Inter, dov’è la dignità? Ce l’ho con questi tre! Spalletti al patibolo ma tutti dimenticano che…

Inter, dov’è la dignità? Ce l’ho con questi tre! Spalletti al patibolo ma tutti dimenticano che…

L’editoriale di Alfio Musmarra: il momento no dell’Inter e le voci su Spalletti

di Alfio Musmarra, @IlMusmy

Dignità.

Secondo il dizionario Treccani: “.. Condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e ch’egli deve a sé stesso”. Se ripenso alla partita di Torino, nelle fila dei giocatori dell’Inter ne ho vista poca. Perché si può vincere o perdere, ma non si deve mai perdere la dignità in quel che si fa. Perché sono buoni tutti ad andare a batter cassa quando si vince e va tutto bene. Sarebbe altrettanto dignitoso rinunciare ai benefit quando poi in campo si sfoderano prestazioni indegne. Perché senza troppi giri di parole a Torino la dignità dei professionisti che vanno in campo, per molti non per tutti, è rimasta a casa, chiusa nell’armadietto foderato Louis Vuitton.

Si può vincere o perdere, non è questo il punto ma in campo bisogna dare l’anima, e comportarsi da professionisti. Il Torino ha fatto la sua onestissima partita mentre l’Inter no: arrovellata nelle proprie elucubrazioni tecnico tattiche. Devastata dai dissidi interni esplosi fragorosi dopo aver covato sotto le ceneri per settimane. Non è plausibile che sia bastata un’eliminazione dalla Champions per distruggere un lavoro iniziato un anno e mezzo fa. Non è lecito che dopo anni di disastri siamo qui costretti a subirci i mal di pancia dei giocatori che invece di far la differenza in campo pensano al loro conto in banca. E’ inammissibile che quelli che dovevano trascinare la squadra e fungere da esempi stiano facendo l’esatto opposto a dispetto di un monte ingaggi che li vede nelle prime tre posizioni.

Perche Icardi, Perisic e Nainggolan sono coloro che avrebbero dovuto trainare il gruppo e fungere da esempio per condurre la squadra verso traguardi importanti. In realtà nell’ultimo periodo la stanno portando per motivi differenti nel baratro. Difficile uscirne con l’ironia e se la cercate qui, forse è meglio che vi fermiate e guardiate altrove. Perché c’è poco da ridere. Viene da piangere per tutta una situazione che sembra fuori controllo.

Non è plausibile arrivare a gennaio e sentir parlare già di un nuovo allenatore, con una Coppa Italia, un’ Europa League ed un posto Champions da conquistare.

Come sempre quando escono i primi scricchiolii la squadra cede di schianto. Pensateci succede così dal 2011 in avanti. È il solito canovaccio e come sempre i primi ad accorgersene sono i giocatori che mollano i remi in barca e buonanotte ai suonatori.

ROVINARE TUTTO SENZA MOTIVO – Eppure non è normale tutto ciò. Perché la squadra  non ha una situazione di classifica che permetta uno stillicidio del genere. È in piena corsa Champions, cosa che non accadeva da anni, ha una Coppa Italia su cui puntare insieme ad un’Europa League da onorare fino in fondo. Non c’è motivo per rovinare una stagione con un girone di ritorno tutto da giocare. Ma è ora che ognuno si prenda le proprie responsabilità, in primis i giocatori e poi la dirigenza. Serve il pugno duro, quello che sembra non esserci mai stato considerato quello che accade sistematicamente ogni anno ad un certo punto della stagione.

L’ALLENATORE AL PATIBOLO – Adesso anche il tecnico ha smarrito le certezze di inizio stagione, viene messo nel mirino da più parti eppure è proprio grazie a lui se si è tornati a respirare l’aria della Champions con un mercato ben diverso da quello prospettato all’inizio. Grazie al suo enorme lavoro la squadra è tornata a stare nelle zone alte della classifica, forse ci si è dimenticati troppo in fretta quelle che sono state le stagioni post Triplete. E proprio grazie al tecnico di Certaldo la squadra ‘gioca’ a pallone come non aveva mai fatto negli ultimi 7 anni , certo non sempre, a volte sono capitate delle brutte partite ma da qui a fare drammi ce ne corre. Del resto non è colpa sua Perisic ha il mal di pancia, o Vecino non è mai tornato a certi livelli causa pubalgia, o in rosa Dalbert non si è mai rivelato quel terzino che giustificasse l’inseguirlo in lungo e in largo per un’estate intera.

L’unica colpa di Spalletti è stata quella di aver spinto per avere Nainggolan, ma in tutto questo chi ne ha avallato la scelta gli è stato complice e non può e non deve passare il classico concetto dello scarica barile. Dal 2011 in avanti ha sempre pagato l’allenatore di turno, reo di qualsiasi responsabilità, anche il buco nell’ozono. È possibile? Ovviamente no, eppure sembra che basti dare in pasto ai tifosi arrabbiati la testa dell’allenatore di turno, pronto a espiare tutte le colpe del mondo Inter quando evidentemente bisogna scavare più a fondo. In tutto questo marasma c’è una Coppa Italia da onorare ed affrontare con dignità e spirito di sacrificio. Da preparare in un contesto complicatissimo per non gettare benzina sul fuoco in un momento dove sarebbe importante recuperare serenità.

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