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Spalletti: “Non meritavo fischi, via per le divisioni. Inter? Ora parlo con chi voglio”

Il tecnico dovrebbe essere il prossimo allenatore dell'Inter, oggi si è congedato dai giallorossi

Andrea Della Sala

Luciano Spalletti non è più il tecnico della Roma, lo ha comunicato questa mattina la società giallorossa tramite una nota ufficiale. Ora l'allenatore si prepara per la nuova avventura all'Inter, la sua ufficializzazione sulla panchina nerazzurra dovrebbe arrivare nella prossima settimana. Oggi Spalletti ha salutato la Roma in un conferenza stampa alle ore 13 che FCINTER1908 vi ha riportato live:

Monchi: "Tenevo e tengo grande interesse nell'aprire questa conferenza che annuncia la fine della relazione col mister. Per me è stata corsa ma intensa. Prima di arrivare qui avevo una grande stima per il mister, poi dopo aver lavorato con lui e averlo visto allenare, questa cosa si è moltiplicata. E' una tappa importante, per i risultati ottenuti che dimostrano le sue capacità. Ora una nuova tappa per cercare di crescere, con l'unica cosa che conosciamo: lavorando. Magari un futuro ci reincontreremo. Tante grazie".

"Parole bellissime e proprio avendo conosciuto Monchi, anche per me sarà un rimpianto non poter continuare a lavorare con lui. Penso che soprattutto  in questo momento dopo l’addio di Francesco che qua ci sia bisogno di punti di riferimenti, di persone che abbiano personalità spiccata nel confronto con gli addetti ai lavori e lui le ha. Riuscirà a compattare tutte le risorse della Roma, dove non ci sono riuscito io e così sarà una Roma fortissima”.

"Prima bisogna ringraziare tutte le persone che ho avuto vicino. il primo pensiero va al dietro le quinte che mi hanno dato una mano importante, a quelli che arrivano prima che lavorano, che ci preparano tutte le cose. Senza di loro sarebbe stata dura e parlo dei ragazzi in cucina delle donne delle pulizie... di tutti coloro che viaggiano a fari spenti a Trigoria. Ringrazio i calciatori, la società, il mio staff, tutti gli staff che ci sono, ci sono tanti grandi professionisti e grazie a loro si lascia una Roma sicuramente forte.

Bilancio tecnico alla stagione della Roma?

"Non devo dare un voto, dovete voi valutare se abbiamo vinto, perso se p corretto il risultato che abbiamo avuto. Io non ci voglio entrare proprio. Ho lavorato in maniera profonda e seria per il bene della Roma. Ho il mio metodo, ognuno lo valuto come vuole.

Ci sono fotografie che si porta dietro?

“I risultati, che poi sono tutto nel calcio. La foto migliore è quella della serierà del gruppo, di come mi sono venuti davanti tutte le mattina. E’ quello il passaporto per fare un buon campionato, il biglietto per confrontarsi a testa alta contro qualsiasi avversario. Se non lavori seriamente, fare buoni risultati è impossibile. Il lavoro dei ragazzi e quei risultati che hanno fatto la differenza".

Un anno e mezzo di risalita. Come allenatore e come uomo, cosa le rimarrà dentro con fierezza?

"Io devo sempre passare attraverso la qualità di un modo di lavorare, far rendere conto ai giocatori di quale sia il nostro obiettivo. Se non c'è disponibilità a buttare dentro quelle qualità per confrontarsi con grandi squadre diventa difficile. Anche in Russia seguivo sempre la Roma. abbiamo lavorato correttamente e seriamente, poi in questo lavoro ci sono passaggi e risultati fondamentali. La cosa più importante è che lasciamo una Roma forte, una squadra che ha delle individualità importanti e si è comportata quasi totalmente da collettivo. Si poteva fare meglio come collettivo, come obiettivo di tutti. Lì non ci sono riuscito, non abbiamo remato tutti dalla stessa parte, le potenzialità di questa squadra sono importanti. Ripartendo da domenica, dove per certi versi una festa per altri un addio per il saluto del grandissimo fenomeno che è Totti. Lì si è rivisto rinascere qualcosa, come una bella donna che ha in grembo qualcosa che può nascere e che da quel sostegno per tutti. Mi dispiace lasciare questo ambiente così bello".

Cosa cancellerebbe, un suo errore?

