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Dumfries: “Inter? Chiamavo Raiola ogni giorno. Non accettavo di stare fuori, ma poi…”

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Le parole dell'olandese: "Ci è voluto un pò di tempo prima che si chiudesse l'affare con l'Inter. Alla fine ho avuto i brividi"

Marco Astori

Denzel Dumfries, esterno dell'Inter, ha concesso un'intervista ai microfoni di Voetbal International. L'olandese ha raccontato prima di tutto com'è andata la trattativa in estate per arrivare a Milano: "Ci è voluto un pò di tempo prima che si chiudesse l'affare con l'Inter. Alla fine ho avuto i brividi. Ho chiamato tutti i giorni Raiola. La mia voglia di vestire la maglia dell'Inter ha prevalso. C'era anche l'Everton, ma non ci ho pensato due volte. Volevo davvero andare all'Inter. La squadra campione d'Italia, un club di grande tradizione in Italia e in Champions League. Ovviamente hanno inciso anche la città di Milano e San Siro nella mia scelta.

Ho vissuto il mio primo derby contro il Milan in pieno stadio. È un'emozione fantastica. Queste sono cose che sogni se fai il giocatore. Ho avuto la pelle d'oca, mi ha impressionato. Per colpa della restrizioni ora non è pieno ma non vedo l'ora di tornare a giocare con lo stadio pieno in Serie A. Giocare senza tifosi non è bello, ti senti quasi impotente. Io ho bisogno del pubblico: mi dà energia e una spinta, mi rende migliore.

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La Serie A? Ho avuto tanti problemi all'inizio perché è molto diverso da quello che facciamo in Olanda. Se da noi in un 4-3-3 la palla è a sinistra, entriamo a destra. Faccio così da quasi vent'anni. Il mio corpo lo fa automaticamente, ma all'Inter è vietato. Qui devo restare largo. Ho lavorato tanto e l'ho imparato. Qui il calcio è molto tattico. De Vrij? È già la sua quarta stagione in nerazzurro. È una squadra molto esperta. È una bella cosa, perché possono spiegarmi bene cosa ci si aspetta da me tatticamente. Perisic? Mi aiuta nella parte tattica, è nella stessa posizione dall'altra parte del campo.

È bello che dopo un periodo in panchina mi sia stato permesso di giocare nelle ultime settimane. È stato difficile per me accettare il fatto di non aver giocato molto all'inizio. Voglio giocare a calcio e mostrare cosa posso fare qui. Ora posso dire che aveva senso che non fossi subito un titolare. Sono venuto qui senza una preparazione adeguata ed è la mia prima volta all'estero. Una lingua diversa, un nuovo ambiente, una cultura diversa e un modo di giocare completamente nuovo.

Non l'ho sottovalutato, sapevo che sarebbe stato così. Ma mi aspettavo di giocare di più all'inizio, sono onesto su questo. È bello che abbiano un piano molto chiaro con me, vogliono calmarmi e darmi tempo. Perché dal PSV all'Inter è davvero diverso. Non era ancora tutto chiaro per me. Ora che abbiamo la nuova casa, posso davvero ambientarmi, posso concentrarmi completamente sul calcio", ha concluso.

 

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