Il calvario di Mattia Altobelli. Da attaccante a…

Il calvario di Mattia Altobelli. Da attaccante a…

di Riccardo Fusato, @FusatoRiccardo

Di storie come la sua, nel calcio che non gode del clamore di passerelle e  riflettori o non finisce per diventare un reality, se ne contano diverse per effetto di un sistema di controllo dalle maglie larghe. Da attaccante a portiere di notte: questo è il percorso umano e professionale scelto da Mattia Altobelli, il figlio di Spillo mitico giocatore dell’Inter degli anni ottanta. E padre a sua volta di una bimba di 18 mesi avuta dalla fidanzata Stefania, con la quale si sposerà il mese prossimo. Ed è anche per loro che ha scelto di accollarsi i turni, la fatica, le difficoltà di un lavoro notturno in un albergo. La scelta di Mattia, in difficoltà dopo i ritardi nei versamenti dello stipendio è stata riportata dal Corriere della Sera.

Raccontiamo con ordine. Mattia, classe 1983, inizia la sua carriera calcistica come accade a tanti giovani di belle speranze fino a quando non incontra Massimiliano Allegri che lo vuole al Lecco dopo averlo scoperto alla Spal. “Ma il tecnico litigò con il presidente la sera in cui firmai il contratto. Così lui andò a Sassuolo e non feci la scalata con lui”.

Continua la trafila, inanella squadre di societàche finiscono per fallire o quasi. Da agosto è al Desenzano, stipendi ridotti al minimo. Un ritardo nei pagamenti, la volontà di “battermi con la società per tutelare i compagni”, dice al Corriere. Ed è stato allontanato.

Così, in attesa del mercato di dicembre, sei volte al mese fa il guardiano in un albergo della città per la sua famiglia. “Fosse per me andrei più volte”, aggiunge. Suo padre, a Dubai per Al Jazeera, tornerà tra un mese per le nozze.

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