“Probabilmente di errori ne ho fatti, mi sono comportato con coerenza. A volte ho detto cose forti, ma serviva che le dicessi. Qualcuno può dire che le dichiarazioni non facevano bene al gruppo, ma se fosse stato dentro avrebbe capito che era corretto in quel momento. I fischi di domenica li ho sentiti e presentiti, li avevo percepiti prima e non vengono da una mia coscienza, ma la coscienza di qualcuno che ha creato guerra tra me e Totti che non esiste. Non me li merito, per come sono fatto e per come ho lavorato. Questa potrebbe essere una difficoltà con la Roma futura che non voglio dargli. Ora chi ha creato una divisione, lo faccia al contrario perché c'è un Totti in meno. La partita è stata un po' folle, anche per l'addio di Francesco per tutte le persone che hanno partecipato e hanno fatto vedere l'amore per la Roma senza barriere. Spero che questa sia la linea che poi ci compatta tutti e che la Roma possa fare risultati migliori. Com Francesco andremo avanti a sentirci, sempre stima reciproca nel prendere decisioni che sono spiaciute prima di tutto a me".

Vai via perché più di quanto fatto non si può fare?

"Gli allenatori vanno e vengono. Non c'è un risultato solo che determina il tutto. Posso essere un maledetto, ma sono una persona per bene e faccio le cose fatte per bene per quello che è il valore del lavoro. Sono 20 anni che faccio questo lavoro e mi fido di me, non ascolto chi mi vuole suggerire qualcosa sapendo che mi suggerisce l'inganno per la Roma. Faccio le cose per il bene della Roma, decidete come volete. Trovo continui sportivi della Roma, persone contro la Roma e poi ci si parla e traspare qualcosa di come sei fatto. I miei obiettivi sono sempre stati quelli di fare più risultati possibili per la Roma. E' il mio ruolo, non so se sono stati corretti o scorretti, ma continuo così anche fino a domattina su questa linea".

Perché si interrompe il rapporto?

"Mi dispiace questa divisione, secondo me non ho sbagliato niente, però vedo che ci sono tante persone che domenica mi hanno fischiato e non mi sono piaciuti, mi hanno fatto male. Perchè non me li merito e se quelle persone io le incontrassi una per una ed entrassero nella mia testa quando abbiamo perso con il Lione, con con i nostri vicini di casa, non avrebbero fischiato".

Cosa manca alla Roma per vincere?

"E' il limite di questo sport. Pensavo di avere delle qualità nella squadra, coi direttori precedenti abbiamo cercato di allestire una squadra, poi ci sono anche gli altri. La Juve ha meritato di vincere, poi c'erano altre possibilità per vincere ma le abbiamo fallite. Ieri con Lo Monaco abbiamo parlato della squadra che si è allungata. Prima avevamo Keita, si danno meriti alla qualità del gioco del Napoli, lo scorso anno assomigliavamo molto a loro con Pjanic e Keita. Ho fatto una scelta diversa e ci siamo allungati. Dzeko ha fatto tantissimi gol e se si pensa che lo abbiamo messo in discussione perché in alcune partite è sembrato al di sotto, immaginiamoci le potenzialità che ha in futuro. E' un ragazzo sensibile, se segna Totti o un altro che ci piace si scrive che Dzeko vuole andare via, a lui questo disturba. La Roma è una squadra forte con altre squadre forti; Milan, Inter, Juve, Roma e Napoli tutte pretendenti a vincere. Se si fa lavorare Monchi per bene darà un contributo maggiore a questa squadra con la voglia sua e di Pallotta. Il giocatore più forte non è solo quello che è stato bravo l'anno precedente. Ero arrivato secondo prima e poi quest’anno. Non è andata bene come avrei voluto, non vorrei sentir dire che questa seconda edizione è stata di passaggio. Ci sono dei contenuti importanti per fare una Roma più forte”.

Si è sentito lasciato solo dalla società?

"Non voglio parlare di questi pettegolezzi".

Non tutti remato dalla stessa parte, chi è?

"Ho parlato della coscienza mia e degli altri. Io penso che Francesco sia un grandissimo calciatore che lascia un vuoto difficilmente colmabile. Se non ci si compatta, diventa dura. Lui avrà un ruolo importante, ma bisognerà ancor di più fare gruppo e stare uniti e vicini. L'esaltazione di un singolo disturba anche l'elemento stesso, lui non lo ha subito perché è stato forte anche dentro questa esaltazione assoluta. Si è preso comunque le responsabilità, ma poi appiatisce gli altri e se io difendo gli altri per voi è andare contro di lui e non è così. Non ci sono riuscito e ho fallito nella cosa più importante, la Roma ha potenzialità e la prima cosa che volevo fare è riuscire a compattarli per lo stesso obiettivo e non ci sono riuscito".

Non le dispiace essere ricordato come il nemico di Totti? Senza i fischi sarebbe rimasto alla Roma?

