esclusive

ESCLUSIVA – Kevin Cauet: “Giovanili Inter? Ci penso, ora pedalo. I 2 Gnoukouri…”

É legato ai colori nerazzurri grazie al papà Benoit, che vestiva la gloriosa maglia dell’Inter quando lui era ancora un bambino. Adesso Kevin è cresciuto e lo ha fatto seguendo le stessa passione di suo padre, quella passione che lo ha...

Alessandro De Felice

É legato ai colori nerazzurri grazie al papà Benoit, che vestiva la gloriosa maglia dell'Inter quando lui era ancora un bambino. Adesso Kevin è cresciuto e lo ha fatto seguendo le stessa passione di suo padre, quella passione che lo ha spinto a vestirsi di tutta e scarpette per poter esprimere le proprie idee di calcio. Kevin Cauet allena l'Accademia Inter da diversi anni, ma da pochi giorni si è avvicinato alle giovanili nerazzurre. L'Inter gli ha offerto la possibilità di partecipare al bellissimo progetto di Inter Accademy, e Cauet non si è lasciato scappare questa opportunità. Noi di FcInter1908.it lo abbiamo contattato per farci raccontare qualcosa a riguardo: L’Inter è questione di famiglia a casa tua, una cosa che ti porti dentro da piccolo"A dire il vero non mi rendevo molto conto quando ero piccolo. Più crescevo e più capivo la fortuna di avere un papà che potesse vivere della sua passione. Adesso cerco di rubare tanti piccoli segreti da lui". Adesso hai la possibilità di collaborare con i colori sociali che ti hanno sempre accompagnato"É un bel progetto in collaborazione con Inter Accademy insieme ad altri allenatori e ai coordinatori Aldo Montinaro e Marco Monti. Adesso ci troviamo in Arabia Saudita per dare una possibilità ai ragazzi di lavorare e praticare il calcio, confrontandosi con una realtà molto simile a quella del vivaio nerazzurro. Vivere questa avventura ci fa crescere in modo non indifferente". Alleni l’Accademia Inter da diverso tempo, ti ha aiutato a crescere?"Questa è già la sesta stagione, incredibile come voli il tempo. Devo dire che mi sento cresciuto sotto diversi punti di vista: la metodologia del lavoro, la pedagogia di insegnamento, la comunicazione, la lettura e la gestione di una gara. Sono tutti aspetti che ho potuto curare in questo periodo. Quando lavori in un contesto come quello dell’Accademia Inter, insieme ad allenatori e staff di qualità, se sei un minimo curioso è inevitabile crescere. Però guai a sentirsi arrivati, bisogna sempre migliorarsi e aggiornarsi. C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, ma mi sento sulla strada giusta. Il prossimo passo potrebbe essere quello che porta alle giovanili dell'InterIn tanti mi chiedono se mi piacerebbe allenare alI’Inter, io posso dire che sto seguendo un percorso calcistico costituito da diversi step e l’Inter sarebbe un bel passo avanti per la mia crescita professionale. Ci penso sicuramente, ma non sono io a decidere e l’unica cosa che posso fare è continuare a pedalare. Poi vedremo".Cosa si prova nell’allenare ragazzini che un giorno dovranno essere pronti per il grande salto?"Per svolgere bene il ruolo d’allenatore ci vuole gran passione e dedizione verso i giovani. Io sono felice per avere la possibilità di far crescere tanti ragazzi, come calciatori e come persone. É senza dubbio una bella responsabilità e probabilmente sono queste le vere soddisfazioni, poi quando vengono chiamati al grande salto sai che anche tu hai contribuito al raggiungimento di questo traguardo e non puoi che essere doppiamente felice, anche per il ragazzo stesso".A proposito di grande salto, c’è un ragazzo che l’ha appena compiuto: bel giocatore questo Gnoukouri, sembra avere la stoffa"Ha dimostrato di avere una bella tecnica e grande personalità. La cosa che mi ha colpito di più è stata la sua grande capacità di movimento: non stava mai fermo. Complimenti a lui e al settore giovanile. Questo deve essere un punto di partenza per Gnoukouri, che deve continuare a lavorare come ha sempre fatto, perché le qualità ci sono tutte".Nella cantera nerazzurra c’è anche suo fratello, Gosso. Tu e il tuo papà siete rimasti impressionati dalle sue qualità"La prima cosa che mi ha colpito quando ho visto Gosso è stato il rapporto con la palla. Ha una tecnica impressionante e una grande velocità, però si sa che non si diventa calciatori a 15 anni e quindi deve continuare a lavorare e ad avere voglia di lavorare. Deve mantenersi sempre al top, non è semplice, ma chi vuole arrivare deve intraprendere questa strada". Ti senti di scommettere su un nome in particolare? Quali tra questi giovani ti da la netta sensazione di potercela fare?"Non mi piace fare nomi perché non voglio spostare equilibri. La cosa sicura è che in questo settore giovanile ce ne sono tanti con le potenzialità per poter fare bene. Hanno tutti i giusti requisiti". Spesso sui campi assistiamo anche a scene poco edificanti: genitori che ne dicono di ogni… è un problema culturale?"Purtroppo vediamo scende imbarazzanti ovunque, non solo in Italia. I genitori dovrebbero essere bravi a non sentirsi condizionati dal fatto che in campo c’è loro figlio. Devono lasciarli giocare e divertire, facendo anche il tifo, ma in modo giusto. Ci vorrebbe poco".