ESCLUSIVA Simoni: “De Boer sia meno poeta, che Joao Mario! Manaj ‘bestia’. Moratti? Spero”

L’ex allenatore dell’Inter si concede in una lunga intervista a FCINTER1908.IT: “Gigi Simoni si concede in una lunga intervista a FCINTER1908.IT: “A De Boer dico che qui da noi giocare bene, se perdi, conta poco. Lo capirà”

di Sabine Bertagna, @SBertagna

Da qualche giorno, se ci fosse qualche particolare della vita di Gigi Simoni che vi sfugge, potete soddisfare la vostra fame di sapere. Ecco a voi Gigi Simoni 2.0 (ma scorrendo la sua carriera ci verrebbe da dire 4.0). È infatti online il suo sito (www.gigisimoni.it), che racconta la storia di un calciatore, diventato allenatore e poi dirigente (sito realizzato da Marco Traferri, che ha da poco realizzato il sito di Giacinto Facchetti). E quella storia è un po’ la storia del nostro calcio italiano (tra volti conosciuti e nomi altisonanti), ma soprattutto dell’Inter. Simoni rimane infatti un tecnico amatissimo e quando si pensa a lui si sovrappongono immagini che ci fanno commuovere (come quella di Ronaldo) e altre che ci fanno rammaricare (un campionato quasi vinto). Lo abbiamo intervistato proprio partendo da questa sua nuova vita (il segreto  del suo successo, forse, è proprio questo? Rinnovarsi in continuazione?) e gli abbiamo chiesto che effetto fa sbarcare sul web dopo una vita dietro al pallone…

Gigi Simoni 2.0. Nell’era del web un sito dà la possibilità ai suoi tifosi di sapere tutto della sua carriera: come è nata l’idea di sbarcare su internet?

Ho sempre lavorato, all’età di 15 anni sono andato via di casa. Sono stato calciatore, allenatore e presidente. Sono stato tutto. Fino a oggi, poi ho deciso di smettere con la professione. ma voglio trovarmi ancora in contatto con la gente. Perché voglio rimanere in contatto con i tifosi, con i giocatori, voglio dare i miei pareri. Ho deciso di cambiare. Adesso uscirà anche la mia biografia. E poi vedremo che interesse susciterà tutto questo.

Ci sarà poi la possibilità per i tifosi di scriverle o farle avere i propri messaggi?

Certamente, ci mancherebbe. Si fa proprio per quello, in pratica. (Inviare i messaggi sarà possibile a breve)

Nella sezione dedicata ai giocatori spicca il numero di quelli allenati: 618. 618 giocatori allenati e una foto che non poteva non essere quella con Ronaldo. Il più forte di tutti? Il più forte di sempre? 

Più di quello non si poteva. Più importante, più bravo, più buono. È stato un personaggio talmente completo che era un piacere. E’ stato un orgoglio averlo allenato. Come giocatore e come ragazzo era uno spettacolo, sempre grato ai compagni, all’allenatore e a i tifosi di quello che riuscivano a dargli. Sono nel calcio da 62 anni e ho una panoramica di giocatori fin dal ’48-’49 quando morirono quelli del Grande Torino. Posso parlare per esperienza.

Se li ricorda tutti?

Me li ricordo tutti personalmente, tranne qualche ragazzo che magari avevo avuto nei primi anni di carriera e che non hanno sfondato e non sono diventati giocatori. Quelli che hanno avuto un successo parziale. 

Come giudica la rosa dell’Inter di quest’anno? Competitiva? C’è qualcosa che manca in maniera evidente a quest’Inter?

Che manca in maniera evidente in questo momento è una buona squadra. Ha fatto questi ultimi acquisti, giocatori forti. Però secondo me fare questo cambio è stato imprudente. Cambiare Mancini, che conosce il calcio in Italia, per un bravo allenatore, sicuro, che però è olandese. Con tutto rispetto. E’ una cosa diversa. Un modo di confrontarsi sul lavoro diverso. Nonostante sia bravo avrà bisogno di più tempo per riuscire a entrare nella squadra. Più tempo di un Mancini o di un altro allenatore che conosce il calcio italiano.

