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Prisco jr: “Mio padre mi ha nascosto l’esistenza di altre squadre. Juve? Ecco cosa diceva”

Prisco jr: “Mio padre mi ha nascosto l’esistenza di altre squadre. Juve? Ecco cosa diceva”

Il figlio dell'indimenticabile Peppino Prisco, Luigi, intervistato da La Gazzetta dello Sport ha parlato di Inter-Juve

Andrea Della Sala

Il figlio dell'indimenticabile Peppino Prisco, Luigi, intervistato da La Gazzetta dello Sport ha parlato di Inter-Juve e raccontato alcuni aneddoti di suo padre:

Fuori dai denti: peggio il Milan o la Juve?

«Fino al 1951 la vera rivalità era con i bianconeri. Poi da quello scudetto regalato al Milan la Juve è diventata meno fastidiosa».

Beh, non esageriamo...

«È che il milanista ce l’hai in casa, lo juventino no. Lo juventino che incontri a Milano ti parla con voce dimessa, quasi voglia scusarsi. Peppino diceva “non c’è più cretino che un milanese juventino”».

Ora lo riconosciamo.

«Una volta allo stadio contro la Juve perse la bussola. Erano gli anni Ottanta. Aveva in tasca monetine, cominciò a tirarle ai dirigenti della Juve. E urlava “volete pure queste?”».

Perché l’interista non potrebbe mai essere juventino?

«Prima parlo per me: mio padre mi ha nascosto l’esistenza delle altre squadre. Gli chiedevo del Milan, o dell’Atalanta, e lui rispondeva: “Sono quelli che devono perdere con noi”. Praticamente, l’Inter come gli Harlem Globetrotters. In assoluto: la Juve per il suo tifo, diffuso tra gli operai meridionali delle fabbriche torinesi, era come i circenses degli Antichi Romani. Questi poveri cristi dovevano pur avere qualche soddisfazione...e le soddisfazioni dovevano essere garantite, così uomini chiave Juve venivano piazzati in posizioni di potere. L’Inter, invece, al potere è sempre stata allergica».

Qual è il campione che ha più amato suo padre?

«Meazza, nessuno come lui».

E lo juventino più stimato?

«A parte gli arbitri, dice?».

Sì, meglio.

«Ok, Meazza quando giocava nella Juve. E Boniperti, certo».

La frase più indimenticabile: “quando stringo le mani a uno juventino, poi mi conto le dita”.

«Mutuò quel che si diceva dei levantini. La Juve è sempre stata forte, non aveva bisogno di aiuti ogni volta. Se necessario, però, un colpetto bisogna aspettarselo»,

Chi è l’Inter oggi? Chi la Juve?

«Noi siamo Barella e Ranocchia. E la Juve, Chiellini».

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