Inter, il materiale c’è, l’assemblaggio no: le Nazionali hanno inviato un messaggio

Inter, il materiale c’è, l’assemblaggio no: le Nazionali hanno inviato un messaggio

di Alessandro De Felice

Non siamo così forti, ma probabilmente neanche tanto inadeguati come invece mostra la spietata classifica. Leggendo la rosa dell’Inter, la commozione non inonda gli occhi per la presenza di fuoriclasse eppure, la squadra nerazzurra, non sembra inferiore ad alcune compagini che la precedono o che la affiancano nel torneo nazionale.

Certo, bisognerebbe passare al setaccio tutti i nostri elementi per avere un quadro della situazione più risoluto, ma soffermandoci agli undici titolari, possiamo affermare che quella nerazzurra (stando ai nomi), è una squadra tutto sommato rispettabile, soprattutto dopo gli innesti di Shaqiri e Brozovic. Un gruppo che non può insidiare la Juventus per la conquista del titolo, ma sicuramente in grado di poter raccogliere figure diverse da quelle collezionate ad esempio contro Cagliari, Parma, Sassuolo, Udinese ecc.

I nostri singoli sono davvero così scarsi o il problema è di diversa natura e quindi da ricercare altrove? Se concepiamo qualsiasi squadra come idea di insieme, probabilmente potremmo giungere alla risposta più realistica a tale quesito. Sarà banale, ma non è un caso se spesso si fa riferimento alla costruzione di un palazzo per spiegare come va tirata su una vera squadra: perché si parte dalle fondamenta e fino alla mansarda ogni pezzo deve combaciare, trovare la giusta collocazione. Ovviamente sotto la guida attenta di esperti professionisti addetti ai lavori. 

E l’Inter è stata costruita bene? Ecco, forse è proprio questa la domanda da porgersi prima ancora di giudicare in modo severo ogni singolo calciatore. Perché è vero che non possiamo contare su illustri fenomeni, ma è altresì provato che l’Inter appare scollata, eterogenea. Nessun elemento combacia all’altro, fattore che evidenzia le pecche di ognuno, invece di camuffare le magagne. Sarà per questo motivo che i nostri atleti sembrano diversi con addosso la maglia della propria Nazionale? La gara di Andrea Ranocchia contro l’Inghilterra è da biasimare? E quella di Brozovic (autore anche di una rete) con la sua Croazia? Come mai all’Inter perdono tutte le proprie sicurezze e galleggiano nel limbo dell’esitazione?

Probabilmente proprio perché non esiste ancora il concetto di squadra. L’Inter – costruita male – non funziona come un meccanismo ben assemblato. Sia Ranocchia che Juan hanno bisogno di un leader che gli conferisca fiducia, mentre in questa squadra si ritrovano spesso a dover comandare il reparto, non proprio il loro mestiere, viste le lacune caratteriali dell’uno e tattiche dell’altro. 

Lo stesso discorso vale per Guarin e Kovacic, entrambi in possesso di colpi da campione, ma allergici nella rincorsa all’avversario. Come farli coesistere? I problemi dell’Inter sono concentrati soprattutto sulla linea mediana del campo e in retroguardia: due reparti completamente scollegati per le caratteristiche di calciatori poco idonei alle mansioni che gli vengono richieste. Non è un caso se spesso Mancini ha provato ad equilibrare la baracca con Kuzmanovic, perdendo a quel punto il collante col reparto avanzato, che invece calciatori come Brozovic, Guarin, Kovacic ed Hernanes garantiscono.

I problemi del futuro andranno risolti tenendo ben in mente quelli attuali e Piero Ausilio dovrà dimostrarsi abile architetto. Un leader difensivo e centrocampisti più votati al sacrificio, ma con doti tecniche di primo piano, potranno risollevare l’Inter da questa situazione e probabilmente valorizzare anche calciatori che attualmente sembrano più scarsi del loro reale valore.

 

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