Che consiglio darebbe a de Boer?

Prima di tutto di essere meno poeta, nel senso che nel gioco del calcio italiano è molto importante e fondamentale non giocare bene, ma vincere. Diciamo tutti oltre che far giocare bene la squadra il risultato più grande è la determinazione che si mette nella ricerca di raggiungere il risultato. All’estero questo modo di pensare è diverso. Hanno meno questa cosa della vittoria. Qui quando hai vinto hai fatto bene, quando perdi hai giocato male. Magari hai fatto una grande partita. Ha già detto un paio di volte che hanno giocato bene. Ma qui da noi giocare bene se perdi conta poco. L’unico problema è quello. Se è intelligente come credo che sia dovrà rendersi conto di questo pian piano. Non succede in un giorno. 

Joao Mario, Gabriel Barbosa e Banega: quale acquisto la convince di più?

Hanno ruoli diversi e si fa fatica a fare comparazioni. Mi ha impressionato per la facilità di inserimento Joao Mario, che poi ha avuto un infortunio. Avrà sicuramente e velocemente un risultato positivo. Gli altri sono giocatori più raffinati e bravi tecnicamente. Giocatori che cercano il colpo tecnico particolare e quindi sta nelle loro capacità di inserirsi e di programmare questo tipo di lavoro. Mario mi sembra che dia maggiori garanzie. Le tre vittorie c’era la sua presenza e si era già notata.

Kondogbia è un giocatore recuperabile?

Ho sempre letto degli appellativi importanti e che giocava bene. Devo dire la verità non mi è mai piaciuto molto. Non mi ha mai convinto totalmente. Il giocatore è bravo, ma è un po’ assente dal gioco. La colpa che gli ha dato de Boer quando l’ha tolto nel primo tempo penso sia quella: non ha partecipato tanto al gioco e all’azione. Forse gli aveva chiesto di applicare qualche soluzione di gioco e non l’ha fatto, è stato un po’ altezzoso questo tirarlo fuori nel primo tempo. Mi è capitato una volta nella vita di togliere un giocatore così. Silvestre, che era un terzino che avevamo comprato in Inghilterra. Era un giocatore giovane. Quando giocammo a Torino contro la Juventus questo ragazzo marcava Di Livio e gli avevo spiegato che questo Di Livio era un dribblatore, rapido e che bisognava cercare di non fargli arrivare la palla. Perché se la prendeva non te la faceva più vedere. Lui invece lo lasciava giocare, dopo mezz’ora l’ho tolto. In un anno però. Lui invece l’ha tolto dopo due partite per lanciare un messaggio: se non fai quello che dico io non si gioca. Qui da noi però bisogna stare attenti. Se lo fai con due, con tre. Dopo diventa un problema avere in mano la squadra. Un po’ impulsivo. Il giocatore è uscito molto incavolato. Se poi ne togli un altro ce ne sono due, tre. Bisogna essere un po’ più prudenti  e buoni. Duri ma buoni. Ci sono delle situazioni che vanno affrontate con molta pazienza. Alla terza volta magari fa bene a toglierlo. Ma se incomincia a fare delle vittime così de Boer rischia di avere la squadra contro.

