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Lautaro, da promessa a leader: gestione dell’Inter perfetta, ecco perché. Nessuno in Serie A…

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L'attaccante nerazzurro è sbarcato a Milano sei anni fa. Un percorso lungo che lo ha trasformato da promessa a capitano
Gianni Pampinella Redattore 

Era l'estate del 2018 quando a Milano sbarcò un giovanissimo Lautaro. In sei anni il Toro ha fatto passi da gigante diventando leader e capitano di una squadra che ha vinto tanto negli ultimi anni. Come sottolinea il Corriere della Sera, la sua gestione da parte dell’Inter è stata perfetta. "Primo contratto a cifre contenute (1,5 milioni a salire), un ruolo da comprimario dietro ai vari Icardi, Lukaku e Dzeko, infine cifre da top player (9 milioni più bonus) per una promessa diventata leader, con due scudetti, altrettante Coppe Italia, tre Supercoppe, una Copa America e un Mondiale".

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"Lautaro ha esordito in serie A contro il Sassuolo, oggi in B. In panchina c’era Spalletti, che fra meno di un mese tornerà a Coverciano dopo il deludente Europeo. L’attaccante è il capitano di una squadra che ha nel campionato il proprio giardino di casa. Nessuno ha l’esperienza dell’Inter in A (rosa da 3400 partite totali, 113 di media a giocatore). Sono andati via Sensi, Audero, Sanchez e soprattutto Cuadrado (372 gare), ma a zero è arrivato un veterano come Zielinski, in Italia dal 2012. Vicino a lui avrà Barella, che a fine stagione potrebbe arrivare a 300, come De Vrij, mentre Bastoni e Dimarco supereranno le 200, lontani da Darmian (266) e Calhanoglu (234)".


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"Le rivali sono tutte distanti. Quando Lautaro debuttava in A, Thiago Motta aveva iniziato ad allenare le giovanili del Psg da un paio di mesi. La sua Juventus mette insieme 2807 partite in A, un dato che potrebbe sprofondare in caso di addio dei 9 giocatori a margine del progetto, da Szczesny (272) a Chiesa (235), passando per De Sciglio (192) e Rugani (171), anche perché i volti da copertina del mercato, Douglas Luiz e Khephren Thuram, in Italia devono ancora esordire, mentre Di Gregorio e Cabal insieme non raggiungono le partite (130) di Alvaro Morata, l’acquisto di esperienza con cui il Milan tampona almeno in parte gli addii di Kjaer e Giroud, ma nonostante questo anche i rossoneri restano lontanissimi dall’Inter (sono ottavi in questa speciale classifica, 2233 partite, 82,70 a giocatore, con Pavlovic ed Emerson Royal in attesa del debutto)".

"E le altre? Dietro all’Inter c’è la Lazio (3058, quasi 400 partite in meno dei campioni in carica), che nell’ultimo anno ha perso Milinkovic, Luis Alberto e Immobile ma che continua a pescare dal mercato di casa (Tchaouna, Noslin, Castrovilli). La Roma è sesta (2333), pesano gli addii di Spinazzola, Belotti e Lukaku. Un gradino più su il Napoli (2732), che proprio col belga vorrebbe lanciare la sua sfida scudetto all’Inter: «Amm’faticà», direbbe Conte. I nerazzurri sono lontani, batterli nel loro giardino di casa sarà dura".

(Corriere della Sera)

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