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Biasin: “Barella predestinato, ce l’ha regalato il Dio del calcio: lo invidio, vorrei addirittura…”

L'elogio del giornalista di Libero al centrocampista nerazzurro

Alessandro De Felice

Nell'editoriale su TuttoMercatoWeb, il giornalista di Libero Fabrizio Biasin ha elogiato il centrocampista dell'Inter Nicolò Barella dopo l'eccellente prova nel 'Derby d'Italia' contro la Juventus:

Getty Images

"Vorrei avere 20 anni e giocare da predestinato nella squadra della mia città. Vorrei approcciare al calcio con codesto genere di semplicità: lui - il pallone - arriva e si incolla al mio piede. Sempre. Vorrei aver giocato da protagonista nelle Nazionali Under 15, 16, 17, 18, 19, 20; vorrei aver vinto l'argento agli Europei Under 19 in Germania nel 2016, vorrei aver conquistato il premio come miglior centrocampista italiano classe 1997 per due anni di fila (2012-2013) e vorrei essere al centro del progetto Under 21 di Gigi Di Biagio. Vorrei essere delicato di piede - lo abbiamo già scritto - ma in contemporanea anche "cattivo" nei fatti, così che nessuno possa dire che sono una "fighetta" buona per palleggiare sulle Ramblas, ma neanche un disperato ridotto a tirar pedate assassine a chiunque capiti a tiro. Vorrei riuscire a correre con la palla tra i piedi e contemporaneamente avere la testa alta, anzi altissima; la "testa" tipica di chi non ha tempo di badare al pallone, perché tanto ha già deciso a chi passarlo. Vorrei che tutti dicessero di me (addetti ai lavori, non addetti, professionisti del Fantacalcio e dopolavoristi) "cazzo, questo è forte davvero! Beato chi se lo piglia!".

Vorrei persino essere "alto" 172 cm, se solo bastasse ad avere quella predisposizione al "pirlismo pallonaro" (nel senso di Pirlo, il calciatore, non di pirla, lo scemo). Vorrei addirittura collezionare lo stesso numero esagerato di cartellini gialli, se solo fosse la condizione necessaria per avere cotanto talento da spacciare al mercato nero. Vorrei riuscire a giocare in tutti i ruoli del centrocampo - mezz'ala, trequartista, mediano - sempre con la stessa efficacia e con la leggerezza di chi al primo tocco sa tranquillizzare il suo pubblico "perché tanto lui la palla non la perde". Vorrei avere lo stesso tiro incazzato. Ecco, al limite non vorrei aver fatto parte - pur non giocando - della Nazionale di Ventura, ma al contrario vorrei potermi prendere la responsabilità di dire "sì, ce la metterò tutta per essere il faro azzurro post-cataclisma". Signori, io sono un invidioso e di Nicolò Barella vorrei tutto, forse addirittura il cognome. Signori, non so voi, ma io sono un invidioso e di Nicolò Barella vorrei tutto, forse addirittura il cognome, ben sapendo che invece non mi toccherà una mazzafionda. Signori, non so qual sia il vostro pensiero, ma qui rischiamo seriamente di ritrovarci nel campo dei predestinati, quel genere di giocatori che li forgiano e buttano lo stampino. E guai a noi se non ci rendessimo conto che è presto per parlare e sentenziare, ma "guai a noi" anche se facessimo finta di non vedere. Nicolò Barella ce l'ha regalato il Dio del calcio, lui "sapeva" che fine stava facendo il nostro usurato pallone tricolore e ha pensato di mandarci un prodigio sardo con cui provare a ripartire. E se anche non è andata così, pazienza: a noialtri piace crederlo".

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