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FCIN1908 / Agnelli-Conte, clima orchestrato dalla Juve: la “promessa” del quarto uomo

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Il passaggio di turno della Juventus in Coppa Italia è stato offuscato dal brutto atteggiamento del presidente e della dirigenza bianconera, che hanno ripetutamente insultato Antonio Conte

Sabine Bertagna

Se a margine di un Juventus-Inter non nascono polemiche o momenti di tensione la narrazione di questa sfida - quasi - non sembra credibile. Lo dice prima di tutto la storia e lo dice e sostiene a gran voce la pagina vergognosa di Calciopoli, dalla quale ancora la società bianconera preferisce non dissociarsi. Lo dice lo stesso Allianz Stadium che all’ingresso offre un conteggio distorto della realtà. Lo dicono gli stessi juventini. Il problema è che spesso lo dicono con orgoglio.

Nella narrazione di Juventus-Inter di ieri sera ci sono alcuni dettagli che completano le immagini proposte al termine della partita. Partiamo da una premessa e cioè che il calcio è un gioco e che la lealtà sportiva (come l’educazione) non deve mai mancare. Quando si perde, ma mi verrebbe da aggiungere a maggior ragione quando si vince. Anche vincere richiede classe, intelligenza e stile. Caratteristiche sinceramente non pervenute ieri a Torino. Nonostante il passaggio di turno in Coppa Italia.

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Quel che emerge prima del gesto di Conte e della fuga di Agnelli che cerca di coprire con la mano gli insulti è un clima di tensione molto ben orchestrato. Quasi preparato a tavolino. I vecchi rancori di una società (ma soprattutto di un presidente) nei confronti di uno suo ex allenatore diventano quasi più importanti della posta in gioco. Sicuramente più di ciò che avviene in campo, visto che è più ciò che succede fuori. E il fatto che il gruppo dirigenziale che ha insultato con chirurgica applicazione Conte non abbia avuto timore di farlo, fa riflettere sulle conseguenze che tutto questo avrà. Probabilmente nulla che potrebbe impensierire la Juventus. Naturalmente felici di essere smentiti.

Passiamo dai primi 45 minuti in cui a Conte, ogni volta che si alza per parlare con i suoi, gli viene urlato “coglione” o in alternativa “pagliaccio”. E non da una tribù di ultras che si è intrufolata erroneamente allo stadio, ma dalla dirigenza di una società che punta non solo a continuare a vincere, ma anche a determinare gli equilibri del calcio europeo con un ruolo da protagonista nella figura di Andrea Agnelli. Non urla solo la dirigenza (Agnelli, Paratici, Nedved), anche i giocatori in panchina (soprattutto Bonucci) intervengono e si rivolgono ai giocatori dell’Inter.

Il confronto tra Oriali e Bonucci

Finisce il primo tempo, Conte cede ad un gestaccio e tutti negli spogliatoi. Non ci sono le premesse per il famoso tè caldo (ci vorrebbe probabilmente altro per placare gli animi infuocati di alcuni), ma Oriali (che non per nulla ha sempre ricoperto ruoli autorevoli all’interno di club e nazionale), per cercare di recuperare un po’ di serenità, si rivolge a Bonucci e gli chiede di non parlare ai giocatori nerazzurri, ma di limitarsi a parlare con i suoi compagni. Una richiesta che Bonucci accoglie evidentemente come ragionevole, ma è qui che si inserisce Paratici con una frase minacciosa nei confronti di Lele (“tu stai zitto altrimenti ti picchio”). Alla faccia della serenità e dell’equilibrio, insomma. Sembra quasi che alla Juve questo clima guerrafondaio non dispiacesse poi così tanto.

La "promessa" del quarto uomo a Conte

Il finale diventa concitato e le immagini (che a Torino vengono scelte dalla Juventus) non riescono a nascondere un Agnelli piuttosto carico e sicuramente non nella sua veste migliore. Il presidente ha continuato ad apostrofare Conte con il termine c****e anche dopo il fischio finale. “Dimmelo in faccia e senza scappare”, gli ha risposto Antonio. A questo punto il quarto uomo è intervenuto tranquillizzando il tecnico nerazzurro: “Ho sentito tutto, mister. Ho sentito tutto”. Ottimo, quindi dal quarto uomo ci aspettiamo nel referto una relazione dettagliata di quanto sentito. Anche perché a questo punto diventerebbe davvero difficile spiegare come a Torino dirigenti e giocatori in panchina possano urlare "la qualunque" senza rischiare ammonizioni, multe e diffide. Mentre nel resto del mondo calcistico le regole sono diverse e chi sbaglia, semplicemente paga. Ma si sa, a Torino le regole tendono a fare di testa loro. E non certo da ieri sera.

(FCIN1908)

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