic, Barella ed Eriksen. Vorrei che il gioco dell’Inter passasse più da questi uomini.

La gara di stasera contro il Real Madrid è già decisiva per la qualificazione in Champions? Dove potrebbe vincere Conte questa sfida contro Zidane?
Credo che sarà una partita molto aperta, perché ho visto un Real in difficoltà, sia difensivamente, sia nella creazione del gioco offensivo. Ci sono polemiche sul comportamento di Vinicius, che non è da poco, visto che il brasiliano è stato pagato molto. Il Real ha una rosa molto forte, ma tolto Sergio Ramos dietro balla. Varane non è cresciuto come ci si aspettava; Mendy non ha la stessa qualità di Marcelo; la mancanza di Carvajal si sente molto. Contro lo Shakhtar e il Borussia Moenchengladbach il Real si è salvato per la qualità dei suoi giocatori, ma ha rischiato di perdere di goleada. Conte dovrà provare a togliere punti di riferimento. Senza Lukaku l’Inter perde tanto. Se io fossi in Conte, farei quello che ha fatto De Zerbi a Napoli: una punta centrale (Lautaro) e due centrocampisti offensivi alle spalle: Brozovic ed Eriksen, Perisic ed Eriksen. Farei in modo di avere più giocatori in grado di fare entrambe le fasi con qualità. Che, portati vicini all’area avversaria, potrebbero creare problemi. A centrocampo Vidal, Barella e Gagliardini. Potrebbe essere un’Inter meno brutta di quello che si possa pensare. L’appuntamento è decisivo sotto tanti aspetti: l’Inter ha un gioco e un’identità, ma se non vengono confermati dai risultati, il rischio è che i giocatori perdano fiducia in quello che fanno. Successe anche a Sacchi durante il primo anno al Milan, prima che intervenisse la società. Conte ha la fiducia totale della società e può mettere in difficoltà il Real. L’Inter è tecnicamente una buona squadra, fisicamente importante. Conte dovrà trovare la soluzione per sostituire al meglio Lukaku.

Che ne pensa di questo nuovo Conte, molto diverso da quello passionale della passata stagione? Secondo lei c’entra in qualche modo il ‘patto di Villa Bellini’ dello scorso agosto?
Conte l’anno scorso è arrivato con aspettative e garanzie di investimenti. Poi c’è stata la pandemia: l’Inter anche quest’anno chiuderà con un buco da 100 milioni. Nell’incontro gli è stato spiegato che di più non si poteva fare. Il suo è l’atteggiamento di uno che ha preso coscienza del fatto che non poteva ottenere tutto il necessario per vincere subito. Parliamo chiaramente: voleva a tutti i costi Kanté, perché gli avrebbe permesso di giocare in maniera ultraoffensiva. Lì, per esempio, contro il Borussia Moenchengladbach ha giocato Vidal, che è più un giocatore offensivo che di governo. Presa coscienza di queste cose, tutto il resto viene da sé. E’ un grande lavoratore e uno studioso del calcio, e sta lavorando con i giocatori che ha a disposizione. L’unica cosa che mi sento di osservare è che un allenatore bravo come lui dovrebbe avere più di un’idea. Il fatto di avere delle alternative è un pericolo in più per gli avversari.

 

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Eriksen continua a non imporsi a Milano, nonostante comunque abbia avuto molte occasioni nell’ultimo periodo. Colpa sua o di Conte?
Penso che ci siano delle dinamiche innanzitutto tecniche. Il calcio di Conte è codificato, con dei movimenti che sono sempre gli stessi. Un calcio più degli schemi che dei giocatori. E’ un calcio che può essere efficace, ma limitativo nei confronti delle qualità dei calciatori. In quel calcio, Eriksen c’entra poco o nulla. E’ stato sostituito contro il Parma quando mi sembrava che stesse giocando meglio. Qual è il suo ruolo? Si sente spesso dire che è un trequartista e che Conte non lo prevede. Non è vero, perché lui tra Ajax e Tottenham ha giocato anche da mezzala e da esterno. Dovrebbe avere una collocazione in grado di esaltarne le qualità. E’ un destro naturale, ma calcia bene anche di sinistro. La sua posizione ideale sarebbe per me da mezzala sinistra o da attaccante esterno a sinistra nel tridente. Giocando dentro al campo e avendo come corrispettivo dall’altra parte Lukaku, con Lautaro punta centrale. Non so se troverà una collocazione all’Inter: mi sembra che abbia perso fiducia in se stesso e nell’allenatore. Penso che ci siano molte probabilità che, se non viene gratificato dalle prestazioni e dalla titolarità, a gennaio possa andare via.

 

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Dopo l’errore di Piccinini durante Inter-Parma, è riesplosa la polemica attorno al VAR. Il fatto che non il direttore di gara non si sia servito della tecnologia, secondo lei, è un problema di incompetenza, di burocrazia o di presunzione degli arbitri?
Partiamo dal presupposto che la classe arbitrale italiana è modesta, tanto è vero che la UEFA non la tiene troppo in considerazione. Se ci fossero stati gli Europei, sarebbe andato un solo arbitro italiano. Sarebbe stata la prima volta nella storia. Le responsabilità ce l’ha chi ha ‘allevato’ questi arbitri: il settore tecnico dell’AIA, guidato da Trefoloni, e lo stesso Rizzoli. In cima alla piramide c’è ovviamente Nicchi. Poi c’è il protocollo, che stabilisce che il VAR deve intervenire in caso di chiaro ed evidente errore dell’arbitro. Questo è il grosso problema: quando c’è effettivamente il chiaro ed evidente errore? Durante Inter-Parma, Piccinini fa un chiaro segno con le braccia, affermando che per lui non c’è nulla. A quel punto, come fa il VAR a intervenire? Sarebbe molto semplice se il protocollo dicesse che il VAR deve intervenire in caso di ogni possibile errore. In quel caso, l’uomo al VAR diventerebbe importante tanto quanto il direttore di gara, e sarebbe responsabilizzato a chiamarlo per segnalargli un possibile errore. In tutto questo, ho sentito Rizzoli (a Sky Sport, ndr) molto ondivago nelle spiegazioni: ha affermato che c’era rigore su Perisic, ma non su Bernardeschi in Juve-Verona. Era rigore in entrambi i casi. Le dinamiche sono sempre le stesse: sono falli, e bisogna aver le palle per dare rigore. Poi è stato dato un rigore assurdo in Torino-Lazio, quando Nkoulou si sta proteggendo da un tiro da metro di due metri di distanza. Chiaro episodio di involontarietà. Il problema, dunque, nasce dalla scarsa qualità degli arbitri italiani, dalla scarsa lucidità di chi li governa e da un protocollo pieno di incongruenze.

Dopo i gol annullati a Morata, si è alzato un polverone per i millimetri di troppo. Non è curioso che la polemica nei giorni scorsi ci sia stata proprio su uno dei pochi elementi oggettivi del VAR, ovvero il fuorigioco?
E’ una polemica pretestuosa. Ma questo dimostra che i servi sciocchi fanno spesso più danni ai loro padroni di quanto loro stessi immaginano. Il VAR è assolutamente oggettivo sul fuorigoco. Il fatto di criticarlo dopo i gol annullati a Morata, quando per esempio non si è detto niente sui quattro gol annullati al Sassuolo, fa capire che si tende a lisciare il pelo ai potenti, fregandosene di coloro che sono meno potenti. E questo non piace a nessuno.

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