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Beccalossi: “Inzaghi sottovalutato, in finale sarà decisivo Lautaro. E Gasperini non…”

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Evaristo Beccalossi ha rilasciato un'intervista a Libero nel corso della quale ha parlato anche della Supercoppa
Matteo Pifferi Redattore 

Evaristo Beccalossi ha rilasciato un'intervista a Libero nel corso della quale ha parlato anche della Supercoppa.

Beccalossi, come vede la partita di domani? Un derby che vale la Supercoppa.

«La vedrò... in televisione anche se mi piacerebbe un sacco essere in campo».

La sua Inter è favoritissima.

«Sulla carta. Nelle partite secche e, soprattutto, in un derby giocato lontano dal fascino di San Siro e fra le dune di Riad, tutto può accadere».

Beccalossi: “Inzaghi sottovalutato, in finale sarà decisivo Lautaro. E Gasperini non…”- immagine 2

In tutta onestà le forze in campo non sembrano dispari?

«Questo sì, l’Inter di questi tempi è travolgente. La riprova? Se manca un titolare importante come può essere Acerbi, non pesa più di tanto la sua assenza. Ci sono due giocatori per ogni ruolo».


Merito di?

«Inzaghi e della società».

L’allenatore è il segreto di questa Inter schiacciasassi?

«Simone è sottovalutato. Pensare che due anni fa era stato messo in croce, invece ha creato un ambiente ideale per vincere. La squadra viene da un 2024 da favola».

Negli ultimi anni si è divertito con l’Inter?

«Parecchio, prima lo scudetto con Conte, poi la seconda stella, quindi Coppe Italia e Supercoppe. E ora la possibilità di iniziare il 2025 alla grande».

Diceva che una grande squadra non può prescindere dal fatto di avere, alle spalle, una grande società?

«Esattamente, quello che Marotta e i dirigenti hanno fatto per tenere in bilico conti non certo belli dopo la gestione Zhang è il segreto di questa Inter».

Domani, il giocatore decisivo chi sarà?

«Penso Lautaro, anche se non segna sta giocando con e per la squadra. Però la zampata ce l’ha sempre in canna e lui ha già deciso altre finali».

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E il simbolo in campo?

«È tutto il centrocampo, con Barella in testa».

Il Milan, invece, come ci arriva a questo primo crocevia dell’anno?

«Leggermente rasserenato da una semifinale vinta, e bene, in rimonta contro la Juventus».

Conceiçao è arrivato e ha graffiato subito.

«Dubito che tre giorni di allenamento abbiano segnato tatticamente la squadra, diciamo che quando arriva un nuovo allenatore c’è una naturale scossa nello spogliatoio. Scossa che ti elettrizza».

Ma questo Milan può davvero svoltare nel dopo-Fonseca?

«Presto per dirlo, è una squadra che alterna partite ottime come quelle contro l’Inter o a Madrid contro il Real, poi si siede».

Il giocatore da temere domani?

«Leao è in forse, quindi potrei dire Pulisic, ma il Milan ha tante frecce».

Eppure contro la Juve non ha incantato.

«Nel primo tempo è stato pessimo, poi Pulisic e Reijnders si sono rinvigoriti. Ma è stata la Juventus a gettare dalla finestra la partita».

Troppi errori?

«Come già in altre occasioni ha buttato via il match-point nell’ultima porzione di una sfida che poteva e doveva gestire meglio».

Colpa di Motta?

«Lui ha in testa un’idea tutta sua di gioco ma vedo che fa sempre fatica. Dopo mesi non ha ancora saputo imporla completamente ai suoi giocatori che si abbandonano a errori fatali».

E l’Atalanta? Era arrivata qui a Riad con i favori del pronostico ma è naufragata malamente in semifinale. C’è una spiegazione?

«La Dea sta stupendo tutti in questi anni. E non sono d’accordo neppure con chi sostiene che il Gasp avrebbe dovuto far giocare contro l’Inter Lookman e De Ketelaere. I turnover, in questo calcio, sono comprensibili».

Nel suo calcio non c’erano, però.

«Sì, ma io giocavo un secolo fa!»

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