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Biasin: “In Italia si rompe l’anima a Conte primo in classifica”. E poi smonta tre sentenze

L'editoriale del noto giornalista sul momento dell'Inter

Marco Astori

Fabrizio Biasin ha analizzato il momento dell'Inter. E lo ha fatto in un lungo editoriale su Libero dopo l'eliminazione dalla Champions League: "Si può rompere l'anima a un tecnico sorprendentemente primo in classifica nel suo campionato? Sì, si può. Del resto ci troviamo in Italia, il Paese dove uno dice una cosa, un altro gli va dietro, il terzo si accoda e in un attimo il popolo confeziona la sentenza: «Antonio Conte non è un tecnico adatto alle Coppe» e «Antonio Conte non vede l'ora di uscire dalle suddette perché a luiinteressa solo vincere gli scudetti» e «Antonio Conte farà di tutto per uscire dall'Europa League perché per lui è solo una scocciatura». Andiamo in grande serenità ad analizzare queste tre «sentenze» (un filo romanzate, lo ammettiamo) che sono diventate spade affilate dopo l'eliminazione dell'Inter dalla Champions League, con conseguente retrocessione nella coppa meno ambita.

L'analisi

E, dunque, si dice che Conte non sia adatto alle Coppe e in particolare alla Champions. E sì, per carità, è vero, l'uomo di Lecce non è mai andato molto avanti in questa e quella competizione. Ma è anche vero che quasi sempre ha vestito i panni del «rifondatore»: è successo con la Juve (l'ha riportata in Champions da campione d'Italia dopo i due settimi posti, ma non era ancora la corazzata degli ultimi anni), con il Chelsea (idem con patate), ora ci ha provato con i nerazzurri che - diciamolo - avranno pure perso contro il Barcellona B, ma a loro volta sono scesi in campo con una squadra che a centrocampo non era certamente quella ideale.

Secondo altri, la verità, è che Conte vive le coppe come un fastidio perché a lui, detto in parole povere, piace solo il torneone nazionale. Balle. Se così fosse non avremmo visto l'Inter giocare ad altissimo livello per un'ora al Camp Nou, né per (soli) 45 minuti aDortmund e neppure lo avremmo visto perdere la voce l'altra sera al Meazza. A Conte la Champions interessa eccome. Al limite sa che per fare un certo tipo di percorso servono determinate caratteristiche. La prima si chiama «culo», quello che ti consente di limitare il numero dei giocatori infortunati, quello che ti consente di avere un girone di qualificazione «abbordabile», quello che nella partita decisiva fa sì che una delle 4 o 5 occasioni create non finiscano nella differenziata. La seconda caratteristica si chiama «esperienza».Un mese fa l'ex ct parlò di giocatori con un certo tipo di curriculum da inserie nel gruppo perché quasi nessuno di quelli a sua disposizione era arrivato in fondo alla Champions e pochi di più ci avevano mai partecipato. Trattasi di undato di fatto, in effetti.

L'Europa League

In aggiunta, occorre ricordare che per la proprietà nerazzurra (da poco insediatasi all'Eca con il presidente Zhang) riuscire a fare passi avanti in Europa è fondamentale per riuscire a portare avanti il piano annunciato il giorno dell'acquisizione del club: «Vogliamo riportare l'Inter in cima al mondo». L'ultima cosa letta e sentita qua e là è: «Ora Conte farà di tutto per uscire dall'Europa League». Non ci crediamo per almeno unmilione di motivi. Tra gli altri: 1) Conte perse maldestramente una semifinale di Europa League per inseguire il record di punti in campionato. Lo fece, ma probabilmente si pentì dell'occasione perduta. 2) L'Europa League non porta le decine di milioni della Champions, ma negli ultimi anni è diventata competizione decisamente più ricca e appetitosa. 3) «Vincere aiuta a vincere» è una banalità, ma ha senso. «Perdere aiuta a vincere», invece, ci pare una cazzata".

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