Quelli che… conta solo vincere

Quelli che… conta solo vincere

di Sabine Bertagna, @SBertagna

“A Milano, le vedove di Mourinho, e dell’Inter che fu, continuano a menarla con i ladri di Torino, espongono striscioni contro Thohir e Moratti perché sono stati zitti dopo la sentenza della cassazione sui fatti del 2004 e 2005. Ma perché non danno un’occhiata, oltre che ai tabulati, anche alle classifiche? Perché non si domandano come mai in questi tre anni e mezzo, prima con Conte e poi con Allegri, la Juventus abbia messo tra sé e l’Inter 133, in lettere cento-trenta-tre, punti di distacco? 26-33-42-32 (ultima cifra non definitiva), in sequenza, se li giochino al lotto, visto e considerato che in campionato le chiacchiere e gli striscioni non fanno storia.” Ecco un estratto dell’editoriale di Tony Damascelli per Tuttosport. La matematica rappresenta quasi un’ossessione per i bianconeri. Il numero degli scudetti, i punti, i trofei. Ma è con la storia e con la memoria che hanno un problema. Questo problema sfocia spesso nel revisionismo.

Cosa combinava la Juventus negli anni precedenti al suo recente ed incontrastato dominio entro i confini del misero campionato italiano? Saltando l’anno nel quale il suo destino veniva deciso in serie B (serie della quale non abbiamo fortunatamente memoria e comunque per la cronaca 0 punti contro 97 o meglio zero punti contro novantasette), nei successivi quattro anni la squadra bianconera ha totalizzato 72+74+58+55 punti contro gli 85+84+82+76 punti totalizzati dall’Inter. Duecentocinquantanove contro trecentoventisette. Per completezza di informazione.

In questi giorni si è letto un po’ di tutto. Luciano Moggi, per nulla preoccupato di essersi visto confermare la partecipazione ad un’associazione per delinquere e libero grazie alla prescrizione, non ha esitato a sdrammatizzare: “Abbiamo scherzato per nove anni e questa è una cosa spiacevole, perché questo processo abnorme si è risolto in nulla: solo tante spese”. Per Ostellino “il processo intentato, dopo Calciopoli, contro la Juventus – senza uno straccio di prova a carico, attraverso testimonianze emerse e scomparse secondo esigenze ambigue e legittimato da una campagna mediatica promossa da giornali palesemente al servizio dell’Inter – era già stato allora una violazione dei principi elementari di uno Stato di diritto; un’autentica commedia diretta da un organismo burletta palesemente al servizio non dello spot ma di interessi esterni.” Il mondo secondo gli juventini. Universi paralleli alla riscossa. Prima o poi ci faranno uno studio.

Al contrario di quanto sommariamente riassunto, alcuni giorni fa, in un pezzo della Gazzetta dello Sport (che sintetizzava frettolosamente gli umori nerazzurri in merito a Thohir/Moratti), all’Inter non è mai contato solo vincere. Non è nel nostro dna. Noi dopo un giorno di sospetti nei confronti della nostra squadra saremmo morti di vergogna. Non avremmo mai difeso una dirigenza condannata in millemila gradi di giudizio. Una dirigenza presente – che incredibile coincidenza – in anni di vittorie e trofei. Qui i lenti di comprendonio sembrano essere altri. C’è un confine netto che definisce il nostro essere diversi. Nelle vittorie e nelle sconfitte. Da mesi i bianconeri parlano di Triplete (quanto siamo diversi anche in questo). Se digitate su Google Triplete e Inter troverete qualcosa come 553.000 risultati. Se digitate, invece, Triplete e Juventus i risultati trovati saranno 503.000. Niente male per una squadra che lo deve ancora centrare. Niente male.

Twitter @SBertagna

 

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