Inter, l’amara verità su Conte non piacerà a molti. Lautaro condannato da una leggerezza

L’analisi di Fcinter1908.it dopo Inter-Bologna di ieri pomeriggio

di Daniele Vitiello, @DanViti
È sempre la solita storia. Quando arriva il momento del salto di qualità, all’Inter sembra mancare la terra sotto i piedi. La squadra nerazzurra, battendo il Bologna, avrebbe potuto seriamente insidiare la seconda posizione in classifica, ma l’ennesimo attacco di panico ha smascherato Handanovic e compagni. All’interno dello spogliatoio, nonostante il duro lavoro di questi mesi, s’insinua ancora la paura di fronteggiare a testa alta le ambizioni. Questo il primo fattore che Antonio Conte dovrà gestire in vista del prossimo anno, quando – in virtù di un’altra campagna acquisti che si prospetta degna di nota – non saranno più tollerate certe défaillance. La rimonta subita dagli emiliani non lascia spazio a tante interpretazioni: tutto è nato da un preoccupante blackout mentale da affrontare e superare prima possibile.
CHE ERRORE – Le buone intenzioni di Romelu Lukaku nel momento in cui ha consegnato il pallone del rigore al suo compagno Lautaro Martinez non leniscono il rammarico per una leggerezza che poteva essere evitata. Riflessione non pompata dal classico senno del poi, ma partorita seduta stante. Insieme al discorso tecnico, considerando che Lautaro non sia proprio un cecchino dagli undici metri (3 rigori sbagliati su 7 con l’Inter), è fondamentale anche l’aspetto psicologico. La tensione dell’argentino e la voglia di scrollarsi di dosso settimane di fastidioso chiacchiericcio sul suo futuro erano visibili ad occhio nudo. Già ben prima del calcio d’inizio del match di ieri. Ecco perché Lukaku, rigorista nerazzurro, avrebbe dovuto soltanto preoccuparsi di mettere in ghiaccio una partita ancora aperta. Ingenuo non considerare il rischio cui inevitabilmente è stato esposto il Toro, costretto ora a leccarsi il doppio delle ferite.
AMARA VERITÀ – Gli schiaffi subiti in casa propria dagli sfrontati talentini del Bologna costringono l’ambiente nerazzurro a fare i conti con la realtà. Rimane margine per agganciare la Lazio, nonostante lo stop di ieri, ma non bisogna dimenticare l’Atalanta. Soltanto dopo l’Europa League, da disputare ad agosto, si potrà dare un giudizio definitivo sulla stagione dell’Inter. Il famoso bicchiere, però, da qualsiasi prospettiva lo si guardi, è pieno solo fino a metà. Era lecito aspettarsi qualcosa in più, nonostante alcuni passi in avanti, da un allenatore che per molti è arrivato a Milano l’estate scorsa con tanto di bacchetta magica, pronto a trasformare anche gli anatroccoli più brutti in cigni straordinari. Ciò non è successo, ma non è tutta colpa di Conte, che non va di certo bocciato. Se mancano margini di miglioramento in alcuni degli elementi a disposizione, non c’è modo di incidere sul loro percorso di crescita. Restano però alcune perplessità anche su alcune scelte di formazione nelle ultime gare e sulla gestione dei cambi che si spera di poter sottolineare senza esser tacciati di blasfemia. 
4 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. user-13703196 - 5 mesi fa

    Per 12 milioni l’anno, dovremmo essere 12 punti davanti alla seconda. E sarebbe il minimo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. user-14301286 - 5 mesi fa

    Mi dispiace dire che ogni anno facciamo le solite prestazioni sciagurate e lasciamo punti con le provinciali
    non bisogna essere allenatori per capire che nella squadra ci sono almeno 5 giocatori che la maglia dell’inter la vedrebbero solo al negozio.
    soluzioni ci sono bisogna intervenire sul mercato con giocatori Veri è da INTER
    Eugenio da Pisa

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Nautilus - 5 mesi fa

    Nessuna blasfemia. Articolo ineccepibile.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. furlanbluneri - 5 mesi fa

    Ricorrenti errori di formazione dovuti a rigidità di giudizio tecnico (esclusione di Sanchez e di Godin, insistenza su Gagliardini e su Bastoni, ridotta utilizzazione di Moses) e incapacità di lettura tattica durante l’incontro con PERENNE ritardo dei cambi, sono i due principali difetti di Conte. La società, cui Conte richiede onerosi acquisti, dovrebbe essere in grado di esigere dopo ogni partita una analisi delle scelte di formazione e dei cambi che hanno contribuito a risultati inferiori a quelli attesi. Mihailovich ha dato una lezione a Conte su entrambi questi aspetti fondamentali.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy