Cragnotti: “Ronaldo il mio rimpianto più grande. La cessione di Vieri? Scelta vincente”

Cragnotti: “Ronaldo il mio rimpianto più grande. La cessione di Vieri? Scelta vincente”

L’ex patron della Lazio rivela alcuni retroscena di mercato

di Fabio Alampi, @FabioAlampi
Sergio Cragnotti

L’ex patron della Lazio, Sergio Cragnotti, ha rilasciato un’intervista al Coriere dello Sport.

Quali sono state le scelte vincenti del Duemila?
La cessione di Vieri per una cifra iperbolica, ricordo i cartelloni sulle autostrade con Bobo steso nel letto e la scritta “valgo 90 miliardi”. Quello scambio portò a liberare Salas come titolare e arrivò Simeone, portando alla Lazio quella carica e quella determinazione di cui avevamo bisogno“.

La gente protestò per la cessione di Vieri, pochi mesi prima era stato uno dei suoi più grandi colpi.
Un affare chiuso nell’arco di una giornata, dalla mattina e alla sera. Franco Sensi mi chiamò e mi disse: “Non me lo dovevi fare”. La notizia era uscita la sera prima, mentre stavano presentando la Roma all’Olimpico“.

Vieri non era stato un acquisto programmato.
Mi telefonarono la mattina. Ero in barca a Porto Santo Stefano e arrivò il figlio di Jesus Gil, presidente dell’Atletico Madrid, in elicottero. Esisteva un’espressa volontà di cederlo, quello che interessava agli spagnoli era solo l’importo finale. Si chiuse per 50 miliardi. Un ottimo affare, considerando che venne rivenduto l’anno dopo a 90, quasi il doppio“.

Ci fu anche la missione per Ronaldo in Brasile. E’ il suo rimpianto più grande non averlo preso?
Direi proprio di sì. Peccato, perché pensavo non potesse sfuggire alla Lazio. Alla fine del campionato dichiarai all’Olimpico che lo avremmo portato a casa. Moratti, invece, fu più bravo di me, aveva più soldi e chiuse subito. C’erano tanti interessi, ma abbiamo combattuto, in Brasile gestivamo la Bombril“.

L’idea di Mancini che si stava liberando dalla Samp come nacque?
Da Nello Governato. Lui aveva i contatti con Roberto e lo portò alla Lazio. Un grande acquisto. Mancini trasmise alla Lazio una mentalità e un’idea di gestione dello spogliatoio. Quando andò via Eriksson, pensavo potesse diventare dirigente. Aveva partecipato anche ad alcune operazioni di mercato: quando cedemmo Vieri all’Inter era con me nell’albergo di via Barberini a chiudere“.

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