Che effetto fa sentire parlare di un ritorno di Moratti all’Inter?
Moratti fa la parte del giocatore importante di una squadra. Se in una squadra di calcio hai già Ronaldo e Moratti, hai già due giocatori importanti che ti aiutano a vincere. Moratti va via e chi viene? Non si è ancora capito bene chi è il presidente, se avrà la pazienza, l’affetto e la passione che ci metteva Moratti. Fui esonerato il giorno in cui mi premiarono come migliore allenatore dell’anno, quindi potrei anche parlarne male. Impossibile parlarne male. Aveva una passione tale per cui se perdevi soffriva come te , se vincevi gioiva come te, se avevi bisogno andavi da lui e ti aiutava. Insomma, il suo allontanamento dall’Inter ha portato disagio nella squadra. I giocatori li conosco, so bene che con lui avevano vantaggi totali nell’andare a chiedere un consiglio, un parere. Se lui ritornasse sarebbe una cosa molto bella. Un ritorno all’antico importante. Speriamo. Le nuove proprietà? Vengono qui perché sono tifosi dell’Inter? Non credo. Vengono perché c’è un interesse di mezzo. Prima di guadagnarsi l’affetto della gente si fa in tempo a perdere 3-4 campionati. 
Lei ha allenato un giovane dell’Inter, che ora è al Pescara: Rey Manaj. Pensa che ce la farà a imporsi in serie A? Perché è così difficile per i giovani trovare spazio nel nostro campionato?
Ci siamo innamorati degli stranieri, li facciamo venire in quantità. La squadra italiana ha magari 9-10 stranieri. Di una certa età. E quindi viene a coprire una zona che i giocatori giovani potrebbero praticare. Molti non hanno il coraggio di rischiare con i giovani, io fortunatamente in questo periodo vedo tanti giocatori per esempio al Milan che vengono lanciati. tutte le squadre si stanno impegnando ad aggiungere alla rosa questi giocatori giovani. I giocatori giovani hanno avuto possibilità minori in questi 60 anni di calcio. Una volta era un piacere farli giocare adesso c’è paura. Adesso pare che ci sia un ritorno all’antico. Ogni tanto si vede un nome nuovo ed è magari un ragazzo della Berretti o della Primavera. La Lazio, il Milan, l’Inter e la Roma: tante squadre l’hanno fatto. Perché i giovani che non hanno un impiego in prima squadra si avviliscono, vanno a morire nelle squadre di categorie inferiori. 
Manaj è o sarà da Inter?
 
Da Inter? È presto. E’ del ’97. Fisicamente è un animale, fortissimo e ha delle qualità individuali notevoli. Perché è fisico, perché calcia bene con i piedi, perché è potentissimo. Ha il colpo di testa di ottima qualità. Ancora è un ragazzino. Ha un coraggio da leone perché non si sente inferiore a nessuno. Deve normalizzarsi, Se si normalizza bene andrà diventando un professionista serio e impegnato. Ha la possibilità di fare una grossa carriera. Noi lo abbiamo avuto, a 19 anni ha fatto una ventina di partite. Lo volevamo tenere quest’anno, ma poi l’Inter ce lo ha portato via. Insomma, lo abbiamo venduto e ci abbiamo fatto un affare economicamente. Ha già fatto due gol. Ha un maestro buono, un buon allenatore.
 
I tifosi interisti manifestano spesso l’insoddisfazione per come l’Inter viene trattata mediaticamente. Succedeva anche ai suoi tempi?
Se devo dire la mia esperienza ci hanno seguito quando eravamo primi, vincevamo quasi sempre. Abbiamo avuto anche qualche momento difficile, tra la sfortuna e un calo di qualità. Siamo arrivati secondi invece che primi. Meritavamo di vincere lo stesso, ma devo dire la verità che eravamo anche calati rispetto all’inizio. Non mi sembra che ci fu qualcosa di particolare, che ci trattarono in maniera particolare. Quando vincevamo parlavano bene, come per le altre squadre insomma. In Italia non c’è pazienza. magari l’Inter ha avuto alti e bassi. Per nove anni non ha vinto nessuno scudetto, in quei periodi la gente si spazientisce. Arriva qualche fischio in più. Anche quando me ne sono andato, tra gli applausi, sono stati con me buonissimi gli interisti. Quelli che incontro sono veramente affezionatissimi come lo sono io a loro. Con la Coppa Uefa abbiamo mantenuto un campionato per metà primi, poi siamo arrivati secondi. Non è una vergogna. Ho vissuto quegli anni lì che sono stati positivi. Poi nel momento in cui l’Inter vince 5 scudetti le altre squadre devono patire questo disagio. 
RINGRAZIAMO GIGI SIMONI PER L’INTERVISTA E LA DISPONIBILITA’
0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy