Inter, Conte si sfoga ma commette due errori: la tirata d’orecchie vale anche per lui

Inter, Conte si sfoga ma commette due errori: la tirata d’orecchie vale anche per lui

L’allenatore nerazzurro ha la sua dose di responsabilità e l’attacco alla dirigenza rappresenta un rischio grande a questo punto della stagione

di Daniele Vitiello, @DanViti

Quando l’Inter è rientrata negli spogliatoi, al termine del primo tempo, sembrava stesse andando tutto per il meglio. In effetti non poteva esserci inizio migliore per i nerazzurri: tanto carattere, condito da una serie consistente di giocate d’autore e due fiammate che avrebbero steso molti avversari.

Probabilmente anche il Borussia Dortmund, se non fosse stato per quello che – al netto delle considerevoli attenuanti – si può esclusivamente qualificare come suicidio. Con le pive nel sacco e il morale ai talloni, non si può far altro che provare a voltare pagina prima possibile, ripartendo dai non pochi segnali positivi. Non prima, però, di un bell’esame di coscienza che dovrebbe riguardare tutti, Antonio Conte compreso.

Già, perché se rabbia e delusione per la sconfitta rimangono del tutto legittime e sacrosante, si fatica a comprendere l’esuberanza di una serie di uscite al triplice fischio che rischiano di creare tensioni inopportune e deleterie. Un errore, non l’unico della serata per l’allenatore dell’Inter, al quale farebbe bene una metaforica visita oculistica per arginare i limiti palesati a Dortmund.

MIOPIA

Fa bene Conte a pretendere che ognuno, dalla dirigenza ai calciatori, si assuma le proprie responsabilità, ma sarebbe utile che si soffermasse sulla portata del suo sfogo. Non solo i più attenti ricorderanno l’immensa fatica da parte della società per costruire, tra mille difficoltà, una rosa probabilmente in Italia seconda soltanto alla Juventus e in grado – almeno fino a questo momento – di mantenere il passo di una corazzata che non ha eguali a livello internazionale.

Sono stati fatti investimenti importanti per assecondare le richieste del tecnico, provando a far coincidere il più possibile sogni e realtà, e molto altro verrà fatto nelle prossime sessioni di mercato: sin prisa, sin pausa.

Ogni cosa al suo tempo, con pazienza e onestà intellettuale. Le pretese nei suoi confronti non superano il limite del buonsenso e non si capisce da cosa derivi la fretta che troppo spesso, riversata sul mercato, è stata già cattiva consigliera negli ultimi anni. Metta a fuoco l’obiettivo del medio periodo e continui a lavorare come sta facendo, scrollandosi di dosso l’ossessione che va al di là della sana voglia di affermarsi. Parole come quelle di ieri provocano dinamiche che potrebbero rallentare il circolo virtuoso innescato fino a questo momento.

ASTIGMATISMO

A dirla tutta, analizzando lo svolgimento della gara di Dortmund, l’errore più grave sembra essere proprio quello di Conte. Brucia, perché in effetti la partita era stata preparata nel migliore dei modi, ma la lettura della ripresa è stata tardiva e confusa. Il senno di poi rende soltanto più evidente una dinamica già ben chiara a gara in corso: l’inserimento di Lazaro, con relativo spostamento a sinistra di Candreva, andava fatto prima. Perché sul lato di un Biraghi in estrema difficoltà gli esterni tedeschi hanno fatto il bello ed il cattivo tempo.

In quella zona si è decisa la gara e bisognava cambiare qualcosa ben prima del 2-2 che sarebbe stato comunque oro colato in chiave qualificazione. Così come la sostituzione di Vecino, totalmente eclissato nella ripresa.

Qualche dubbio rimane anche sull’uscita di Lukaku in un momento nel quale bisognava tenere palla per far rifiatare la difesa, ma una discreta dose di sfortuna non ha permesso di far emergere i benefici dell’ingresso di Politano. Aspetti sui quali si rifletterà ad Appiano Gentile e sui quali Conte sicuramente lavorerà dopo una tirata d’orecchie per tutti. Compreso lui.

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