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Inter, Branca: “Triplete? Incastro giusto, tutto perfetto. Eto’o? Decisero di…”

Inter, Branca: “Triplete? Incastro giusto, tutto perfetto. Eto’o? Decisero di…”

Così l'ex ds: "Nessun tipo di nostalgia. Sento molto grande, questo sì, l’orgoglio per il privilegio di essere stato nel posto giusto al momento giusto"

Marco Astori

Nel corso della lunga intervista concessa ai microfoni del Corriere dello SportMarco Branca, ex ds dell'Inter, è tornato così sulla conquista del Triplete nel 2010: «Nessun tipo di nostalgia. Sento molto grande, questo sì, l’orgoglio per il privilegio di essere stato nel posto giusto al momento giusto, facendo le cose giuste».

Ammiro l’immodestia. Il fattore Branca in quell’impresa?

«Le percentuali non mi sono mai piaciute. Ho troppo chiaro il concetto di squadra che a molti invece sfugge o se ne appropriano indebitamente».

Raccontalo.

«Lo stato di grazia di un gruppo sta nel presidente giusto, nel direttore giusto, nell’allenatore giusto, nei giocatori giusti, in tutto lo staff giusto. Ho fatto parte di questa alchimia. Di questo incastro perfetto in cui tutti abbiamo reso al massimo».

Pezzo importante di quel mosaico e quanto artefice?

«Non scendo nel dettaglio di centinaia di decisioni che ho favorito. Basti dire che mi occupavo della costruzione della squadra e della sua gestione. Concetto spesso sottovalutato dai dirigenti di oggi. La buona gestione porta punti».

Gestione. Parola inflazionata. Proviamo a riempirla di contenuti. Lo stile Branca nel gestire un gruppo di primedonne.

«Partecipare a quasi tutte le sedute di allenamento. Guardare le facce dei calciatori, le loro posture e desumere i loro livelli psicologici, gli eventuali malesseri. Entrare, se serve, nei problemi della vita privata. Qualcuno te ne parlava spontaneamente, con altri dovevi entrarci tu. Questa è gestione».

Moratti l’ultimo grande presidente?

«Assolutamente sì, dopo di lui il buio».

La squadra. Un nome su tutti di quel triplete?

«Non lo dirò neanche sotto tortura. Sono stati tutti fondamentali».

Quell’Eto’o che accetta di sgobbare su e giù per la fascia…

«Decisero a gennaio con Mourinho di farlo... Il fatto rilevante del triplete fu di aver vinto con sei titolari nuovi rispetto all’anno prima. Una cosa che esula dalle regole del calcio. Prima si era costruita la mentalità, poi vennero gli inserimenti giusti».

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