Gabbiadini: “Coronavirus? Pensavo a uno scherzo, stavo bene. La salute è prioritaria”

Gabbiadini: “Coronavirus? Pensavo a uno scherzo, stavo bene. La salute è prioritaria”

L’attaccante della Sampdoria è risultato positivo al tampone

di Fabio Alampi, @FabioAlampi
Manolo Gabbiadini, Sampdoria

Manolo Gabbiadini è stato il secondo calciatore di Serie A risultato positivo al coronavirus dopo lo juventino Rugani. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’attaccante della Sampdoria ha raccontato la sua esperienza.

Manolo, quando ha avuto i primi sintomi?
Ho sentito un po’ di febbre la sera di martedì 10, ma non ho pensato al virus. Quella notte ho dormito male, mi sono svegliato spesso e al mattino mi girava la testa ma non ero caldo. Ho misurato la febbre solo per scrupolo e avevo 37,5. Ho chiamato il dottor Baldari della Samp, ma anche in questo caso non ho pensato al virus. Martina, mia moglie, mi ha però suggerito di chiedere il tampone: a casa abbiamo due bimbi piccoli. Il dottore è venuto a farlo e ci siamo dati appuntamento al giorno dopo. Giovedì stavo benissimo, era passata la febbre. Alle 15 mi ha chiamato il dottore per dirmi che ero positivo“.

Cosa ha pensato?
Gli ho chiesto se stesse scherzando, anche se era ovvio che fosse serio. Non me l’aspettavo perché la febbre era passata subito. E da quel momento ho cominciato davvero a riflettere sul coronavirus. Se il dottore mi avesse detto di aspettare ancora un giorno prima di decidere se fare il tampone, non gliel’avrei più chiesto visto che mi sentivo molto bene. E magari, pensando di non essere positivo, sarei andato a comprare la frutta sotto casa rischiando di trasmettere il virus a un anziano in modo assolutamente inconsapevole: un pensiero bruttissimo, che mi tormenta. Ho capito che ci sono tanti positivi che nemmeno lo sanno e allora la battaglia si vince solo in un modo: rispettando le direttive e restando a casa. Io non ho competenze politiche o sanitarie, però probabilmente chiudere davvero tutto per quindici giorni sarebbe stato giusto“.

Nei giorni precedenti aveva pensato al rischio di contagio?
Credo che tutti avessimo un po’ sottovalutato il problema. Era difficile prevedere un’epidemia così grave. È vero che noi siamo sempre in pullman, in hotel, a contatto con persone che non conosciamo. Ma a queste cose pensi solo dopo e comunque io non posso sapere come mi sono contagiato“.

Tommasi aveva ragione a chiedere la sospensione?
Non mi piace entrare nel merito di decisioni altrui anche perché penso non fosse facile stoppare il campionato. Però col senno di poi credo proprio che avesse ragione lui: la salute è prioritaria“.

Lei è nato vicino a Bergamo. In provincia, a Bolgari, vivono i suoi genitori e altri parenti e amici. È preoccupato per loro?
Sono preoccupato per loro e per tutti i bergamaschi. Lì davvero non esce nessuno: aprono le finestre e sentono solo ambulanze. I miei genitori stanno bene, sono chiusi in casa, non si muovono. Parlo con loro tutti i giorni, cerchiamo di non perdere mai la serenità. Li ho visti quasi un mese fa l’ultima volta. Ma penso ogni giorno ai medici e a tutte le persone che lavorano in ospedale. È una situazione molto pesante e pericolosa“.

Com’è la vita in quarantena?
Noi quattro siamo chiusi in casa, per legge. Facciamo la spesa on line e se abbiamo bisogno di qualcosa ci portano tutto a casa, compresi i farmaci. Per fortuna abbiamo un piccolo giardino e Tommaso può svagarsi. Ma per lui non è semplice: fino a qualche giorno fa è stato bravissimo, adesso comincia a chiedere più spesso di uscire, di tornare alla sua routine. Nicolò ha solo 10 mesi, sta imparando ad alzarsi e a camminare. Quindi gli vado dietro per evitare che sbatta la testa. I bimbi fanno passare velocemente le giornate, solo la sera quando vanno a dormire resta un po’ di tempo per la tv o per qualche film“.

Cosa prevede il protocollo?
Devo fare obbligatoriamente 14 giorni di quarantena e poi, prima di uscire, dovrò seguire le indicazioni ed eventuali controlli in base a quello che mi dirà il dottore“.

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