I giovani dell’Inter al Memoriale della Shoah. Zanetti: “Emozione nei loro occhi”

I giovani dell’Inter al Memoriale della Shoah. Zanetti: “Emozione nei loro occhi”

Il vicepresidente nerazzurro è stato insieme ai ragazzi del settore giovanile nerazzurro in visita a Binario 21

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

La memoria, la sua importanza, la sensazione di freddo che si ha quando si visita i luoghi da cui prendevano vita i massacri, il muro dell’indifferenza. Anche quest’anno l’Inter ha voluto che i ragazzi del settore giovanile, vivessero l’esperienza di una visita al Memoriale della Shoah e così ha preso vita Stop Racism, l’evento di Inter in Community. Con i ragazzi del settore giovanile nerazzurro c’erano anche i ragazzi delle scuole milanesi che hanno aderito al progetto Io tifo positivo.Dopo la visita al Binario 21, uno dei luoghi storicamente più significativi della drammaticità dell’odio razziale, i partecipanti hanno assistito al monologo teatrale di Gianfelice Facchetti. L’iniziativa vuole “combattere tutte le espressioni di discriminazione e razzismo all’interno dell’ambito sportivo, promuovendo una cultura propositiva dello sport e dei suoi veri valori“, ha scritto il club in un comunicato stampa.

LE PAROLE DI ZANETTI – Ad accogliere i ragazzi che hanno preso parte all’iniziativa Javier Zanetti, Vice President dell’Inter, Raffaella Tavazza, Vice President di Locauto Group, Roberto Jarach, Presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, e Alberto Bassani, Community Relations del club nerazzurro. Queste le parole del vicepresidente: «Vedere gli occhi di questi ragazzi emozionarsi oggi davanti alla tragica storia che colpì pochi anni fa anche ragazzi della loro età con gli stessi sogni e le stesse speranze nel futuro, ci aiuta ancora di più a portare avanti iniziative simile a queste. Grazie all’accoglienza del Memoriale e al sostegno di Locauto Group». E queste le parole del presidente della Fondazione Memoriale della Shoah, Roberto Jarach: «Iniziative di questo genere che valorizzano, non solo la memoria, ma anche e soprattutto la vita di un grande allenatore come Arpad Weisz non dovrebbero essere un’eccezione ma una regola. Insieme all’Inter, che ha creduto in questo progetto per il secondo anno di seguito, e a Gianfelice Facchetti che, con il linguaggio dell’arte e del teatro, torna a fare vivere la storia di un grande allenatore, ribadiamo con forza i valori fondativi di uno sport, il calcio, che tutti noi amiamo: collaborazione, rispetto e gioco di squadra. Ed è nostro dovere, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, creare sempre più occasioni e momenti collettivi in cui ribadire il nostro rifiuto convinto verso gli episodi di xenofobia e razzismo a cui purtroppo ancora oggi ci capita di assistere sul campo da gioco».

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