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Da Gagliardini a Orsolini, la A torna a crede nei giovani italiani

Dopo qualche anno buio, nuovi talenti (giovani e italiani) si stanno affermando tra Ae B, attirando l'attenzione dei grandi club

Alessandro De Felice

Mai negli ultimi anni il calcio italiano aveva messo in vetrina così tanti talenti. L'edizione odierna di Libero esalta questo aspetto e spiega come i grandi club siano colti dalla frenesia di arrivare prima degli altri sui possibili campioni del futuro.

"SLANCIO EUROPEO - "Per anni l’Italia ha perso coscienza delle sue radici calcistiche, chiudendo gli occhi di fronte ad una generazione di giovani promesse che le scorreva accanto. I talenti, in un Paese che vive di calcio, ci sono sempre, ma se non li consideri sfumano. Ce la fa il fenomeno di turno baciato da un dono incontestabile, mentre i ragazzi con qualità sopra la media magari si perdono per strada prima di affermarsi, oppure emigrano dove esiste pazienza e una fiducia più profonda. Ci siamo leccati le ferite all’Europeo 2016, disputato con una delle rose qualitativamente peggiori della storia italiana eppure pienamente “dentro” la competizione: è stato quello lo slancio per invertire la tendenza. Ora siamo ai fatti, si respira un’aria nuova, candida come la speranza di un giovane calciatore a cui è concessa la possibilità di giocare, sbagliare, cadere e rialzarsi. I talenti italiani sono tra noi e la notizia è che a contenderseli sono le grandi squadre, non solo le medio-piccole. Improvvisamente l’immagine di un’Italia giovane e forte non è più una pretesa".

"GLI ESEMPI - "Aleggia una rinnovata fiducia nei ragazzi italiani. L’Inter spende 26 milioni per Gagliardini, un 22enne che nel curriculum conta solo 14 presenze in A, come la Juve crede che Caldara, 12 apparizioni nella massima serie, valga ogni centesimo dei 18 milioni proposti all’Atalanta. In queste ore si sta gonfiando l’asta attorno a Orsolini, ala 19enne dell’Ascoli che in A non ci ha ancora messo piede. Il Napoli offre 7,5 milioni e si dice disposto ad andare oltre. L’idea meglio investire tanto oggi che tantissimo domani - è semplice e logica, ma anche difficile perché esiste la variabile impazzita della crescita di un giovane improvvisamente distratto, dai soldi, dalle attenzioni, dalla vita che si fa incantevole. È un rischio accettato dai club, perché poi il talento è un’evidenza, bastano poche partite e qualche rapporto degli osservatori per convincersi del valore in potenza di un ragazzo: semmai è il manifestarsi di questo valore al massimo livello che è un’incognita".

"L'ALBA DI UN RINASCIMENTO - "Forse è solo una moda nata un po’ per necessità e un po’ per caso, oppure una sfida a chi si accorge prima degli altri che uno sbarbatello del calcio meriti il grande pubblico. Ma una volta certificata la bontà, questa tendenza va trasformata in un’onda inarrestabile di speranza per i giovani e in una catena di produzione di talento per i club. Questo futuro improvvisamente esiste, è una possibilità concreta. Ed è un’impronta che potrebbe avere effetti duraturi. L’Italia sta inaugurando quasi senza accorgersene un circolo virtuoso potenzialmente enorme. L’alba di un rinascimento. Ma è solo la prima spinta ad una giostra che ha bisogno di essere alimentata di continuo. La benzina è la pazienza nel saperli aspettare, questi giovani, nella concessione del diritto al tempo, a loro necessario per misurarsi e levigare il proprio talento. Se Orsolini varrà un Coutinho lo sapremo solo tra qualche anno, imparando dagli errori del passato, a prescindere dalla squadra che lo acquisterà".

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