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Gianfelice Facchetti: “Marotta e papà simili, è la scelta perfetta”

Gianfelice Facchetti: “Marotta e papà simili, è la scelta perfetta” - immagine 1
Le dichiarazioni del figlio di Giacinto sulla nomina di Beppe Marotta nel ruolo di nuovo presidente dell'Inter
Alessandro De Felice Redattore 

Gianfelice Facchetti era presente ieri in Assemblea dei soci, quando è stato nominato Beppe Marotta nuovo presidente dell’Inter.

Il figlio di Giacinto ha commentato ai microfoni de’ La Gazzetta dello Sport le prime mosse di Oaktree alla guida del club nerazzurro:


Facchetti, approva l’elezione di Marotta?

“Credo che avere puntato su di lui sia stata la scelta perfetta, una figura forte e carismatica tanto nel lavoro di campo quanto a livello diplomatico. Insieme ai vari collaboratori ha permesso ai tifosi di non avvertire le difficoltà legate ai problemi di Suning, mantenendo l’Inter ai vertici malgrado la chiusura dei rubinetti cinesi”.

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Le prime sensazioni sulla nuova proprietà?

“Oaktree ha avuto un approccio molto misurato e rispettoso della nostra storia. Oltre ad avere mandato un messaggio importante con i rinnovi di Inzaghi, Barella e Lautaro. Bene così! Ci si augura sempre che l’ultimo presidente vinca più dei predecessori. Spero che l’Inter con Marotta possa conquistare più trofei di quanti ne ha alzati la famiglia Moratti, che resta la storia del club”.

Suo padre era stato l’ultimo presidente non proprietario.

“Anche se in un periodo molto diverso, perché nel 2004 stava per succedere di tutto e le pressioni non mancavano. Eravamo rimasti alla Coppa Uefa del 1998, ma con papà tornammo a vincere, inaugurando il ciclo che sarebbe culminato con la notte di Madrid. Però mi ha fatto piacere che ieri Marotta abbia ricordato papà. La vedo anche come la chiusura di un cerchio, perché quando Beppe era all’Atalanta mio padre, grande amico dell’allora proprietario Ruggeri, disse che quel giovane dirigente avrebbe fatto carriera... Trovo che tra loro ci siano tratti comuni. Entrambi sono uomini di campo, perché Beppe non ha mai giocato ma ha ricordato di avere iniziato a 17 anni entrando nello spogliatoio del Varese. Papà nel 2004 disse cose simili all’idea di avere passato una vita in nerazzurro fino al vertice. Li unisce pure il pragmatismo lombardo”.

Suo padre però era interista dentro, mentre Marotta da qualcuno viene ancora ricordato per il passato juventino.

“Certo, i loro sono background diversi ma credo che Marotta si sia calato alla perfezione nella realtà interista, cogliendone negli anni il tratto distintivo e la passione unica dei tifosi. I primi e veri custodi del senso di appartenenza”.

Quello spirito di appartenenza che si avverte pure nei rinnovi di Barella e Lautaro che avrebbero potuto chiedere più soldi.

“Detto che quando parliamo di ingaggi dei calciatori dobbiamo sempre ricordarci che loro sono in un mondo a parte. I prolungamenti di questi uomini cardine, arrivati senza troppi tira e molla sull’ingaggio, è un altro segnale importante per il futuro. La conferma di quanto visto in campo. Lo scudetto trionfale nasce da un gruppo davvero unito”.

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Qualcuno però dice che non vale vincere con i debiti.

“In generale credo sia una grandissima ignoranza di cosa sia un debito e di chi lo abbia contratto. L’Inter va verso il pareggio di bilancio, mentre che la proprietà avesse un problema era cosa nota. Ma è anche una situazione comune a quasi tutti gli altri club. L’ultimo a tirare fuori questa cosa è stato Gasperini, che mentre veniva giustamente applaudito da tutti ha sentito comunque il bisogno di creare la polemica. Sbagliando perché prima di dire certe cose bisogna conoscere i fatti. E poi, mi sbaglio o anche l’Atalanta, pur essendo una società virtuosa, nel 2022 ha fatto un bond da 150 milioni?”.

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