Inter, Moratti: “Scudetto, si può. Eriksen? La penso così. Conte? Non so se avrei…”

Le parole dell’ex presidente nerazzurro

di Marco Astori, @MarcoAstori_

Intervenuto ai microfoni di Radio Anch’io Sport, Massimo Moratti, ex presidente dell’Inter, ha parlato così all’indomani della vittoria dei nerazzurri contro il Cagliari: “L’eliminazione è stata una grande delusione: non era un girone semplicissimo, ma ci s’aspettava qualcosa in più. Adesso c’è il campionato dove si stanno esprimendo benissimo: cominciamo con quello”.

Paolo Rossi?
“E’ stato un grande dolore, è stato uno dei più grandi in assoluto in Italia: lo seguivo da ragazzo, mi è dispiaciuto di essere diventato presidente tardi, l’avrei preso a tutti i costi. Ero a Barcellona e Madrid nell’82, mi ero innamorato per come giocava, per come era utile e simpatico: è stato inaspettato e triste quello che è successo”.

Che calcio troveremo dopo la pandemia?
“E’ una crisi di una gravità incredibile: colpisce tanto il calcio. Non sappiamo per quanto gli spettatori non potranno andare allo stadio. Speriamo sia una questione di mesi, ma questo mette in difficoltà le società, che ha spese altissime: la più alta è quella degli ingaggi. I calciatori sono quelli che rischiano di più: è giusto che facciano un sacrificio, ma sono quelli che permettono di far tutto. E’ difficile, non credo ci possa essere per qualche anno una grossa ricchezza: alle spalle ci possono essere grandi società, ma tutte devono fare attenzione”.

E’ più accettabile lo scudetto della Juventus o del Milan?
“Per me il Milan sta giocando molto bene: è forte, anche ieri si è espresso bene. Ha avuto una partita difficile. Il Milan rimane pericoloso, quando c’è Ibrahimovic vedi quando è indispensabile. La Juventus fa sempre paura, ha giocatori fortissimi”.

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Mercato in uscita dell’Inter?
“Ho fatto talmente tante operazioni, che sinceramente non so che similitudini fare con me. Quando certi giocatori vedi che non hanno una resa, non per loro colpa, ma per l’insieme, è normale cambiare e metterli in condizione di giocare in un’altra squadra: non mi meraviglio delle uscite. Avendo solo il campionato non hanno bisogno di tremila giocatori”.

Eriksen?
“Nessuno se l’aspettava un rendimento così, però gioca poco: è difficile giudicarlo. Conte se lo fa giocare poco avrà le sue ragioni: è una di quelle situazioni che puoi protrarre, ma senza fiducia non devi continuare”.

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Quale pazzia farebbe?
“Parliamo tutti di Mbappé, che è bravo. Ma non sono così attratto da un giocatore particolare: bisogna alzare il livello di classe nella squadra nell’Inter. Bisogna vedere ruolo per ruolo i migliori e seguirli: ma non ho in mente un nome in particolare”.

Prisco?
“Era un personaggio eccezionale, indimenticabile: era pieno di qualità, simpatia, spiritosissimo. Era un eroe di guerra e un grandissimo avvocato: ha la colpa grave di avermi convinto a fare il presidente dell’Inter”.

Lo spogliatoio dell’Inter è tranquillo?
“Non conosco la situazione dello spogliatoio: a sensazione dico che deve adeguarsi al carattere dell’allenatore. Molto dipende da quanto ci siano interferenze di altri: in questo caso non ce ne siano, il presidente rispetta il ruolo dell’allenatore. Dopo l’eliminazione con un po’ di calma si rimetterà tutto a posto”.

Avrebbe preso Conte?
“Non è una domanda facile. Per me come tecnico è bravissimo, è attento alla squadra e ci tiene: però ha un carattere molto difficile. Non so se avrei resistito tanto, magari non si sarebbero create le stesse situazioni. Non lo so, però è stata una scelta coraggiosa e come tale aveva i suoi rischi”.

Solo il campionato è un peso?
“Nel calcio sono belle le difficoltà da superare, ci sono le possibilità di ottenere questo obiettivo: è una grande spinta sapere che è l’unico obiettivo che hai”.

Mourinho doveva restare?
“Si è sempre comportato in maniera correttissima. Ci siamo sempre capiti reciprocamente, risolvevamo tutto in due. Erano tempi diversi e modi diversi, la squadra era eccezionalmente forte e facilitava le decisioni”.

Cosa ha l’Inter più della Juventus?
“La spinta di carattere: deve distinguerla la grande voglia e il cuore. L’allenatore è bravo, sa fare le cose: se sta tranquillo e si calma, deve distinguere dalla Juventus la voglia. Altrimenti non vinci. Se non vinci ci sarebbero altre polemiche che non faciliterebbero le cose”.

 

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