"Come nemico di Totti fa sempre parte della coscienza di quello che lo vede il nostro rapporto. Se si va a sentire quei tre o quattro che avete sentito tutto l'anno ripetono sempre le stesse cose. Spero che ci sia qualcuno che comprenda la scelta che in alcuni momenti ho fatto. Ci sono dei dati tecnici a stare di qua che diventano fondamentali per fare delle scelte. Quando sono arrivato la Roma era in difficoltà di gioco, non c'erano leader, non sembrava esserci un'uscita veloce e ho dovuto prendere delle decisioni che poi hanno portato a un percorso dove probabilmente Francesco è stato tra quelli che ho ringraziato di più avendolo penalizzato. Ma vorrei non me ne volesse, se lui ha giocato poco e la Roma ha fatto il record di punti ci sarà la possibilità anche di avere un altro modo di fare per arrivare all'obiettivo. I fischi partono da quando sono arrivato. Non cambia nulla, la gente la incontro, fuori dal cancello di casa. Lo sapete bene che funziona così. Qua si dice: gli allenatori non li mandiamo via, vanno via quando arrivano. A qualcuno questa cosa la disturba perché dopo tre mesi ha smesso di lavorare. Io continuerò a dire sempre le stesse cose e con Totti diventerò amico, anzi ora che si renderà conto che è altrettanto bello il dopo, diventeremo stretti amici e chissà che poi una volta racconteremo le cose insieme e anche lui dica che questo fatto dell'esaltazione assoluta diventa un io e si perde di vista il noi. Si toglie il noi alla squadra. Per lui siamo stati tutti un po' più disponibili verso gli altri. I calciatori non sono tutti uguali, guardo quello che arriva prima, quello che si impegna di più. Voi non so se le avete guardate tutte. Io spero che continui, se ero io il problema. Non sono stato io farlo smettere, ha smesso da solo, anche l'età che ha secondo me gli impone di smettere. L'avrò fatto smettere o giocare un anno in più?".

Quello che è andato male sono state le due coppe. Lei lo aveva previsto perché non è riuscito a evitarlo?

"Non sono riuscito a lavorare bene con la squadra, per creare argini, muro per impedire di perdere quelle partite. Dopo il derby perso, si andava dietro all'idea collettiva che il Napoli aveva un calendario migliore del nostro e dentro gli spogliatoi si percepiva questo timore. Lì si è lavorato bene, dopo il derby eravamo a San Siro e in quel momento ho commesso degli errori che poi hanno limitato la squadra. Il fatto di non aver portato a casa titoli, occhio che potrebbero passarne altri di anni se non si fa un corretto dosaggio delle richieste che vogliamo fare a una squadra di calcio. Non ci devono essere tramiti; Monchi e il sentimento degli sportivi, senza intermediari".

Quando ha pensato di chiude con la Roma?

“Ci ho pensato. Da persona schifosa ma per bene mantengo le cose. Esprimi idee e cose che devono venirti da dentro con la squadra per aver un bel rapporto e ho un rapporto bellissimo. Pensavo di stimolare di più i giocatori, perché ero convinto di vincere. Anche io vengo molto presto a lavorare e vado via tardi perché mi fermo coi collaboratori. Stare insieme con fisioterapisti, medici e ritrovarsi in palestra tutti insieme è un motivo per poter dire la sua e qualcosa di importante viene sempre fuori. Stavo tanto tempo qua a Trigoria".

Lascia una squadra in Champions e diventa un candidato dell’Inter, cosa deve pensare il tifoso se le preferisce andare in una squadra che non fa Europa League e cosa deve pensare Di Francesco?

"Di Francesco annunciato? Era un trappola o ritenermi un coglione? Io sono libero e faccio quello che voglio da oggi, parlo con chi voglio. Mi interessava finire bene, Monchi lo sa che è così. Poi l'idea che si fa la gente sulle mie scelte non lo so. Ognuno reagisce come vuole e ciò che viene detto non è che mi disturba molto. Non mi interessa e non lo voglio nemmeno sapere. Io da qui in avanti parlo con quelli che vorranno fare uso della mia persona come allenatore. Organizzo con chi mi propone e se mi piace quello che mi viene proposto, se non mi piace niente".

Pensi che Di Francesco sia l'uomo giusto?

"Spero che sia uno tra Montella e Di Francesco l'allenatore della Roma perché conoscono la Roma, non gli è stato cancellato il ricordo della Roma nonostante gli sviluppi professionali. Dalla società ho ricevuto tutto quello che bisogna ricevere. A gennaio ho preso i giocatori che a me stavano bene. C'era la possibilità di far entrare un giocatore, ma per difendere la mentalità e il carattere di uno che avevo a disposizione ho detto di lasciare perdere. Ritenevo importante far stare tranquillo un giocatori piuttosto che mettergli la competizione di un giocatore che non ritenevo alla sua altezza. Pallotta nel suo modo di essere presidente, ha fatto vedere di voler investire. Vuole fare lo stadio per la Roma e si mette in dubbio che lo faccia per interessi suoi? Mannaggia... Famo sto stadio che poi diventa tutto più facile per la Roma e per il movimento calcio, è quella la chiave per migliorare in tutti gli aspetti. C'è una citazione di un cantautore romano importante che ha scritto sulla tomba: non escludo il ritorno, mi garba questa cosa qui".

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