Biasin: “Inter, la strada è quella giusta ma serve qualcosa in più. Dare fiducia ai cinesi…”

Biasin: “Inter, la strada è quella giusta ma serve qualcosa in più. Dare fiducia ai cinesi…”

Biasin commenta anche Icardi: “Si divora l’impossibile per un cecchino come lui”

di Matteo Pifferi, @Pifferii

Lo 0-0 con cui si è concluso il derby di Milano lascia l’amaro in bocca all’Inter, padrona del gioco per gran parte del match ma incapace, se non nell’occasione del gol annullato ad Icardi, di trovare la via del gol nonostante le tante occasioni create. Fabrizio Biasin, sulle colonne di Libero, analizza così la partita:

“È stato un bel derby milanese: bagnato, cattivo il giusto, (quasi) tutto esaurito, parecchio «sporco»ma certamente divertente. È il derby che, salvo improbabili miracoli, condanna il Milan a un’altra stagione senza Champions League (non certo per demerito di un ottimo Gattuso) e tiene l’Inter in linea con il suo obiettivo stagionale (il quarto posto). Ci siamo divertiti, ma certo non possiamo accontentarci: dopo tanto tempo abbiamo annusato e visto sprazzi di bel calcio mischiato a errori banali, ma abbiamo avuto anche la sensazione che per tornare «davvero grandi» le due squadre milanesi abbiano bisogno di qualcosa in più, sia in campo che in cassaforte. Milan e Inter, invece, non hanno bisogno di entusiasmo, quello della gente, accorsa in massa anche nell’orario «scomodo» e nel giorno feriale (77mila presenze, mica male). Milano merita di più, ma la strada è quella giusta: dare fiducia alle proprietà straniere può sembrare azzardato, ma se ci siamo divertiti il merito è anche loro, e pazienza se in troppi fanno ancora fatica ad ammetterlo”.

VAR “Il resto, si diceva, è «Icardi»e «Var»:l’argentino dei 24 gol stagionali, prima si deve inchinare alla dura legge della tecnologia e poi si divora l’impossibile, soprattutto per un cecchino come lui. C’è chi si lamenta «perché mezzo piede in fuorigioco non vale una gioia strozzata», ma è solo questione di abitudine e capacità di adattarsi a una cosa che «premia» e «condanna» senza mai guardare in faccia nessuno: la giustizia”.

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