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Serie A, dai tifosi ammessi allo stadio ai calciatori: ecco cosa cambia col nuovo decreto

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Domande e risposte de La Gazzetta dello Sport alle principali novità relative al calcio dopo l'introduzione del nuovo decreto

Andrea Della Sala

Con la variante Omicron e i contagi che continuano a salire cambia nuovamente lo scenario in Italia anche per quanto riguarda il calcio. Con il nuovo decreto ci sono alcuni cambiamenti che riguardano anche i tifosi. Ecco domande e risposte fornite da La Gazzetta dello Sport:

Chi può entrare allo stadio?

Allo stadio sono ammessi soltanto i tifosi dotati di green pass rafforzato, dunque chi ha ricevuto almeno la prima dose (da quindici giorni) e chi è guarito da non più di sei mesi. In base al decreto approvato il 23 dicembre, già dalla prossima giornata di campionato, il 6 gennaio, non sarà più sufficiente indossare la mascherina chirurgica, ma occorrerà la più filtrante FFP2. A questo proposito il governo ha dato mandato alla struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo di avviare una serie di convenzioni per avere prezzi calmierati anche su questo particolare tipo di dispositivi. La capienza degli impianti all’aperto è stata portata dal 75 al 50% con disposizione a scacchiera: in pratica ogni tifoso non avrà nessuno accanto né nella fila superiore o inferiore.

I calciatori di Serie A saranno obbligati a vaccinarsi?

Il decreto approvato mercoledì ha allargato l’obbligo di green pass rafforzato agli atleti che svolgono sport di squadra all’aperto, quindi anche i calciatori. In precedenza il mondo del pallone era stato toccato dal provvedimento che prevedeva il super green pass per spogliatoi e palestre, tanto che alcuni club avevano pensato anche a strutture personali e soluzioni alternative per i giocatori non vaccinati. Ma l’ultima modifica non lascia margini ad interpretazioni. E oltre a coinvolgere circa 150 mila calciatori del movimento di base che al momento non hanno ricevuto neanche una dose, la misura varrà per tutti i professionisti, quindi dalla Serie A alla Serie C. Il governo non ha infatti intenzione di concedere deroghe su questo fronte, prima di tutto per non fornire alibi ai no vax, secondo perché convinto che coinvolgere anche i vertici del calcio possa essere un esempio importante per il resto della popolazione. Nonostante questo diversi club ancora sperano si possa raggiungere presto un accordo. Molti poi puntano sul fatto che si stia parlando di professionisti che dovrebbero essere tutelati nello svolgere la propria professione così come gli altri lavoratori per cui è richiesto solo il green pass base. Qui l’obbligo vaccinale è di fatto indiretto e non inserito in un decreto come è stato fatto per esempio per medici o insegnanti. Quasi certamente qualche integralista no vax - o magari qualche club che rischia di perdere un giocatore di valore - potrebbe aprire dei contenziosi legali. Così come potrebbe accadere che una società si rivalga sul proprio calciatore per le mancate prestazioni, come è accaduto al Bayern Monaco che ha tagliato gli stipendi ai suoi non vaccinati. Resta il fatto che se un giocatore senza vaccino dovesse contrarre il covid, una volta guarito riceverebbe il green pass rafforzato e potrebbe tranquillamente scendere in campo per sei mesi, in questo caso quindi fino alla fine del campionato di Serie A. Il governo rimane comunque convinto che - legando il super green pass a un certo tipo di attività - si possa andare avanti senza temere intoppi, con l’obiettivo primario di aumentare ancora il numero di vaccinati in Italia.

Ci possono essere deroghe almeno sui tempi del super green pass obbligatorio per chi scende in campo?

Da questo punto di vista il Ministero della Salute sembra pronto a un’apertura. Ricordiamo che il green pass rafforzato diventa valido a 15 giorni dalla somministrazione della prima dose. Quindi se un giocatore si vaccinasse oggi non potrebbe comunque giocare fino alla metà di gennaio. 

Come cambiano i protocolli dei calciatori con l’introduzione delle nuove quarantene?

Con l’ultimo decreto, ieri in Gazzetta Ufficiale e dunque in vigore da oggi, il governo è intervenuto sulla durata delle quarantene in caso di contatti stretti. In pratica per chi ha completato il ciclo vaccinale (prima e seconda dose) e ha ricevuto anche la dose booster e per chi è guarito da meno di sei mesi non si applica più la quarantena precauzionale (finora di sette giorni). Sarà però obbligatorio indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 fino al decimo giorno successivo all’ultima esposizione al caso. Per chi è arrivato alla seconda dose ed è in attesa della terza è prevista una quarantena di 5 giorni, mentre per i non vaccinati l’isolamento resta di 10 giorni. Si tratta di un provvedimento che di certo aiuta il calcio e che di fatto rende superato il concetto di quarantena soft che lo aveva salvaguardato finora.

Rischiamo ancora di veder rinviare delle partite?

Sì. La decisione sull’isolamento di una squadra in base al numero dei suoi positivi è ancora a discrezione delle Aziende sanitarie locali che, come abbiamo potuto vedere nel corso della passata stagione, hanno l’ultima parola su tutto. Non solo un loro intervento può far saltare un incontro, ma esiste ancora la possibilità che due casi simili per numero di contagi possa essere trattato in modo diverso. Per questo club e federazioni, non soltanto nel calcio, continuano a reclamare la creazione di una cabina di regia che possa coordinare al meglio questo tipo di valutazioni in modo da dare una omogeneità di giudizio.